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Cantieri congelati: l’Italia può perdere un terzo di crescita

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Il settore ha trainato la ripresa. I sindacati: “100 mila posti in meno”. La pioggia di incentivi ha nutrito l’indotto, ma permesso di riqualificare solo tre edifici su cento. Per attenuare l’impatto il governo vuole accelerare con i progetti del Pnrr
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ROMA - Un Pil sgonfiato dalla grande gelata sull'edilizia: da un quinto a un terzo in meno, a seconda delle stime. Una frenata brusca della crescita italiana, sostenuta negli ultimi due anni soprattutto dalle ristrutturazioni delle case. È questo il timore più grande non solo degli operatori del comparto - dai costruttori dell'Ance agli artigiani della Cna - convocati per domani a Palazzo Chigi. Ma anche dello stesso governo, che proverà a rassicurarli con la carta dei cantieri Pnrr: 80 miliardi per le grandi aziende (missione 3) e 20 miliardi per le pmi (missione 5) con la rigenerazione urbana.

L'allame della Cgil

L'ondata di contrarietà al decreto Superbonus - approvato giovedì dal Consiglio dei ministri e finito in Gazzetta ufficiale 7 ore dopo: un record - è trasversale ai settori produttivi, ai professionisti come ingegneri, architetti e geometri, ai terremotati dell'Italia centrale, ai partiti di opposizione e anche…

ROMA - Un Pil sgonfiato dalla grande gelata sull'edilizia: da un quinto a un terzo in meno, a seconda delle stime. Una frenata brusca della crescita italiana, sostenuta negli ultimi due anni soprattutto dalle ristrutturazioni delle case. È questo il timore più grande non solo degli operatori del comparto - dai costruttori dell'Ance agli artigiani della Cna - convocati per domani a Palazzo Chigi. Ma anche dello stesso governo, che proverà a rassicurarli con la carta dei cantieri Pnrr: 80 miliardi per le grandi aziende (missione 3) e 20 miliardi per le pmi (missione 5) con la rigenerazione urbana.

L'allame della Cgil

L'ondata di contrarietà al decreto Superbonus - approvato giovedì dal Consiglio dei ministri e finito in Gazzetta ufficiale 7 ore dopo: un record - è trasversale ai settori produttivi, ai professionisti come ingegneri, architetti e geometri, ai terremotati dell'Italia centrale, ai partiti di opposizione e anche nella stessa maggioranza. Sono tutti indignati: di più i sindacati, come gli altri informati a cose fatte e non invitati al tavolo di domani, che prevede anche le banche, l'Agenzia delle entrate e Cdp. "Siamo pronti allo sciopero generale del settore edile, temiamo 100 mila occupati in meno", dice Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil.

Due nodi: crediti incagliati e futuro degli incentivi

I problemi sono due: il passato con i crediti incagliati e il futuro degli incentivi. Il governo non ha cancellato i bonus edilizi che rimangono tutti in piedi, a partire dal Superbonus, sceso dal 110 al 90%. Ma ha fermato le cessioni del credito e lo sconto in fattura che permettevano anche ai redditi bassi e alle partite Iva in flat tax (che non usufruiscono di detrazioni) di rendere più efficienti le abitazioni senza anticipare i costi e poi detrarli nel 730 in 5-10 anni. Costi che invece erano supportati dalle imprese e ceduti alle banche o ad altre società finanziarie, all'inizio senza limiti. Poi con passaggi cortissimi, dopo i sequestri della Guardia di Finanza per 4,4 miliardi di truffe.

Il timore dei costruttori

Le banche però da un po' hanno smesso di prendere i crediti: per via dei raggiri, ma anche perché hanno esaurito lo "spazio fiscale", non riescono cioè a compensare questi crediti con i loro debiti. E il mercato si è ingolfato. Secondo l'Ance, l'associazione dei costruttori, ci sono 15 miliardi di crediti in sospeso, 25 mila imprese e 130 mila posti sono a rischio, 90 mila cantieri pronti a partire vengono bloccati in queste ore. "Il Superbonus è morto, ora esploderà la Cassa integrazione, molte imprese non riescono più a pagare i contributi ai dipendenti perché senza liquidità", dice l'imprenditore Fabio Sanfratello.

La spinta dei bonus edilizi al Pil

Il conto fatto dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti - "crediti arrivati a 110 miliardi, dobbiamo gestirli" - secondo gli operatori del settore non tiene conto degli effetti positivi che tutti i bonus edilizi hanno dato all'economia nell'ultimo biennio. E del moltiplicatore innescato. Un miliardo di investimenti, secondo Ance, ne genera 3,5 con indotto, occupazione e consumi. Per Nomisma 3,2, come pure per i commercialisti. Secondo l'Ance, l'edilizia ha contribuito per un terzo al rialzo del Pil nel 2021 e 2022. Secondo il Cresme, il solo Superbonus ha inciso per il 22%. L'Ance sostiene poi che il 47% della spesa dello Stato ritorna sotto forma di Iva, Irpef, Ires, contributi Inps e Inail. Il 43% secondo i commercialisti. Tutti effetti che ora spariranno.

Il Superbonus a quota 72 miliardi

I crediti legati al Superbonus sono arrivati a quota 71,8 miliardi, da fine 2020 al 31 gennaio 2023, come costo per lo Stato. Crescono di 3 miliardi al mese, all'incirca. Un beneficio medio di 654 mila euro a condominio. E di 193 mila euro per ogni asseverazione. Ha beneficiato 372 mila immobili: il 3,1% degli edifici residenziali italiani, sostiene la Cgia di Mestre. Una grande spesa, per una piccola platea: la stessa tesi sostenuta dall'allora premier Draghi.

Il governo vuole usare il deficit per fare altro

E ora presa al balzo dal governo Meloni, anche perché Eurostat ha cambiato alcune regole contabili: la spesa che lo Stato sostiene per coprire i crediti deve essere registrata subito come deficit, già dal primo anno (e non spalmata su 5-10 anni). La premier vuole destinare l'extra deficit del 2023 ad altro. E per questo ha cancellato, in 7 ore, la cessione dei crediti. E una fetta di Pil.