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La Guardia di Finanza: “Sui bonus frodi per 7,5 miliardi”

(ansa)

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I dati nella relazione delle Fiamme gialle al Parlamento. Così i boss si infiltrano nel boom dell’edilizia
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ROMA - C’è un numero - 7,5 miliardi di euro - che ha convinto definitivamente il governo a intervenire nella partita dei bonus edilizi. Il numero è la somma dei crediti fiscali illecitamente intascati (3,7) e dei profitti illecitamente guadagnati (3,8) che la Guardia di Finanza ha sequestrato negli ultimi mesi nelle indagini sulle grandi truffe dei crediti di imposta legati, principalmente, ai bonus edilizi.

Il dato emerge dalla relazione che la Fiamme gialle hanno depositato la scorsa settimana al Senato al termine di mesi in cui sono state condotte indagini a tappeto su tutto il territorio. Indagini che hanno portato a centinaia di denunce ma soprattutto a una consapevolezza: nonostante le migliorie apportate alle norme che regolamentano il sistema, ogni qual volta che la polizia giudiziaria mette il naso in questa vicenda dei crediti, trova davanti a sé truffe e sofisticati sistemi di riciclaggio. Che stanno consentendo, anche a esponenti di primo piano …

ROMA - C’è un numero - 7,5 miliardi di euro - che ha convinto definitivamente il governo a intervenire nella partita dei bonus edilizi. Il numero è la somma dei crediti fiscali illecitamente intascati (3,7) e dei profitti illecitamente guadagnati (3,8) che la Guardia di Finanza ha sequestrato negli ultimi mesi nelle indagini sulle grandi truffe dei crediti di imposta legati, principalmente, ai bonus edilizi.

Il dato emerge dalla relazione che la Fiamme gialle hanno depositato la scorsa settimana al Senato al termine di mesi in cui sono state condotte indagini a tappeto su tutto il territorio. Indagini che hanno portato a centinaia di denunce ma soprattutto a una consapevolezza: nonostante le migliorie apportate alle norme che regolamentano il sistema, ogni qual volta che la polizia giudiziaria mette il naso in questa vicenda dei crediti, trova davanti a sé truffe e sofisticati sistemi di riciclaggio. Che stanno consentendo, anche a esponenti di primo piano della criminalità organizzata, di far girare e ripulire denaro sporco.

«Le attività investigative — si legge nell’informativa — hanno messo in luce grandi rischi di frode e di riciclaggio derivanti dalla circolazione illimitata e non adeguatamente presidiata dei crediti d’imposta. Questo è avvenuto soprattutto con riferimento a quelle agevolazioni (ad esempio il “bonus facciate”) per le quali, in origine non esistevano particolari limitazioni in ordine all’ammontare delle spese ammissibili ovvero alla congruità dei prezzi praticati e non era necessario acquisire uno specifico set documentale».

Le norme intervenute successivamente — volute dal governo Draghi che aveva chiesto e ottenuto una nuova discussione sui sistemi di erogazione del bonus — che hanno imposto che le spesse fossero vidimate da un tecnico e soprattutto hanno limitato la vendita dei crediti, hanno avuto un effetto deterrente. Ma ormai era troppo tardi. I buoi erano già scappati. «Abbiamo osservato — ha spiegato la Finanza — situazioni macroscopiche di utilizzo delle agevolazioni fiscali per finalità illecite».

Qualche esempio: «Lavori edilizi mai avviati; crediti oggetto di cessioni “a catena” che coinvolgono imprese con la medesima sede con gli stessi legali rappresentanti, costituite in un breve arco temporale, che hanno ripreso ad operare dopo un periodo di inattività o che da poco si sono formalmente “riconvertite” all’edilizia, i cui soci o amministratori sono nullatenenti, irreperibili o gravati da precedenti penali”. E ancora: «Immobili sui quali sarebbero stati eseguiti gli interventi agevolati non riconducibili ai beneficiari originari delle detrazioni; lavori edilizi incompatibili con le dimensioni imprenditoriali dei soggetti».

 

La cronaca ha raccontato di nullatenenti con milioni di euro di crediti nel cassetto fiscale o di somme reinvestite immediatamente in paradisi fiscali esteri. Scoperti grazie a un lavoro fatto su due binari: da un lato l’Antiriciclaggio ha segnalato operazioni finanziarie sospette, dall’altro sono stati incrociati i dati con l’Agenzia delle entrate. «Per esempio: ci capita spesso di imbatterci in lavori non effettuati a fronte di documenti che invece attestano il contrario. Questo perché prima per il superbonus e, successivamente, anche per gli altri bonus cedibili a terzi, il legislatore ha imposto l’intervento di figure professionali per certificare il beneficio. Ma se questa “diga” non funziona correttamente, si crea una crepa al suo interno che permette al flusso dei crediti falsi di arrivare a valle della filiera dei cessionari, che li compenseranno con debiti veri. Si tratta di un rischio concreto, che abbiamo già sperimentato sul campo»