Perché i prezzi record per i "permessi" a inquinare sono una buona notizia per l'economia
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - A prima vista potrebbe sembrare controintuitivo. I prezzi del gas in tutta Europa sono crollati quasi del 70 per cento negli ultimi tre mesi a causa del calo della domanda. Il che significa che se ne consuma di meno. Eppure il costo per acquistare i diritti per le emissioni della CO2 - a livello di Paesi Ue - sono ai massimi storici, avendo superato in settimana i 100 euro alla tonnellata.
Che cosa non torna, allora? Calando la domanda di gas, anche le emissioni dovrebbero essere in discesa. E, di conseguenza, non dovrebbe esserci la corsa ad accaparrarsi i permessi per inquinare. Invece, accade proprio il contrario. A dimostrazione che il meccanismo studiato da Bruxelles per abbattere l’inquinamento funziona: usare i fossili sta di…
ROMA - A prima vista potrebbe sembrare controintuitivo. I prezzi del gas in tutta Europa sono crollati quasi del 70 per cento negli ultimi tre mesi a causa del calo della domanda. Il che significa che se ne consuma di meno. Eppure il costo per acquistare i diritti per le emissioni della CO2 - a livello di Paesi Ue - sono ai massimi storici, avendo superato in settimana i 100 euro alla tonnellata.
Che cosa non torna, allora? Calando la domanda di gas, anche le emissioni dovrebbero essere in discesa. E, di conseguenza, non dovrebbe esserci la corsa ad accaparrarsi i permessi per inquinare. Invece, accade proprio il contrario. A dimostrazione che il meccanismo studiato da Bruxelles per abbattere l’inquinamento funziona: usare i fossili sta diventando sempre più caro, spingendo così le aziende verso l’economia green.
C’è, ovviamente, una spiegazione. Con più di un risvolto positivo, sia per la situazione economica - con la conferma che si faccia sempre più remoto il pericolo di una recessione - sia per le ricadute sull’ambiente. Per capirlo ancora meglio è necessario fare un passo indietro e ricordare come funziona il mercato delle emissioni di CO2.
Indicato con la sigla ETS (emission trading system), è uno dei principali strumenti dell’Unione europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 nel settore industriale e in quello dell’aviazione. La direttiva Ets prevede che si debba ottenere, entro il 2030, una diminuzione del 40% rispetto alle emissioni registrate nel 2005. Di fatto il meccanismo Ets funziona come un mercato.
A inizio anno, alle attività più inquinanti (imprese ma anche società energetiche che utilizzano combustibili fossili) viene assegnata una quota di “diritti a inquinare” sulla base delle loro attività e secondo standard di riferimento elaborati dalla Commissione. Alle imprese vengono assegnate gratuitamente, mentre agli operatori energetici a pagamento.
Ma i “diritti” possono essere scambiati su una apposita Borsa: chi vuole costruire una nuova fabbrica dovrà comprare certificati Ets per coprire la nuova quota di CO2. Chi diventa più efficiente - e di conseguenza inquina di meno - avrà così in mano certificato che non gli servono più e potrà vendere a chi ne ha invece bisogno.
Se questa è la cornice, come si spiega il record a 100 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa? Il punto di partenza è il crollo del prezzo del gas. A questi livelli le imprese energivore hanno potuto aumentare la produzione, ridotta o interrotta l’anno scorso a causa dell’aumento dei costi dell’energia. Di conseguenza, inquineranno di più e avranno bisogno di più certificati. Ma il meccanismo degli Ets prevede che i certificati distribuiti ogni anno siano sempre meno e aumentino così di prezzo, in modo da spingere le aziende a diventare sempre più efficienti o a utilizzare tecnologie pulite. A dimostrazione di come Bruxelles stia centrando l’obiettivo.