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Priolo, le garanzie di Goi Energy e Trafigura: “Nessun legame con la Russia”

La società e il fornitore negano rapporti con Mosca. Il governo valuterà
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Roma - Il caso Priolo non è chiuso e la tensione sul dossier è molto alta. Il governo Meloni assicura che l’istruttoria per la golden power è ancora aperta, ma dopo la rivelazione su Repubblica delle preoccupazioni americane sulla vendita della raffineria Lukoil a un gruppo societario cipriota, che ha come fornitore una multinazionale delle materie prime che ha lavorato molto in Russia, entrambe queste società prendono le distanze da Mosca. Mentre i sindacati italiani si dicono molto preoccupati e chiedono massima chiarezza e velocità nelle decisioni al governo Meloni «soprattutto sul fronte occupazionale e sugli investimenti per il risanamento ambientale e la riconversione degli impianti».


Lukoil ha già chiuso un accordo per la vendita della raffineria di Priolo a Goi Energy, società con sede a Cipro. Gli americani, che si erano fatti avanti con il fondo Crossbridge ma sono stati messi fuori dalla partita, temono ch…

Roma - Il caso Priolo non è chiuso e la tensione sul dossier è molto alta. Il governo Meloni assicura che l’istruttoria per la golden power è ancora aperta, ma dopo la rivelazione su Repubblica delle preoccupazioni americane sulla vendita della raffineria Lukoil a un gruppo societario cipriota, che ha come fornitore una multinazionale delle materie prime che ha lavorato molto in Russia, entrambe queste società prendono le distanze da Mosca. Mentre i sindacati italiani si dicono molto preoccupati e chiedono massima chiarezza e velocità nelle decisioni al governo Meloni «soprattutto sul fronte occupazionale e sugli investimenti per il risanamento ambientale e la riconversione degli impianti».


Lukoil ha già chiuso un accordo per la vendita della raffineria di Priolo a Goi Energy, società con sede a Cipro. Gli americani, che si erano fatti avanti con il fondo Crossbridge ma sono stati messi fuori dalla partita, temono che ci possano essere ancora legami con le aziende vicine a Vladimir Putin. Per di più in un sito a soli trenta chilometri dalla base militare di Sigonella. Goi Energy garantirebbe l’approvvigionamento di petrolio da raffinare attraverso il colosso delle materie prime Trafigura, che nel recente passato ha investito miliardi di euro in Russia. Entrambe le società, dopo l’articolo di Repubblica, prendono le distanze da Mosca. Scrive in una nota Goi Energy: «Né la società né il suo amministratore delegato, Michael Bobrov, né i suoi azionisti diretti e indiretti e amministratori hanno alcun tipo di collegamento con la Russia, con aziende russe, con istituzioni russe e con altri soggetti comunque riconducibili alla Russia. Goi Energy rappresenta un’azienda solida e in rapida crescita, il cui mix di investitori è composto esclusivamente da interessi commerciali greci, israeliani e ciprioti con una lunga esperienza nel settore energetico. Abbiamo fornito piene garanzie in tema di governance, continuità produttiva, finanziaria e occupazionale nonché sicurezza energetica per il Paese».
Trafigura sottolinea inoltre di «essere uscita dall’investimento in Vostok Oil (colosso energetico russo, ndr) il 12 luglio 2022. La partecipazione di Trafigura è stata acquisita da Nord Axis Limited, una società commerciale indipendente registrata a Hong Kong». Come dire, la Russia è il passato. Ma è davvero così?


Il ministro dello Sviluppo economico e del made in Italy Adolfo Urso ribadisce che l’istruttoria è aperta e che sull’eventuale esercizio della golden power il governo prenderà a breve una decisione. Intanto in Sicilia a essere preoccupati sono soprattutto i lavoratori. I sindacati chiedono al governo Meloni di fare in fretta chiarezza su tutte le ombre: «Rispetto a Goi Energy abbiamo la principale esigenza di capire se ci sono i termini - dice Giacomo Rota, segretario regionale Filctem Cgil - per un vero investimento che serva al rilancio di un sito chiave dove lavorano 12 mila persone. Noi siamo preoccupati perché dietro queste acquisizioni ci sono spesso fondi che potrebbero non voler investire sul territorio ma solo fare giochi finanziari. Il governo deve valutare soprattutto la capacità economica del gruppo cipriota per garantire gli investimenti ordinari e straordinari per la transizione ecologica dell’impianto. Dando certezze su salari e occupazione».