Crediti fiscali, ecco come funziona la proposta di Abi e Ance di smaltirli attraverso gli F24
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiAbi e Ance, ovvero le associazioni di banche e costruttori, sono tornati a suggerire al governo l'utilizzo degli F24 per compensare i loro crediti fiscali con i debiti dei loro correntisti e liberare così spazio per acquistare nuovi pacchetti, risolvendo il problema da 19 miliardi rimasto in pancia alle imprese che hanno praticato lo sconto in fattura senza riuscire a monetizzare quel credito.
Come funziona il meccanismo
Secondo le associazioni, ogni anno attraverso gli F24 viaggiano sui 500 miliardi di imposte e contributi dovuti da imprese e cittadini. L'elenco dell'utilizzo del modello è vasto, va dalle imposte sui redditi alle liquidazioni Iva passando per imposte sostitutive, addizionali regionali e comunali, contributi, Imu e via dicendo.
La proposta segue questo meccanismo. Solitamente, il contribuente debitore verso il Fisco "prenota" il pagamento a una data prestabilita (immaginiamo il 16 dicembre, scadenza Imu) attraverso il modello F24…
Abi e Ance, ovvero le associazioni di banche e costruttori, sono tornati a suggerire al governo l'utilizzo degli F24 per compensare i loro crediti fiscali con i debiti dei loro correntisti e liberare così spazio per acquistare nuovi pacchetti, risolvendo il problema da 19 miliardi rimasto in pancia alle imprese che hanno praticato lo sconto in fattura senza riuscire a monetizzare quel credito.
Come funziona il meccanismo
Secondo le associazioni, ogni anno attraverso gli F24 viaggiano sui 500 miliardi di imposte e contributi dovuti da imprese e cittadini. L'elenco dell'utilizzo del modello è vasto, va dalle imposte sui redditi alle liquidazioni Iva passando per imposte sostitutive, addizionali regionali e comunali, contributi, Imu e via dicendo.
La proposta segue questo meccanismo. Solitamente, il contribuente debitore verso il Fisco "prenota" il pagamento a una data prestabilita (immaginiamo il 16 dicembre, scadenza Imu) attraverso il modello F24. La banca lo prende in carico e nel giro di 4-5 giorni effettua il versamento, prelevando la liquidità dal c/c del contribuente debitore. Secondo la proposta, di un ipotetico versamento di 1.000 euro la banca potrebbe versare 990 euro cash e una parte (l'1%) compensando i crediti fiscali che ha in pancia, ad esempio quelli maturati dai lavori edilizi e acquistati dall'istituto.
Perché si libera spazio per gli acquisti
Ribadendo di avere esaurito lo spazio fiscale a propria disposizione, le banche sono tornate a battere la via degli F24 proprio per liberarne di nuovo. Come accadrebbe? Con il meccanismo di cui sopra, a ogni pagamento di F24 la banca riuscirebbe a liberarsi di una piccola quota dei suoi crediti. Considerando che si parla di una mole di pagamenti nell'ordine dei 500 miliardi, e che la misura dovrebbe essere straordinaria e limitata nel tempo, con la possibilità di compensare l'1% dei versamenti attraverso i crediti si riuscirebbe nel giro di 3 anni a mobilitare circa 15 miliardi.
Per il cliente, nulla cambierebbe. Le banche potrebbero compensare quote di crediti anche mensilmente, rispetto al loro flusso di lavorazione degli F24. Non si creerebbero particolari scompensi nella gestione della liquidità, se si considera che già ora i crediti sono usati ad esempio in compensazione dei contributi dovuti per il personale, quindi con cadenza mensile. Un precedente lo suggerisce ad esempio l'esperienza dei finanziamenti agevolati per la ricostruzione post terremoto del centro Italia: il pagamento delle rate di rimborso avviene attraverso l'utilizzo del credito d'imposta, che la banca può usare in compensazione.
Il valore dei crediti
Bisogna anche rimarcare, infine, che i 19 miliardi di crediti incagliati esprimono un valore nominale. Quando la cessione del credito fiscale maturato col Superbonus è entrata a regime, gli istituti compravano i pacchetti del 110% a un prezzo di 102-103. Col tempo e le complicazioni burocratiche, oltre che con il rialzo dei tassi, è stato via via applicato uno sconto crescente, tanto che ora i prezzi d'acquisto (nei rari casi in cui si concludano) sono intorno al 90. Insomma, quei 19 miliardi è lecito pensare che - ai prezzi attuali di mercato - valgano almeno 2 o 3 in meno. Certo, l'alternativa per le imprese è tenerli in pancia senza farci nulla: valore zero.