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Mutui più cari e meno prestiti alle imprese: così i rialzi della Bce rallentano l'economia italiana

Il quartier generale della Banca centrale europea, a Francoforte (ansa)
L'Eurotower è impegnata a combattere la crescita dei prezzi, che ha sottratto potere d'acquisto alle famiglie visto che i salari non tengono il passo. Una medicina però amara: frena la domanda di credito da aziende e famiglie, mentre aumentano i costi
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MILANO - La malattia da curare - l'inflazione - e la medicina per combatterla - il rialzo dei tassi di interesse - stanno mettendo a dura prova la tenuta dell'economia. Sempre che il rimedio, oltre che amaro si riveli anche efficace fino in fondo, visto che la corsa dei prezzi è stata innescata per buona parte dal costo dell'energia più che da una crescita troppo impetuosa. La nota positiva è che sembra scongiurato il rischio della recessione (l'ultima previsione della Commissione europea parla di una crescita media dello 0,9% nel 2023 e dello 0,8% per l'Italia) però gli indicatori d'affanno si moltiplicano.

Sul versante del credito alle imprese si avvertono tangibili i segnali di irrigidimento sui criteri di erogazione, mentre rallenta la stessa domanda di nuovi finanziamenti da parte delle società e delle famiglie. Costa di più pagare un mutuo sulla casa e per lo Stato è sempre più oneroso il conto degl…

MILANO - La malattia da curare - l'inflazione - e la medicina per combatterla - il rialzo dei tassi di interesse - stanno mettendo a dura prova la tenuta dell'economia. Sempre che il rimedio, oltre che amaro si riveli anche efficace fino in fondo, visto che la corsa dei prezzi è stata innescata per buona parte dal costo dell'energia più che da una crescita troppo impetuosa. La nota positiva è che sembra scongiurato il rischio della recessione (l'ultima previsione della Commissione europea parla di una crescita media dello 0,9% nel 2023 e dello 0,8% per l'Italia) però gli indicatori d'affanno si moltiplicano.

Sul versante del credito alle imprese si avvertono tangibili i segnali di irrigidimento sui criteri di erogazione, mentre rallenta la stessa domanda di nuovi finanziamenti da parte delle società e delle famiglie. Costa di più pagare un mutuo sulla casa e per lo Stato è sempre più oneroso il conto degli interessi sul debito pubblico. E se la congiuntura rallenta, pur senza fermarsi, i salari stentano ancora di più: la gara con l'inflazione nel 2022 ha visto i primi cedere 7,6 punti percentuali del proprio potere d'acquisto al costo della vita. La nuova stagione dei rinnovi non sembra annunciarsi più generosa. Secondo i banchieri centrali, il pericolo maggiore è proprio l'avvitamento salari-inflazione, che rischia di innescare una spirale distruttiva per tutti, ma questo non allevia le difficoltà delle famiglie.

I prestiti

I finanziamenti alle imprese e alle famiglie sono aumentati dell'1,3% in gennaio. In diminuzione rispetto al mese prima (+1,6%) e ancora di più rispetto a novembre, quando erano cresciuti del 3,2% su base annua. E' lo stesso Bollettino Abi a ricordare che secondo l'indagine trimestrale sul credito bancario (Bank lending survey) nel "quarto trimestre del 2022 i criteri di offerta sui prestiti alle imprese hanno registrato un ulteriore irrigidimento. I termini e le condizioni generali applicati ai finanziamenti sono stati inaspriti". In gennaio il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è stato pari al 3,7% (3,55% in dicembre).

I mutui casa

Una dinamica simile si registra anche per le famiglie: "La contrazione della domanda di mutui per l'acquisto di abitazioni rilevata dall'indagine è la più marcata mai registrata - scrive la Bce nel suo ultimo Bollettino - ed è stata determinata principalmente dall'aumento dei tassi, dal peggioramento del clima di fiducia dei consumatori e dal deterioramento delle prospettive del mercato immobiliare residenziale".

Molti italiani se ne sono bene accorti con l'aggiornamento della rata del mutuo variabile, o cercando un finanziamento perché interessati all'acquisto di una casa. Accendere un mutuo a inizio 2021 costava meno dell'1,3%, oggi siamo sopra il 3,5%. Un mutuo variabile trentennale da 150mila euro aperto nel 2017 costava 460 euro al mese e ora sfonda i 600, con la prospettiva di arrivare a 700 euro a fine anno, visto che altre strette sono in arrivo da Francoforte. L'effetto diretto è un rallentamento della domanda, che in questo primo scorcio di 2023 è nell'ordine del -20%. Nel frattempo si è chiusa la forbice tra mutui a tasso fisso e variabile, oggi praticamente alla pari.

Il credito al consumo

Segnali di difficoltà si scorgono anche sul fronte dei prestiti personali. Pur reagendo storicamente meno dei mutui alle decisioni della Bce, i tassi sono schizzati dal 7 a sopra l'8,6% nel giro di pochi mesi. Ma a crescere sono soprattutto le richieste di sostegno per tirare avanti. Spiega Alessio Santarelli, direttore generale del gruppo MutuiOnline: "La quota di domande di prestiti di 'liquidità' (denaro per far fronte anche alle spese correnti, ndr) e di 'consolidamento' (la sostituzione di diversi finanziamenti con uno nuovo, ndr) è di fatto raddoppiata tra l'inizio del 2020 e oggi". Significa che più italiani devono farsi finanziare per pagare le bollette piuttosto che per ammodernare casa o fare un investimento strutturale per la famiglia. Insieme, aumenta anche il gap tra quanto richiesto (11.900 euro in media) e quanto concesso (9.100 euro): gli operatori finanziari sono più restii a concedere credito, nel timore che i clienti non siano in grado di ripagare i prestiti.

Le buste paga

Il problema è che le buste paga non stanno tenendo il passo dei rincari. Tema sociale enorme, anche perché l'inflazione picchia più duro sui nuclei più fragili. E infatti, se in media i rincari del 2022 sono stati dell'8,7% secondo l'indice dell'inflazione armonizzato a livello europeo, in realtà i prezzi sono cresciuti del 12,1% per le famiglie con minore capacità di spesa e del 7,2% per quelle che invece aprono con meno difficoltà il portafoglio. Il tutto mentre le retribuzioni orarie, quelle fissate dai contratti, viaggiavano a un misero +1,1%: un passo di oltre sette punti più lento rispetto alla rincorsa dei prezzi. Una forbice mai vista prima: nel 2012, culmine della crisi dello spread, era arrivata a 1,8 punti.

Gli interessi sul debito

C'è un costo aggiuntivo anche per lo Stato. A gennaio le nuove emissioni sono state collocate a un tasso medio del 3,44%, mentre nel 2022 il dato era stato dell'1,71% (quando la spesa per interessi era già lievitata di 11 miliardi rispetto alle stime di inizio anno, a quota 77,6 miliardi). E' già stato messo in conto che nel 2023 pagherà 82,4 miliardi. Ma in parte dipenderà da dove deciderà di fermarsi la Bce. Nel frattempo per i sottoscrittori di titoli di Stato ci sono cedole più ricche, ma non è una dinamica che riguarda l'intera popolazione: i Bot people sono molti ma non tutti.