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Sciopero doppiatori, Oreste Baldini: "Chiediamo più tempo, per salvare la qualità e la bellezza del nostro lavoro"

Oreste Baldini 
Voce storica di John Cusack, Tim Roth nelle Iene di Tarantino, Mr.Chow in Una notte da leoni, ma anche di Shaggy in Scooby-Doo e del lemure di Madagascar. L'artista rivendica "l'artigianalità" di un lavoro che in Italia vanta una lunga tradizione, e che potrà competere con l'intelligenza artificiale solo a condizione che se ne salvaguardi il valore culturale
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ROMA - Salvare la qualità, la bellezza del lavoro, oltre a chiedere l'adeguamento delle tariffe. Oreste Baldini è attore, doppiatore e direttore del doppiaggio. Ha cominciato a 11 anni, interpretando Don Vito da bambino nel film "Il Padrino - Parte II". E' la voce di John Cusack, Tim Roth nelle Iene di Tarantino, ma anche di Shaggy in Scooby-Doo e del lemure di Madagascar. E' anche scultore, la sua ultima mostra si è tenuta al  Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma. Sta partecipando alla protesta dei doppiatori, in sciopero dal 21 febbraio per chiedere il rinnovo del contratto collettivo del lavoro, fermo dal 2008, ma ha un punto di vista molto personale sulle rivendicazioni della categoria: "Ci salveremo come categoria artistica e professionale solo se riusciremo a parlare del 'come' oltre che del 'quanto'. Altrimenti l'intelligenza artificiale sulla velocità ci ha già battuti".

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ROMA - Salvare la qualità, la bellezza del lavoro, oltre a chiedere l'adeguamento delle tariffe. Oreste Baldini è attore, doppiatore e direttore del doppiaggio. Ha cominciato a 11 anni, interpretando Don Vito da bambino nel film "Il Padrino - Parte II". E' la voce di John Cusack, Tim Roth nelle Iene di Tarantino, ma anche di Shaggy in Scooby-Doo e del lemure di Madagascar. E' anche scultore, la sua ultima mostra si è tenuta al  Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma. Sta partecipando alla protesta dei doppiatori, in sciopero dal 21 febbraio per chiedere il rinnovo del contratto collettivo del lavoro, fermo dal 2008, ma ha un punto di vista molto personale sulle rivendicazioni della categoria: "Ci salveremo come categoria artistica e professionale solo se riusciremo a parlare del 'come' oltre che del 'quanto'. Altrimenti l'intelligenza artificiale sulla velocità ci ha già battuti".

L'intelligenza artificiale è una minaccia così concreta? Sarebbe già in grado di sostituire il vostro lavoro?

"Non potrà mai competere con noi se teniamo alta la qualità. Il doppiaggio è nato come strumento di controllo delle culture straniere e di propaganda da parte del fascismo, ma dal Dopoguerra in poi poi è diventato un mezzo di divulgazione culturale. E lo è a maggior ragione adesso, in un momento di crisi della cultura ".

Il doppiaggio in Italia ha in effetti una tradizione molto consolidata. Ma è necessario come in passato?

"Le nuove generazioni padroneggiano sempre di più le lingue straniere, soprattutto l'inglese. Il doppiaggio però è apprezzato anche adesso, anche quando non c'è più la necessità di tradurre, perché noi non traduciamo, editiamo. Il nostro è un lavoro che arriva da una tradizione antica: l'Odissea non è stata tradotta in latino da Livio Andronico, è stata adattata al gusto e alla sensibilità del popolo romano. Gli spettatori hanno il gusto, il piacere di ascoltare i film doppiati e i programmi televisivi perché noi siamo bravi. A condizione che lo rimaniamo, però. Abbiamo una responsabilità culturale che dobbiamo onorare".

Lei lavora da oltre 40 anni. Da quando ha avvertito che il vostro lavoro stava perdendo di qualità?

"Sicuramente dall'accordo ponte, dopo il contratto del 2008, che ha permesso alla committenza di ottenere più righe con gli stessi importi. E' stato un danno. Ecco perché io penso che prima ancora del giusto compenso bisogna chiedere il giusto tempo. E' vero che facciamo parte di una filiera industriale, ma dobbiamo preservare il nostro lavoro artigianale, anche per formare le nuove generazioni. Per formare le nuove generazioni e dare loro opportunità di inserimento ci vuole tempo. E' come per il vino: se si vuole fare un buon prodotto non puoi tagliare sui tempi, altrimenti bene che vada fai un mediocre aceto".

Quindi le rivendicazioni economiche che la sua categoria sta portando avanti sono sbagliate?

"E' giusto rinnovare il contratto, rivedere quello che non funziona, a cominciare dai compensi, ma il tempo mi sembra la rivendicazione principale, la base necessaria per non morire".