Sulle spiagge il governo prende tempo. Il passo indietro va mediato con i partiti
di Rosaria Amato , Giuseppe Colombo , di Rosaria Amato, Giuseppe ColomboROMA - Sulle concessioni balneari il governo prende tempo. Nessuna riunione d’urgenza del Consiglio dei ministri, nessun provvedimento espresso. Eppure nella lettera inviata ai presidenti delle Camere e alla premier Giorgia Meloni, il Capo dello Stato chiede di intervenire «a breve» e «in conformità con il diritto dell’Unione». Poche ore dopo la diffusione della lettera di Sergio Mattarella, Palazzo Chigi fa filtrare una replica striminzita: «Rispetto alla norma che formalmente è in vigore, quanto richiamato dal Capo dello Stato meriterà attenzione e approfondimento da parte del governo nel confronto con le forze parlamentari». Un messaggio che già sottintende una procedura non immediata, e la necessità che il governo debba mediare con la maggioranza. Proprio come è avvenuto in sede di conversione del decreto: già al Senato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva pr…
ROMA - Sulle concessioni balneari il governo prende tempo. Nessuna riunione d’urgenza del Consiglio dei ministri, nessun provvedimento espresso. Eppure nella lettera inviata ai presidenti delle Camere e alla premier Giorgia Meloni, il Capo dello Stato chiede di intervenire «a breve» e «in conformità con il diritto dell’Unione». Poche ore dopo la diffusione della lettera di Sergio Mattarella, Palazzo Chigi fa filtrare una replica striminzita: «Rispetto alla norma che formalmente è in vigore, quanto richiamato dal Capo dello Stato meriterà attenzione e approfondimento da parte del governo nel confronto con le forze parlamentari». Un messaggio che già sottintende una procedura non immediata, e la necessità che il governo debba mediare con la maggioranza. Proprio come è avvenuto in sede di conversione del decreto: già al Senato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva provato a far ritirare gli emendamenti che prorogano i tempi delle concessioni, ma senza successo perché Lega e Forza Italia avevano fatto barriera.
E adesso, proprio come il governo aveva previsto, Mattarella sottolinea come il rinvio di un anno della durata delle concessioni e delle gare sia «incompatibile con il diritto europeo e con decisioni giurisdizionali definitive». Le nuove norme, conclude il presidente, «accrescono l’incertezza del quadro normativo e rendono indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di governo e Parlamento».
Il governo ha già avviato un’interlocuzione a Bruxelles, ma la Commissione ha chiarito che sul principio delle gare non si deroga, mentre ogni Paese è libero di stabilirne le modalità. Indagando tra la maggioranza emerge però una posizione abbastanza condivisa: eventuali modifiche ai rinvii stabiliti dal Milleproroghe devono aspettare il completamento della mappatura delle spiagge, che uno degli emendamenti ha fatto slittare al 27 luglio. Ma l’obiettivo della mappatura è dimostrare che le spiagge non sono una «risorsa scarsa». E che quindi la direttiva Bolkestein non si applica.
Ufficialmente lo dichiara solo il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, di Forza Italia: «Il dibattito risente di sentenze del Consiglio di Stato, basate purtroppo su presupposti opinabili. Infatti le spiagge italiane non sono una ‘risorsa scarsa’ e ci sono quindi ampi spazi per nuove imprese e per una corretta concorrenza, non lesiva di investimenti, valore e continuità di imprese legittimamente esistenti. La mappatura lo dimostrerà agevolmente».
Nei giorni del dibattito parlamentare anche diversi esponenti del Carroccio avevano espresso una posizione analoga, ma ieri non c’è stata nessuna replica alla lettera del Capo dello Stato. Nella maggioranza parlamentare anche gli esponenti di Fratelli d’Italia sono da sempre vicini ai gestori dei lidi, ma la premier teme un intervento di Bruxelles, in particolare una nuova procedura d’infrazione. Preoccupazione anche per la sentenza della Corte di Giustizia Europea, attesa in primavera, e che potrebbe ribadire l’obbligo di gara. Ma questi timori non spingono comunque a interventi immediati. Tanto che a sera vengono smentite le voci che riferivano di un Consiglio dei ministri già lunedì.
A confermare che l’orizzonte per un intervento guarda più all’estate che alle prossime settimane è Riccardo Zucconi, il deputato di Fratelli d’Italia che segue il dossier balneari insieme a Gianluca Caramanna, responsabile Turismo del partito. «La proroga per l’adozione dei decreti attuativi al 27 luglio - spiega - apre uno spazio per arrivare a una soluzione definitiva». L’idea è stata battezzata con un titolo: il doppio binario. Sempre a valle della mappatura, l’intervento prevederebbe infatti la proroga, per un determinato periodo di tempo, delle concessioni antecedenti al 2010, quando l’Italia ha recepito la direttiva Bolkestein. Percorso che terrebbe conto degli investimenti effettuati dai titolari. Per le concessioni più recenti, invece, saranno previste le gare.