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Reddito, l'imbarazzo del governo. "Un decreto per ripristinare i reati"

(ansa)

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Dopo il pasticcio con la legge di bilancio, l’esecutivo studia un provvedimento urgente per tornare a punire chi abusa del sussidio. Verifica con il Quirinale per evitare un nuovo richiamo sulla decretazione d'urgenza
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ROMA - La corsa alla correzione, dopo il pasticcio. Perché l’impunità introdotta per errore per chi prova a incassare il Reddito di cittadinanza senza averne diritto, rivelata ieri da Repubblica, è un boomerang insostenibile per Giorgia Meloni, che ha sempre professato tolleranza zero. La linea matura a Palazzo Chigi e al ministero del Lavoro, tra imbarazzi e rimpalli che coinvolgono anche il Mef e il dicastero della Giustizia. Recita sostanzialmente così: bisogna ripristinare il reato di appropriazione indebita del Reddito, con le relative pene. Cancellate senza accorgersene con la legge di Bilancio. Se ne è accorto il Pd, svelando il colpo di spugna che salva i furbetti. Non c’è spazio per glissare.

ROMA - La corsa alla correzione, dopo il pasticcio. Perché l’impunità introdotta per errore per chi prova a incassare il Reddito di cittadinanza senza averne diritto, rivelata ieri da Repubblica, è un boomerang insostenibile per Giorgia Meloni, che ha sempre professato tolleranza zero. La linea matura a Palazzo Chigi e al ministero del Lavoro, tra imbarazzi e rimpalli che coinvolgono anche il Mef e il dicastero della Giustizia. Recita sostanzialmente così: bisogna ripristinare il reato di appropriazione indebita del Reddito, con le relative pene. Cancellate senza accorgersene con la legge di Bilancio. Se ne è accorto il Pd, svelando il colpo di spugna che salva i furbetti. Non c’è spazio per glissare.

L’idea è quella di intervenire con un decreto legge, anche se prima si consulterà il Quirinale per verificare la sussistenza dei requisiti. La prudenza nel governo è massima dopo il richiamo sul decreto Milleproroghe: il capo dello Stato ha invitato a non abusare della decretazione d’urgenza. E sempre i rilievi di Sergio Mattarella, questa volta sul carattere omnibus dei decreti che diventano «meri contenitori dei più disparati interventi normativi», spinge l’ipotesi di sdoppiare il decreto Lavoro, atteso a inizio marzo.

Uno ad hoc, proprio sul Reddito di cittadinanza, conterrà la correzione sui reati. Il nodo da sciogliere è il contraccolpo della abolitio criminis: in pratica l’abrogazione, inserita nella Finanziaria, dell’articolo 7 della legge che ha introdotto il Rdc, ha come effetto quello di cancellare i reati di appropriazione indebita commessi con la norma ancora in vigore. E quindi le pene, tra cui figura la reclusione, da 2 a 6 anni, per chi presenta documenti falsi per beneficiare del sussidio, e da 1 a 3 per chi omette di comunicare le variazioni del reddito.

Gli effetti del colpo di spugna involontario, denunciati dai Dem, si traducono nella possibilità per i furbetti di chiedere la revoca delle sentenze degli anni passati. Come potrà fare anche chi verrà condannato nel 2023. L’abrogazione dei reati e delle sanzioni entrerà in vigore il primo gennaio 2024, ma «basta la previsione dell’abrogazione, che è già legge», spiega la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani, per far scattare subito la norma di maggior favore e l’impunibilità. Nel governo c’è chi pensa che la data del primo gennaio del 2024 garantisca un margine: per allora, è il ragionamento, sarà pronta la riforma del Reddito e quindi saranno ripristinati anche i reati. Ma da Fratelli d’Italia arriva invece la spinta ad intervenire subito con un decreto «per chiudere il buco» che si è aperto il primo gennaio, quando è entrata in vigore la legge di bilancio, con la soppressione dei reati e delle pene. 

Se le modalità di intervento sono in via di definizione, il testo delle nuove norme è ancora da scrivere. Non sarà facile. Lo spiega Gian Luigi Gatta, professore di Diritto penale all’università Statale di Milano: «Il governo dovrà trovare una soluzione compatibile con il principio costituzionale della retroattività della legge penale più favorevole per evitare il rischio, in una certa misura inevitabile, di moltiplicare i contenziosi, con richieste di revoca di sentenze di condanna che rallenterebbero il processo penale». E da Italia Viva, con la capogruppo al Senato Raffaella Paita, arriva un altro atto di accusa nei confronti del governo: «Ha commesso un errore, faccia una verifica e intervenga, se necessario, al più presto».


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