Auto diesel e benzina, Italia contro il bando Ue: “Voteremo no allo stop nel 2035”
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Il governo italiano tenta il tutto per tutto. Per provare a bloccare la proposta della Commissione europea di vietare la vendita delle auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Oggi infatti nella riunione del Coreper – il comitato che riunisce gli ambasciatori dei 27 Paesi membri – il nostro rappresentante dichiarerà la netta opposizione dell’esecutivo italiano. E sarà solo il primo passo. Perché il Regolamento dovrà poi superare il voto ad un prossimo Consiglio europeo.
Dopo la posizione assunta dal centrodestra in occasione dell’ultima sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, oggi la stessa linea verrà confermata. Due settimane fa, in effetti, Fratelli d’Italia, Leg…
BRUXELLES - Il governo italiano tenta il tutto per tutto. Per provare a bloccare la proposta della Commissione europea di vietare la vendita delle auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Oggi infatti nella riunione del Coreper – il comitato che riunisce gli ambasciatori dei 27 Paesi membri – il nostro rappresentante dichiarerà la netta opposizione dell’esecutivo italiano. E sarà solo il primo passo. Perché il Regolamento dovrà poi superare il voto ad un prossimo Consiglio europeo.
Dopo la posizione assunta dal centrodestra in occasione dell’ultima sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, oggi la stessa linea verrà confermata. Due settimane fa, in effetti, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia nella seduta dell’Europarlamento avevano votato contro. Il centrosinistra si era espresso a favore. Il governo Meloni ha dunque deciso di non fare marcia indietro su questo punto. I precedenti esecutivi – compreso quello guidato da Draghi – non si erano opposti a questa tappa inserita nel cosiddetto Green Deal che prevede la “decarbonizzazione” entro il 2050.
L’annuncio ufficiale è stato dato dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto che in una nota spiega che, pur condividendo gli obiettivi, l’Italia sostiene che i target ambientali vadano perseguiti attraverso «una transizione economicamente sostenibile e socialmente equa». Anche per quanto riguarda la scelta dell’elettrico, il gabinetto di Roma ritiene che non debba rappresentare l’unica via per la transizione. «L’utilizzo di carburanti rinnovabili, compatibili con i motori termici – sostiene il ministro - contribuirà ad una riduzione delle emissioni senza richiedere inattuabili sacrifici economici ai cittadini».
Ma lo stop di Meloni, in realtà, rischia di essere un’ennesima sconfitta per il nostro Paese. Il voto in Consiglio, infatti, non prevede l’unanimità ma una maggioranza qualificata: il 55% degli Stati che rappresentano almeno il 65% della popolazione. Il veto italiano, insomma, potrebbe essere insufficiente a sospendere la decisione.
Per ottenere un risultato del genere servirebbe coagulare altri Paesi e coinvolgere almeno uno dei grandi partner dal punto di vista del numero dei cittadini. Al momento solo la Germania ha fatto sentire la sua voce minacciando un blocco analogo. Per ragioni del tutto diverse dalle nostre. Il ministro dei Trasporti tedesco, Volker Wisssing, ha infatti avvertito che se la Commissione non farà un regolamento sugli e-fuels, i carburanti sintetici, allora tutto cambierà. Il loro uso per le auto deve essere possibile, ha detto l’esponente liberale del governo guidato da Olaf Scholz.
«Alla luce dell’enorme flotta di veicoli già esistenti che abbiamo soltanto in Germania – ricorda -, ci può essere solo un compromesso sui limiti del parco auto, se anche il ricorso agli e-fuels è possibile». E «al momento non siamo a conoscenza di proposte, ma solo di esternazioni di rigetto da parte del commissario Frans Timmermans». Difficilmente, comunque, la Germania arriverà davvero fino in fondo su questo punto. Gli investimenti delle industrie tedesche sull’elettrico sono tra i più ingenti. Ritornare indietro sarebbe davvero complicato.
Ma anche per l’Italia ci sono dei rischi. La normativa, infatti, prevede l’esenzione per i piccoli costruttori: totale per chi produce fino a mille veicoli l’anno. E standard ridotti fino a diecimila auto. Il pericolo è rimettere tutto in discussione, anche questa opzione.