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Non solo gas: la guerra in Ucraina ridisegna la mappa dell'import/export agricolo. Ora i fertilizzanti arrivano dall'Algeria

Un campo di grano in Russia 
I dati del Centro Studi Divulga. Sono fortemente calati anche gli acquisti da Mosca di grano, mais e olio di semi. E vendiamo meno pasta, caffé, fiori e olio d'oliva. Tengono solo vini e dolci, l'import anzi è un po' aumentato nel 2022
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ROMA - La guerra in Ucraina non ha cambiato solo la mappa degli approvvigionamenti di gas, passati in un anno da oltre 29 a poco più di 11miliardi di metri cubi. Rivoluzionate anche le importazioni di fertilizzanti, di cereali, di olio di semi e di altri prodotti che vedevano in testa come fornitori Russia e Ucraina. I nostri agricoltori, in forte crisi per via della dipendenza dall'export russo di alcuni prodotti indispensabili per le coltivazioni (urea, nitrato ammomico, fertilizzanti azotati) hanno dovuto rapidamente mettersi in cerca di altri fornitori, non solo per ragioni politiche e logistiche, ma anche per l'esplosione dei prezzi. E proprio come per l'energia, i Paesi con i quali è stato più facile trovare forniture in tempi rapidi sono quelli del Nord Africa, dall'Algeria all'Egutto. Notevole anche la crescita di acquisti dal Canada.

ROMA - La guerra in Ucraina non ha cambiato solo la mappa degli approvvigionamenti di gas, passati in un anno da oltre 29 a poco più di 11miliardi di metri cubi. Rivoluzionate anche le importazioni di fertilizzanti, di cereali, di olio di semi e di altri prodotti che vedevano in testa come fornitori Russia e Ucraina. I nostri agricoltori, in forte crisi per via della dipendenza dall'export russo di alcuni prodotti indispensabili per le coltivazioni (urea, nitrato ammomico, fertilizzanti azotati) hanno dovuto rapidamente mettersi in cerca di altri fornitori, non solo per ragioni politiche e logistiche, ma anche per l'esplosione dei prezzi. E proprio come per l'energia, i Paesi con i quali è stato più facile trovare forniture in tempi rapidi sono quelli del Nord Africa, dall'Algeria all'Egutto. Notevole anche la crescita di acquisti dal Canada.

In calo l'export verso Mosca, tiene il vino

In calo anche le nostre esportazioni con la Russia che, nonostante le misure restrittive dovute all'embargo avviato nel 2014, era rimasta ancora un importante sbocco commerciale per i nostri prodotti. Ma nei primi dieci mesi del 2022 il nostro export agroalimentare è calato: la riduzione delle vendite è di circa 100 milioni di valore. In Russia in particolare arretra la pasta (-31%), il caffè (-29%), le bevande alcoliche (-43%), fiori e piante (-25%) e l'olio d'oliva (-13%). Tengono ancora solo l'export di vino, che anzi aumenta del 5%, e quello di prodotti dolciari (+4%).

A rifare la mappa delle esportazioni ed importazioni italiane nel settore agroalimentare a un anno dall'invasione dell'Ucraina è il Centro Studi Divulga.

La dipendenza dai fertilizzanti

Proprio come per il gas però, l'Italia degli agricoltori non è riuscita ad affrancarsi totalmente dalle forniture principali che arrivavano dalla Russia, e in particolare dai fertilizzanti, di cui Mosca è leader mondiale. In particolare, la Federazione Russia prima dello scoppio del conflitto era il primo esportatore mondiale di fertilizzanti azotati, il secondo di fertilizzanti potassici (dopo il Canada) e il terzo di fertilizzanti a base di fosforo (dopo Cina e Marocco).  Una leadership difficile da scalfire, e che tuttavia adesso, a un anno dall'inizio della guerra, risulta indebolita, a favore innanzitutto dell'Algeria, che guadagna il terzo posto per forniture di fertilizzanti alla Ue, preceduta dall'Egitto. La Russia rimane ancora il primo fornitore, ma con un calo del 15% (meno 80% per la Bielorussia). Per l'Italia in particolare le importazioni di fertilizzanti dall'Algeria in un anno sono aumentate del 160%.

Diminuiscono fortemente, a causa delle difficoltà innescate dalla guerra, anche le importazioni italiane ed europee di fertilizzanti dall'Ucraina. Mentre invece i prodotti agricoli hanno beneficiato della "Black Sea Iniziative", l'accordo firmato a Istanbul il 22 luglio 2022 da Russia e Ucraina sotto l'egida di Turchia e Onu proprio per sbloccare l'export di alimenti importanti come il mais, il frumento e l'olio di girasole. L'Italia è il quarto beneficiario di quest'accordo, dopo Cina, Spagna e Turchia (mais, frumento e semi di soia). Oltre 9 milioni di tonnellate di questi prodotti sono arrivate ai  Paesi in via di sviluppo, prevenendo carestie e sommosse.

La gran parte dei cereali arrivate dall'Est europeo l'anno scorso proveniva dall'Ucraina. Per la Russia si è registrato un calo del 60% sul 2021. In calo del 23% anche le importazioni dalla Russia di olio e farine di girasole.