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Superbonus, i crediti della discordia. Braccio di ferro tra governo e banche

(palazzotto)
Gli istituti negano di avere altro spazio per acquisire le somme fiscali incagliate. Bonomi: “La stretta crea panico, le aziende possono intervenire”. Gentiloni la difende: "È ragionevole"
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ROMA - Scintille tra banche e governo sul Superbonus. L'Abi nega di avere un "tesoretto" da 34-35 miliardi di debiti fiscali da compensare con i crediti edilizi incagliati pari a 19 miliardi, come invece sostiene il ministero dell'Economia su dati dell'Agenzia delle Entrate. E rilancia l'idea di usare, per la stessa compensazione, le tasse dei correntisti pagate all'erario tramite il modulo F24. Idea che l'esecutivo non disdegna, ma pretende sia di importo limitato.

L'allarme di Confindustria

Si allontana così la soluzione rapida auspicata dalle imprese edili per sbloccare almeno le situazioni pregresse. E sale la preoccupazione delle aziende ch…

ROMA - Scintille tra banche e governo sul Superbonus. L'Abi nega di avere un "tesoretto" da 34-35 miliardi di debiti fiscali da compensare con i crediti edilizi incagliati pari a 19 miliardi, come invece sostiene il ministero dell'Economia su dati dell'Agenzia delle Entrate. E rilancia l'idea di usare, per la stessa compensazione, le tasse dei correntisti pagate all'erario tramite il modulo F24. Idea che l'esecutivo non disdegna, ma pretende sia di importo limitato.

L'allarme di Confindustria

Si allontana così la soluzione rapida auspicata dalle imprese edili per sbloccare almeno le situazioni pregresse. E sale la preoccupazione delle aziende che hanno fermato i lavori all'indomani del decreto "blocca crediti" del 17 febbraio. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi parla di "decisioni frettolose" prese dal governo, che prima "getta nel panico imprese e famiglie" e solo poi "convoca le parti". E annuncia la disponibilità di "una classe di imprese" manifatturiere, le più solide, "ad acquistare i crediti che ora sono fermi". A patto che si possano "fare cessioni di primo grado tra privati".

Il commissario Ue all'Economia Paolo Gentiloni definisce "comprensibile" la scelta del governo di "interrompere la pericolosa spirale della cessione". Ricorda però che "l'Europa condivide gli obiettivi del Superbonus a cui ha contribuito con 13-14 miliardi". Il decreto arriverà domani in commissione Finanze della Camera. La scadenza degli emendamenti è fissata al 6 marzo. Già si annuncia battaglia, con le opposizioni e nella stessa maggioranza.

Parlamento e tavoli tecnici

Il relatore Andrea De Bertoldi (FdI) promette deroghe per gli immobili di Onlus e Iacp (case popolari). Non esclude un "periodo di transizione", spostando la data del 17 febbraio da cui scatta lo stop alla cessione del credito. I sindacati, ma anche i costruttori, chiedono di conservare la cessione quantomeno per i redditi bassi e le zone del post-sisma.

In parallelo al percorso parlamentare, nei prossimi giorni saranno convocati i tavoli tecnici promessi dal governo alle categorie per scrivere le norme sui crediti incagliati che le banche non comprano più. La motivazione è nota: "Abbiamo finito lo spazio fiscale, non riusciamo a compensarli con i nostri debiti".

La spiegazione dell'Abi

Ieri l'ha ripetuto anche Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario Abi, rispondendo sul presunto "tesoretto" da 34-35 miliardi: "I dati diffusi non sono coerenti con l'analisi fatta dalla Commissione di inchiesta sulle banche da cui risulta che gli istituti di credito hanno saturato il loro spazio fiscale nel 2022: a giugno avevano preso impegni per 77 miliardi su 81 di capienza massima riferita al biennio 2020-2022".

Secondo Torriero, le Entrate non tengono conto nei loro calcoli di tre elementi: gli impegni di cessioni del credito da sommare alle cessioni già realizzate, l'impatto pluriennale di crediti che si compensano su 4 anni e si sovrappongono, infine il criterio della prudenza per cui lo spazio fiscale va gestito con oculatezza, secondo i principi di Bankitalia, lasciando un cuscinetto.

La strada dell'F24

Se dunque le banche nulla possono più fare in modo diretto, rimane l'altra strada - ribadita ieri anche da un comunicato congiunto Abi-Ance, banche-costruttori - di compensare i 19 miliardi di incagli con la massa di tasse e imposte (Imu, Iva, Irap, Ires) pagate dai contribuenti dai conti correnti tramite il modulo fiscale F24. Il governo apre all'ipotesi, ma chiede di prendere solo l'1% di queste tasse (400-500 miliardi all'anno) e solo dopo l'1 marzo quando Istat si sarà adeguata alle nuove regole Eurostat che dovrebbero scaricare i 110 miliardi di spesa per i bonus edilizi sui deficit 2021-2022, liberando il 2023.

Gli studi Bankitalia e Nomisma

Bankitalia e Nomisma intanto tornano con due studi sugli effetti del Superbonus. Bankitalia dice che "ha dato una spinta all'economia, seppur oneroso". Nomisma calcola un giro d'affari di 195 miliardi a fronte di una spesa di 72 miliardi, occupazione per un milione di persone, 7 miliardi di aumento di valore per gli immobili, un risparmio di 29 miliardi sulle bollette, ovvero 964 euro a famiglia.