✕

Spid e carta d’identità digitale: tutto nella stessa app

Ascolta l'audio

Il governo vuole un sistema di accesso unico e punta a un bando già a marzo. Ma i gestori protestano e chiedono una compensazione di 1,5 euro a utente
2 minuti di lettura

Una identità digitale unica nazionale, gestita dallo Stato. Il governo non ha rinunciato al piano - annunciato a dicembre - e ora anzi, rilancia. Si punta a creare un'app unica che riunisca Spid (Sistema pubblico identità digitale) e Cie (Carta identità elettronica) per l'accesso a servizi pubblici e privati via internet, con le stesse credenziali. Così si legge in un documento a cura del dipartimento Innovazione (presso la Presidenza del consiglio), l'organo deputato a questi temi. Sarà discusso giovedì nel corso della prima riunione di un comitato tecnico istituito presso il dipartimento, dove esperti (a titolo gratuito) dovranno studiare la fattibilità di questa e altre iniziative.

Si legge anche che il governo ha fretta: già a marzo vorrebbe fare un bando di gara per quest'app, ma non ci sono altri dettagli. Ma i nodi da affrontare sono importanti, come emerso già a dicembre e in questi due mesi si son…

Una identità digitale unica nazionale, gestita dallo Stato. Il governo non ha rinunciato al piano - annunciato a dicembre - e ora anzi, rilancia. Si punta a creare un'app unica che riunisca Spid (Sistema pubblico identità digitale) e Cie (Carta identità elettronica) per l'accesso a servizi pubblici e privati via internet, con le stesse credenziali. Così si legge in un documento a cura del dipartimento Innovazione (presso la Presidenza del consiglio), l'organo deputato a questi temi. Sarà discusso giovedì nel corso della prima riunione di un comitato tecnico istituito presso il dipartimento, dove esperti (a titolo gratuito) dovranno studiare la fattibilità di questa e altre iniziative.

Si legge anche che il governo ha fretta: già a marzo vorrebbe fare un bando di gara per quest'app, ma non ci sono altri dettagli. Ma i nodi da affrontare sono importanti, come emerso già a dicembre e in questi due mesi si sono persino aggravati. Tutto è cominciato quando Alessio Butti (Fratelli d'Italia), sottosegretario che guida il dipartimento (posto che era del ministro Vittorio Colao sotto il Governo Draghi) a dicembre scorso aveva dichiarato di volere "spegnere Spid", perché di scarsa usabilità e soprattutto perché in mano ad aziende private, fornitrici di questa identità digitale ai cittadini.

Gli utenti attivano Spid presso un gestore privato e poi usano questo sistema di credenziali per accedere ai servizi di circa 15mila amministrazioni pubbliche e qualche decina di aziende private. Butti già nel 2020 in Parlamento aveva dichiarato la volontà di andare verso una identità digitale nelle mani dello Stato, modello della Cie (Carta di identità elettronica), che già ora è uno strumento alternativo a Spid per l'accesso ai servizi online pubblici. Il sottosegretario ha poi specificato di volere comunque salvaguardare il "patrimonio" e "l'esperienza" di Spid. Ora è più chiaro il progetto: fare confluire questi account nella futura app unica.

Numerosi esperti già all'epoca avevano notato le difficoltà di lasciare Spid. Tra gli altri, la Fondazione Italia Digitale, Eugenio Prosperetti (avvocato tra i più noti in quest'ambito, consulente dei Governi promotori di Spid), Roberto Scano consulente dell'Agenzia Italia Digitale e Giovanni Manca, il decano del sistema firma digitale italiano, che lavorò per Lucio Stanca, il primo ministro per l'innovazione e le tecnologie.

Il principale scoglio da superare è trovare un accordo con i fornitori di identità privata, che finora hanno investito milioni di euro a fondo perduto, dato che Spid è gratis per i cittadini e non è mai decollato il mercato dei servizi aziendali legati a questo sistema. I gestori già ora sono irrequieti. Le loro concessioni scadono il 23 aprile. Il documento del dipartimento propone un rinnovo di 36 mesi, ma i gestori non ci stanno alle attuali condizioni. Hanno chiesto una compensazione delle perdite, compresa tra 1,5 e 1,8 euro a utente, a quanto riferiscono fonti che stanno seguendo la trattativa con il governo. Si parla di un esborso di alcune decine di milioni di euro per lo Stato, se si considera che ora sono 34 milioni gli utenti Spid. Perderebbero accesso al servizio nella (improbabile) ipotesi che non si raggiunga un accordo entro il 23 aprile. Accordo da fare, a ben vedere, soprattutto con Poste Italiane, che è di gran lunga il principale fornitore di identità digitali Spid.

Tutto da vedere poi l'aspetto tecnico; come funzionerà l'app. La Cie al momento è molto meno facile da usare rispetto a Spid perché l'accesso con questa modalità richiede l'abbinamento con la carta fisica, che a volte non viene letta bene dal sistema. Non a caso Spid è usato circa 50 volte di più di Cie per l'accesso online, pur avendo circa lo stesso numero di utenti (30 milioni): lo dice un report con dati, non pubblici, del dipartimento dell'Innovazione che Repubblica ha potuto leggere. La Cie inoltre non è attivabile con la stessa facilità di Spid; richiede la prenotazione di un appuntamento presso il Comune e lunghe liste di attesa.