Il sindaco di Amatrice: “Bloccati anche i fondi per il terremoto, non possiamo ricostruire”
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoROMA - Al cratere della ricostruzione post-terremoto, allargato in quattro regioni dell'Italia centrale, potrebbero mancare dai 2 ai 3 miliardi di euro. Ci sono da ripristinare 25.000 "aggregati", che si possono sommariamente tradurre come edifici. È un'opera, enorme, da 12-14 miliardi di euro di cui 2-3 miliardi rischiano adesso di tornare nella responsabilità dei singoli privati.
Fino a tre giorni fa, prima dello stop di governo al superbonus edilizio, questa aliquota - "accollo" - era in carico allo Stato. Ora non più. Gli uffici di Guido Castelli, il neocommissario alla ricostruzione per il terremoto del 2016, sono alla ricerca di una soluzione a una situazione c…
ROMA - Al cratere della ricostruzione post-terremoto, allargato in quattro regioni dell'Italia centrale, potrebbero mancare dai 2 ai 3 miliardi di euro. Ci sono da ripristinare 25.000 "aggregati", che si possono sommariamente tradurre come edifici. È un'opera, enorme, da 12-14 miliardi di euro di cui 2-3 miliardi rischiano adesso di tornare nella responsabilità dei singoli privati.
Fino a tre giorni fa, prima dello stop di governo al superbonus edilizio, questa aliquota - "accollo" - era in carico allo Stato. Ora non più. Gli uffici di Guido Castelli, il neocommissario alla ricostruzione per il terremoto del 2016, sono alla ricerca di una soluzione a una situazione complicata. Con la fine della cessione del credito per il bonus 110 per cento, si ferma anche il bonus sisma. Il rischio di una nuova paralisi alla ricostruzione, nel corso del settimo anno, è concreto.
Giorgio Cortellesi è il sindaco di Amatrice, la città più colpita il 24 agosto 2016, e dice: "La questione degli sgravi fiscali è in assoluto quella che ha maggiormente rallentato i lavori fino ad oggi. Più del Covid, più del rincaro delle materie prime, persino più delle scosse successive che hanno amplificato la distruzione di città e frazioni. Con l'ex commissario Giuseppe Legnini avevamo trovato una soluzione, via via perfezionata. Ora dobbiamo ripartire da capo".
Che cos'è l'accollo a carico dello Stato?
"Quando il bonus sisma, che esiste da molto prima del terremoto di Amatrice, è stato assorbito dallo stesso 110 per cento, si è trovato il modo per non far pesare alcun tipo di costo della ristrutturazione sui proprietari delle case, i terremotati. A causa del rincaro delle materie prime, a partire dal 2021, lo Stato non è più riuscito a coprire l'intera spesa per una singola abitazione. Nessun privato, tuttavia, si è fatto carico della parte scoperta, un 10-20 per cento del totale, e, quindi, si è studiato un nuovo intervento pubblico. Un accollo. Altrimenti i lavori non sarebbero andati avanti".
Ora che questa parte di contributo è venuta meno, che succederà?
"Le imprese edili non hanno più margine di guadagno, anzi, dovrebbero lavorare in perdita. Se ne andranno. Abbiamo fatto così fatica a riportarle nelle aree del terremoto".
Lei, sindaco, era favorevole alla fine del bonus 110 per cento?
"Sì, l'ho anche scritto più volte al governo, sono contrario ai soldi pubblici dati a fondo perduto".
Adesso, però, ad Amatrice, ad Accumoli, a Norcia come si fa?
"Serve un provvedimento ad hoc per l'area colpita, bisogna ripristinare sgravi fiscali almeno fino al 2025".