MILANO - Un vero e proprio boom dei certificati di malattia, nel secondo semestre del 2022 rispetto al 2021. Certificati in crescita del +29,9% annuo, con un numero maggiore di giornate di malattia in termini assoluti e anche una maggior quota di lavoratori con almeno un giorno di malattia, ma durate medie per singolo lavoratore in contrazione.
Dinamiche rintracciate dall'Inps che ammette alla loro base una "molteplicità di fattori non facilmente identificabili, ma senz’altro riconducibili all’andamento della pandemia che, seppure con esiti meno gravi grazie all’ampia campagna vaccinale, ha continuato a diffondersi e, contestualmente, alle diverse norme intervenute relativamente al regime di quarantena e a favore dei soggetti fragili, nonché all’utilizzo da parte di lavoratori dello smart working".
Diverse considerazioni, tutte per via ipotetica, si possono fare sul punto, sempre ricordando che l'Inps non conosce le ragioni della malattia per la quale si richiede il certificato. Da una parte, il minor ricorso allo smart working rispetto al periodo pandemico può avere "obbligato" in un certo senso i lavoratori ad aumentare quello ai certificati di malattia. C'è stata, poi, senz'altro una stagione più aggressiva dell'influenza autunnale, per altro in una fase di rimozione delle limitazioni alla circolazione delle persone che non ha facilitato il contenimento. E proprio la diminuzione della media di giornate di malattia richieste per evento potrebbe esser dovuta a una incidenza maggiore della normale influenza rispetto al Covid, che per altro prevedeva una quarantena più importante.
Restando ai numeri, dall'Osservatorio dell'Istituto emerge che nel secondo semestre dell’anno scorso sono arrivati complessivamente 16,4 milioni di certificati, di cui il 77,9% dal settore privato, con un incremento complessivo rispetto allo stesso periodo del 2021 pari a +29,9%. L'incremento annuo si è registrato sia nel terzo trimestre (+41,4%) sia nel quarto, in misura meno forte (+23%).
Se si guarda al periodo estivo (giugno-settembre), annota l'Istituto, "l’incremento dei certificati nel 2022 rispetto al 2021 è maggiore al sud (+47,8%), seguito dal centro (+45,8%); mentre la percentuale minore si registra al nord (+37%). La distinzione per genere vede prevalere le donne (+47,5%) rispetto agli uomini (+36,4%). In merito alla classe di età la percentuale più elevata è quella dei lavoratori ultracinquantenni (+48,2%), mentre più attenuata è la distanza tra la fascia di età 0-49 (+38,6%) e fino a 29 anni (+33,3%)". Nell'ultimo trimestre dell'anno la variazione è invece distribuita in modo uniforme sullo Stivale, con un maggior incremento relativo alle donne (+24,1%) rispetto agli uomini (+21,9%); mentre per le fasce di età prevale l’incremento degli ultracinquantenni (+28,4%).
Se si guarda ai settori, le giornate totali di malattia nel terzo trimestre 2022 sono state circa 29,4 milioni nel settore privato e 6,8 milioni nel pubblico, con un incremento rispettivamente del 33,3% e del 37,9% rispetto all’analogo valore del 2021. Le giornate di malattia per certificato sono state 5,4 nel settore privato (contro le 5,6 del terzo trimestre 2021) e 5,6 nel settore pubblico (contro le 6,0 del 2021). Le giornate medie di malattia per ciascun lavoratore con almeno un giorno di malattia passano da 10,0 nel terzo trimestre 2021 a 9,5 nel terzo trimestre 2022 per il settore privato e da 10,7 a 10,1 per il settore pubblico.
Gli stessi indicatori del quarto trimestre dicono che le giornate totali di malattia nel 2022 sono state circa 32,3 milioni nel settore privato e 10,2 milioni nel pubblico, con un incremento rispettivamente del 1,0% e del 7,4% rispetto all’analogo valore del 2021. Mediamente le giornate di malattia per certificato sono state 4,4 nel settore privato (contro le 5,4 del quarto trimestre 2021) e 4,2 nel settore pubblico (contro le 4,7 del 2021). Le giornate medie di malattia per ciascun lavoratore con almeno un giorno di malattia, passano da 10,0 nel quarto trimestre 2021 a 8,2 nel quarto trimestre 2022 per il settore privato e da 9,2 a 8,6 per il settore pubblico.