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Superbonus, il governo apre alle modifiche. Deroga per le aree sismiche

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Verso la proroga della cessione dei crediti e dello sconto in fattura per gli immobili danneggiati dal sisma. Il commissario per la ricostruzione Guido Castelli: "Rassicurazioni da Palazzo Chigi". Spunta una lettera delle banche a Giorgetti: "I conti delle Entrate sono sbagliati" 
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ROMA - La correzione nasce da un grido d’allarme. È quello dei sindaci dell’area del cratere, nel Centro Italia: lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura, decisi dal governo, compromette la ricostruzione. Per questo l’esecutivo apre alla prima modifica del decreto Superbonus. A confermarlo è il commissario per la ricostruzione Guido Castelli: "Ho avuto rassicurazioni da Palazzo Chigi sul fatto che ci sarà un emendamento", annuncia. 

Ma il Superbonus resta una grana per il governo. Lo dimostra una lettera dai toni accesi arrivata martedì scorso sulla scrivania del titolare del Mef Giancarlo Giorgetti e firmata in calce Antonio Patuell…

ROMA - La correzione nasce da un grido d’allarme. È quello dei sindaci dell’area del cratere, nel Centro Italia: lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura, decisi dal governo, compromette la ricostruzione. Per questo l’esecutivo apre alla prima modifica del decreto Superbonus. A confermarlo è il commissario per la ricostruzione Guido Castelli: "Ho avuto rassicurazioni da Palazzo Chigi sul fatto che ci sarà un emendamento", annuncia. 

Ma il Superbonus resta una grana per il governo. Lo dimostra una lettera dai toni accesi arrivata martedì scorso sulla scrivania del titolare del Mef Giancarlo Giorgetti e firmata in calce Antonio Patuelli, il presidente dell’Abi, l’associazione delle banche. Gli istituti contestano i numeri che Giorgetti si è fatto consegnare, appena ventiquattro ore prima, dall’Agenzia delle Entrate. Numeri secondo cui lo spazio fiscale degli istituti di credito nel 2022, calcolato sui redditi dell’anno precedente, è stato pari a 33 miliardi, ma solo 7 miliardi sono stati compensati con i crediti fiscali. E non solo con quelli legati ai bonus edilizi. La traduzione delle cifre, nell’opinione dell’esecutivo, è che le banche potevano impegnarsi di più perché lo spazio c’era, ma non è stato sfruttato. Il risultato sono i 19 miliardi di crediti incagliati rimasti in pancia alle imprese, ora a rischio fallimento.

Nella sua replica Patuelli ribatte che i calcoli del ministero dell’Economia sono sbagliati. I numeri dell’Abi dicono l’opposto di quello che sostiene il governo, e cioè che le banche non hanno più spazio fiscale per compensare le tasse che versano allo Stato con i crediti fiscali generati dagli incentivi al rinnovo del parco edilizio e dagli altri bonus. Lo scontro tra l’esecutivo e gli istituti di credito esplode. L’episodio della lettera, fino ad oggi inedito, svela l’intensità del braccio di ferro. Tutt’altro che terminato. All’indomani della lettera, il Mef convoca le banche e le associazioni delle imprese. Al tavolo tecnico si parla delle eventuali deroghe allo stop della cessione dei crediti e dello sconto in fattura, validati dal Consiglio dei ministri il 16 febbraio, con il via libera al decreto presentato da Giorgetti. 

Ma la soluzione per i crediti incagliati proposta dall’Abi e dai costruttori non prende quota: resta congelata la compensazione tramite gli F24 dei correntisti, che passa dalla possibilità per gli istituti di credito di trattenere una parte degli incassi che normalmente vengono girati alle casse dello Stato. Per il Tesoro restano validi i dati delle Entrate, così come la convinzione che le banche devono sfruttare lo spazio fiscale che hanno a disposizione. 


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