La Lega accende la partita delle nomine: “Meloni tratti con noi su Eni e Enel”
di Luca Pagni , Giovanni Pons , di Luca Pagni, Giovanni PonsLa partita delle nomine ai vertici delle grandi società partecipate dallo Stato (Eni, Enel, Leonardo, Poste), entra nel vivo. Ad aprire ufficialmente il confronto politico è la Lega di Matteo Salvini che ieri attraverso «fonti qualificate» ha fatto sapere che «l’Italia deve mostrarsi all’altezza delle sfide più delicate, a partire dalla politica energetica su cui il governo è particolarmente attento. È bene sottolineare che anche le grandi aziende di Stato come Eni ed Enel devono cambiare profondamente le loro politiche e il loro approccio alla modernità. Serve un cambio di passo».
Citando i due colossi di Stato, le due società a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari, Matteo Salvini fa capire alla presidente del Consiglio che non si può intestare tutti i candidati al ruolo di amministratore delegato. E, soprattutto, che non può decidere tutto in autonomia. Tanto è vero che l…
La partita delle nomine ai vertici delle grandi società partecipate dallo Stato (Eni, Enel, Leonardo, Poste), entra nel vivo. Ad aprire ufficialmente il confronto politico è la Lega di Matteo Salvini che ieri attraverso «fonti qualificate» ha fatto sapere che «l’Italia deve mostrarsi all’altezza delle sfide più delicate, a partire dalla politica energetica su cui il governo è particolarmente attento. È bene sottolineare che anche le grandi aziende di Stato come Eni ed Enel devono cambiare profondamente le loro politiche e il loro approccio alla modernità. Serve un cambio di passo».
Citando i due colossi di Stato, le due società a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari, Matteo Salvini fa capire alla presidente del Consiglio che non si può intestare tutti i candidati al ruolo di amministratore delegato. E, soprattutto, che non può decidere tutto in autonomia. Tanto è vero che la Lega ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo dove discutere delle modalità con cui verranno scelti i candidati. Perché oltre ai manager di vertice, bisogna anche indicare decine di membri dei consigli di amministrazione.
E la medesima richiesta è arrivata da Forza Italia. Per i due partiti del centrodestra la tornata di nomine è un modo per controbilanciare il risultato elettorale delle elezioni regionali. Fratelli d’Italia è diventato il primo partito anche in Lombardia, ma la Lega ritiene comunque di essere andata oltre le previsioni e di aver fermato l’effetto valanga del partito della premier. Forza Italia è, nei numeri, la terza forza della coalizione ma fa pesare il suo essere comunque essenziale nei momenti delicati (per esempio in Senato) e ha già dimostrato nella vicenda Superbonus di volersi giocare le sue carte e di guardare con attenzione alla sua base elettorale, esattamente come la Lega.
Dai due partiti di centrodestra alleati di Fratelli d’Italia arriva dunque «una richiesta di profondo cambiamento», riferiscono fonti qualificate del Carroccio, che «non riguarda soltanto i vertici ma anche in generale i manager. Nel caso di Eni, viene considerata troppo generosa di manager espressione del Pd». Tutto ciò perché si ritiene giusto che «da un governo di centrodestra, con Salvini e Meloni, ci si aspetti un cambiamento».
I mal di pancia di Lega e Forza Italia, finora, si sono scontrate con il sapiente flusso di indiscrezioni filtrate da Palazzo Chigi sui nomi dei manager che potrebbero andare ad occupare le poltrone di capoazienda, quasi tutti di ispirazione meloniana o quantomeno dell’area FdI. La premier vorrebbe confermare Claudio Descalzi alla guida dell’Eni, spostare Stefano Donnarumma da Terna al vertice di Enel, far ritornare Stefano Cingolani alla testa di Leonardo e forse confermare Matteo Del Fante alle Poste.
Insomma decidere su tutte le caselle che contano, un pò come aveva fatto Matteo Renzi nel 2014 quando si autocatapultò a Palazzo Chigi proprio alla vigilia dell’importante tornata di rinnovi ai vertici delle aziende partecipate. Ma allora il governo Renzi era sostenuto, oltre che dal Pd, solo da Angelino Alfano a cui andarono diverse presidenze. Oggi invece Meloni ha degli alleati, soprattutto Salvini, che vogliono contare in un passaggio così importante per il governo del paese. Dunque se Meloni vuole decidere a tutti i costi il destino di Eni ed Enel - è quello che si fa intendere - cioé il futuro delle due aziende più grandi e più importanti, deve lasciar spazio a Lega e Forza Italia su Leonardo e Poste. Oppure se insiste nell’imporre a Leonardo Cingolani o Lorenzo Mariani, sponsorizzato da Guido Crosetto, suo compagno di partito, deve lasciar libera la casella di ad dell’Enel.
Manca poco più di un mese alla presentazione delle liste dei cda e i partiti cercano di marcare il territorio in vista delle trattative sui nomi. Finora non sono ancora venuti fuori candidati di spicco per la Lega (si è parlato di Gian Piero Cutillo, a capo della divisione elicotteri di Leonardo, vicino al ministro Giorgetti), e Silvio Berlusconi si è limitato a indicare Paolo Scaroni per la presidenza Enel. Ma nelle prossime settimane le carte verranno sicuramente scoperte.