BOLOGNA - Michele De Pascale, da sindaco di Ravenna del Pd ha seguito il dossier concessioni balneari, cosa pensa della proroga del governo?
«Condivido la scelta. Ma bisogna allo stesso tempo pubblicare i criteri perché i Comuni possano preparare i bandi. Il problema è che Fratelli d’Italia ha promesso in campagna elettorale che non si sarebbero fatte le gare e questo è impossibile».
Lei ha sempre compreso le ragioni dei gestori, è stato anche bagnino...
«Mio nonno aveva lo stabilimento 290 a Milano Marittima, bagno Marilena, dal nome di mia madre. È stato venduto negli anni ‘90, io non ho interessi, ma sono cresciuto in spiaggia. Dico che così rischiamo di fare un disastro».
Perché?
«Vanno sciolti i nodi, con una norma che permetta ai Comuni di fare le evidenze pubbliche premiando la qualità e gli investimenti fatti, c’è una scadenza fissata al 2023 dal Consiglio di Stato che è irrealistica ma lo è anche mantenere un sistema che prevede il rinnovo tacito della concessione ogni 6 anni per sempre».
Quale rischio vede?
«Quello che un tribunale dichiari la decadenza delle concessioni, in base alla sentenza citata. Se questo succedesse a luglio sarebbe una catastrofe. Non si può scherzare, questo tema va affrontato con serietà, altrimenti sarà un boomerang per i gestori».
Cosa farebbe da sindaco?
«Ravenna ha 37 chilometri di coste, lo stabilimento è la nostra funivia: non c’è nessuno che va in vacanza sulla neve senza impianti di risalita e lo stesso vale per i servizi in spiaggia. Bisogna fare un piano per mettere tutto a bando nel giro di 3 anni, tenendo conto degli investimenti fatti e del valore di quelle che sono ormai aziende. Se ne parla da 14 anni".