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La cooperativa: “Così naufraga il nostro progetto per i disabili”

La cooperativa Etnos ha partecipato alla trasmissione tv delle reti Mediaset "Tu si que vales" 
La Etnos di Caltanissetta rischia di sparire a causa dello stop alla cessione dei crediti legati al Superbonus
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PALERMO - Ha vissuto il suo quarto d’ora di celebrità una manciata di mesi fa, quando la trasmissione Mediaset “Tú sí que vales” ha fatto conoscere al grande pubblico il progetto “’N’arancina speciale”, che punta all’inclusione dei disabili tramite la gastronomia. Adesso, però, la cooperativa Etnos di Caltanissetta rischia di sparire a causa dello stop alla cessione dei crediti legati al Superbonus: l’estate scorsa, infatti, l’azienda aveva deciso di rilanciare, acquistando un immobile nella città siciliana per farne un albergo in cui far lavorare ragazzi con autismo, sindrome di Down e Asperger o disabilità motorie, e adesso bisogna trovare 140mila euro in poche settimane per evitare di interrompere il sogno.

PALERMO - Ha vissuto il suo quarto d’ora di celebrità una manciata di mesi fa, quando la trasmissione Mediaset “Tú sí que vales” ha fatto conoscere al grande pubblico il progetto “’N’arancina speciale”, che punta all’inclusione dei disabili tramite la gastronomia. Adesso, però, la cooperativa Etnos di Caltanissetta rischia di sparire a causa dello stop alla cessione dei crediti legati al Superbonus: l’estate scorsa, infatti, l’azienda aveva deciso di rilanciare, acquistando un immobile nella città siciliana per farne un albergo in cui far lavorare ragazzi con autismo, sindrome di Down e Asperger o disabilità motorie, e adesso bisogna trovare 140mila euro in poche settimane per evitare di interrompere il sogno.

La ristrutturazione è costata 270 mila euro: 130 mila sono i fondi di cui dispone l’azienda, il resto pensava di ricavarlo cedendo i crediti fiscali legati ai lavori. «Noi — racconta il presidente della cooperativa, Fabio Ruvolo — non siamo benestanti. Abbiamo un modo di guardare il mondo che ci porta a pensare un modello diverso di comunità. Ci siamo fidati dello Stato, buttandoci in questa missione con tutti i nostri risparmi. Rischiamo di lasciare un’incompiuta».

Anche perché le banche sono sature: «Pensavamo di cedere il bonus agli enti pubblici — osserva Ruvolo — Adesso non sappiamo come fare». La storia di Etnos, ieri a Palermo, ha preso la scena al congresso della LegaCoop siciliana. «Al governo — dice Ruvolo — chiediamo solo una cosa. Per favore non trattateci come dei numeri. Dietro a quei numeri ci sono persone, le loro speranze, la loro crescita culturale. Noi crediamo che una delle forme più alte di riabilitazione sia il lavoro. Il nostro è un territorio già povero di suo: con questo stop brutale lo si castra ulteriormente».