Superbonus, i conti del Mef. Impatto “limitato” sul deficit, Pil verso l’1%
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Giuseppe Colombo
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di Giuseppe Colombo
(ansa)
L'analisi dei tecnici del Tesoro e della Ragioneria sul 2023. Si cerca ancora una soluzione per i crediti incagliati. I costruttori dell'Ance: "A rischio 115 mila cantieri"
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ROMA - La tenuta, dopo il macigno. A poche ore dalla comunicazione dell’Istat, che certificherà la lievitazione del deficit del 2022, ricalcolato alla luce delle nuove regole Eurostat sui bonus edilizi, dal governo arriva un messaggio di rassicurazione sui conti pubblici di quest’anno. Una prima analisicondotta dai tecnici del Tesoro e della Ragioneria generale dello Stato parla di un impatto "limitato" del Superbonus sul deficit, fissato al 4,5% nell’ultima Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.
La previsione prende forma sulla decisione di fermare, a partire dal 17 febbraio, la cessione dei crediti e lo sconto in fattura. È il pilastro intorno a cui ruota la…
ROMA - La tenuta, dopo il macigno. A poche ore dalla comunicazione dell’Istat, che certificherà la lievitazione del deficit del 2022, ricalcolato alla luce delle nuove regole Eurostat sui bonus edilizi, dal governo arriva un messaggio di rassicurazione sui conti pubblici di quest’anno. Una prima analisicondotta dai tecnici del Tesoro e della Ragioneria generale dello Stato parla di un impatto "limitato" del Superbonus sul deficit, fissato al 4,5% nell’ultima Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.
La previsione prende forma sulla decisione di fermare, a partire dal 17 febbraio, la cessione dei crediti e lo sconto in fattura. È il pilastro intorno a cui ruota la strategia di contenimento della spesa per i bonus edilizi, che secondo i calcoli del Mef potrebbe anche superare la cifra monstre di 120 miliardi di euro. Le agevolazioni, infatti, sono state ridimensionate, ma non cancellate (l’Enea stima una spesa di sei miliardi a gennaio, solo per il Superbonus). Quanto "limitato" sarà l’impatto sull’indebitamento lo dirà il Def, che ad aprile fisserà la nuova asticella, ma l’esecutivo punta anche su altri elementi per rafforzare la previsione del deficit "che tiene". A iniziare dal Pil, che potrebbe crescere qualche decimale in più rispetto allo 0,6% indicato nella Nadef; "fino a sfiorare l’1%", dicono fonti del ministero dell’Economia.
a cura di Antonella Donati, a cura di Antonella Donati
Un altro elemento che viene incluso nel ragionamento fa riferimento ai prezzi del gas. Sotto i 50 euro a megawattora, un livello che se si dovesse stabilizzare permetterà all’esecutivo di ridurre l’esborso per gli aiuti contro il caro bollette. Scadono a fine marzo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha più volte ribadito che cambierà lo schema, premiando chi consumerà di meno. Meno pressione sui conti, che potrebbero anzi beneficiare di eventuali risparmi conseguiti nel primo trimestre, a cui è stata destinata una dote di oltre 21 miliardi con la legge di bilancio. Non solo deficit: al Mef si stima un impatto limitato anche sul debito. Insomma i danni possono essere contenuti, ma la prudenza resta il tratto distintivo. Per questo non sarà stravolto il decreto che ha fermato le due opzioni alternative alla detrazione delle spese per l’efficientamento energetico nella dichiarazione dei redditi. Poche modifiche in Parlamento, dove comunque il governo vuole assicurare «un percorso equo» per venire incontro alle difficoltà dei beneficiari più deboli, come gli incapienti.
a cura di Antonella Donati, a cura di Antonella Donati
Ancora appesa, invece, la soluzione per i 19 miliardi di crediti incagliati, in pancia alle imprese. Esclusa definitivamente l’opzione della cartolarizzazione, è ancora in piedi la compensazione con gli F24, seppure con difficoltà. La pressione sul governo, invece, resta altissima. A rischio, secondo i costruttori dell’Ance, ci sono 115 mila cantieri, più di 32 mila imprese e 170 mila lavoratori. Numeri che in questo caso non rispondono all’aggettivo "limitato".