Dopo il Fondo strategico, il patto tra Poste e Caltagirone: i soci italiani blindano Anima dall'avanzata dei francesi
di Giovanni Pons , di Giovanni PonsMILANO - La partita che si sta giocando intorno ad Anima, la società di gestione del risparmio con 182 miliardi di asset in gestione (dato a fine 2022) non è solo finanziaria ma ha a che fare con la politica e con i rapporti economici tra Italia e Francia. Diversi rappresentanti del governo Meloni, infatti, non si sono dimenticati ciò che è successo sette anni fa, nel 2016, quando Jean Pierre Mustier, neo amministratore delegato di Unicredit, mise in vendita il gioiello del risparmio gestito del gruppo, Pioneer. La motivazione era che la banca aveva bisogno di fare dismissioni per rafforzare il capitale, che era sceso ai minimi storici, e quindi partì una campagna vendite senza precedenti, che toccò anche la polacca Bank Pekao, la turca Yapi Kredi, fino alla partecipazione in Mediobanca. A comprare Pioneer fu il gruppo francese Amundi, controllato dal Crédit Agricole, la banca cooperativa francese cresciuta molto in Italia e che all'…
MILANO - La partita che si sta giocando intorno ad Anima, la società di gestione del risparmio con 182 miliardi di asset in gestione (dato a fine 2022) non è solo finanziaria ma ha a che fare con la politica e con i rapporti economici tra Italia e Francia. Diversi rappresentanti del governo Meloni, infatti, non si sono dimenticati ciò che è successo sette anni fa, nel 2016, quando Jean Pierre Mustier, neo amministratore delegato di Unicredit, mise in vendita il gioiello del risparmio gestito del gruppo, Pioneer. La motivazione era che la banca aveva bisogno di fare dismissioni per rafforzare il capitale, che era sceso ai minimi storici, e quindi partì una campagna vendite senza precedenti, che toccò anche la polacca Bank Pekao, la turca Yapi Kredi, fino alla partecipazione in Mediobanca. A comprare Pioneer fu il gruppo francese Amundi, controllato dal Crédit Agricole, la banca cooperativa francese cresciuta molto in Italia e che all'inizio del 2022 ha acquisito anche una partecipazione del 9,1% nel Banco Bpm. Amundi è stato preferito dal manager francese Mustier alla Cdp, che non era riuscita a pareggiare l'offerta francese pari a 3,4 miliardi.
L'avanzata dei francesi
Ed è proprio la comparsa del Crédit Agricole nel Banco a far scattare il campanello d'allarme nel governo italiano, che nei suoi programmi ha anche quello di cercare di reindirizzare l'enorme risparmio degli italiani, circa 6 mila miliardi di euro, verso attività domestiche, riducendo la percentuale crescente di fondi esteri che vengono sottoscritti attraverso gli sportelli di istituti italiani. Una argomentazione che si è sentita nell'entourage di Meloni e Salvini è proprio quella che fa riferimento a questi 6 mila miliardi di risparmio privato che si confrontano con i 2.500 miliardi di debito pubblico italiano, solo per una parte in mani straniere. Se gli italiani tornassero a sottoscrivere titoli del debito italiano, aumentando la quota in loro possesso, l'atteggiamento dell'Europa nei confronti dell'Italia potrebbe cambiare sensibilmente.
Il nocciolo italiano
Ed ecco perché, tornando ad Anima, un nocciolo di soci italiani si sta rafforzando nel capitale della Sgr per evitare che un bel giorno si ritrovi sotto un ombrello francese, come è successo incautamente per Pioneer. Giusto un annetto fa, infatti, proprio Amundi ha acquisito una quota del 5,2% di Anima, sostenendo che era un'operazione per conto dei propri clienti. Poi il Crédit Agricole è entrato nel Banco Bpm appena dopo le voci che volevano Unicredit lanciare un'offerta sulla banca lombardo-veneta, che si sposerebbe a meraviglia con l'istituto guidato da Andrea Orcel. Ma un messaggio ai francesi è stato lanciato pochi giorni fa quando il Fondo Strategico Italiano ha acquisito sul mercato azioni Anima pari al 9% del capitale, e poi ha presentato una sua lista per il rinnovo del cda per assicurarsi un posto nell'organo di gestione. Quindi è arrivata la notizia di un patto tra le Poste, che hanno l'11% di Anima, e la società di Francesco Gaetano Caltagirone presente con il 3,2%. Lista con tre nominativi di cui almeno due dovrebbero far parte del futuro cda. Infine è arrivata anche la lista presentata da Assogestioni per conto dei fondi che ha indicato Francesco Valsecchi, Paolo Braghieri e Karen Sylvie Nahum per il nuovo consiglio.
Minoranza di blocco
I tre soci italiani, Poste, Fondo Strategico e Caltagirone, insieme controllano quasi il 24% del capitale e quindi rappresentano una minoranza di blocco in grado di contrastare eventuali operazioni straordinarie non gradite. Anima si sta infatti guardando intorno per esaminare possibili operazioni di fusione e acquisizione, visto che ha 475 milioni di liquidità in cassa. Un'eventuale matrimonio con un altro gruppo del risparmio gestito potrebbe avere l'effetto di diluire gli attuali soci e ciò potrebbe spiegare anche gli ultimi posizionamenti. Il Banco Bpm poi, principale socio di Anima con il 20,6%, deve fronteggiare un dilemma industriale: attraverso la distribuzione nei suoi sportelli dei prodotti finanziari targati Anima, la società di gestione ottiene circa il 40% dei propri margini. Però il Banco, avendo solo il 20% del capitale, riporta a casa solo la metà degli utili. Dunque dovrebbe accorciare questa differenza salendo nella partecipazione: ma gli altri glielo consentiranno avendo al suo interno la minaccia Crédit Agricole?