PECHINO - Cina batte Usa (e Occidente) nella competizione globale per le principali tecnologie emergenti. A dirlo è uno studio dell’Australian Strategic Policy Institute: la Cina ha un "sorprendente vantaggio" in 37 delle 44 tecnologie critiche ed emergenti. Settori presi in considerazione dallo studio: difesa, spazio, robotica, energia, ambiente, biotecnologie, intelligenza artificiale, materiali avanzati e tecnologia quantistica.
Il doppiaggio sui brevetti
"Negli ultimi cinque anni, ad esempio, la Cina ha generato il 48,49% dei documenti di ricerca ad alto impatto a livello mondiale sui motori aeronautici avanzati, compresa l'ipersonica, e ospita sette dei 10 principali istituti di ricerca al mondo”, scrive il think tank australiano. Significativi progressi sono stati fatti nei campi dei sensori fotonici e delle comunicazioni quantistiche, continua il rapporto. Ma anche nella biologia sintetica, dove produce un terzo di tutta la ricerca, le batterie elettriche, il 5G e la nano-produzione.
Già nel 2011 Pechino aveva superato per la prima volta Washington per quanto riguarda i depositi annuali di brevetti. Dieci anni più tardi, nel 2021, il numero era ben più del doppio di quello degli Stati Uniti: 1,58 milioni, secondo l'Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, agenzia delle Nazioni Unite.
Ma il passo alla produzione non è immediato
Sebbene i risultati del rapporto mostrino che la Cina è in vantaggio nelle tecnologie critiche, passare dalla ricerca scientifica alla produzione completamente made in China è più complicato: settori dell'aviazione commerciale e militare si affidano per lo più ancora a fornitori stranieri. Lo stesso vale per i semiconduttori: progettazione e sviluppo di chip avanzati rimangono a vantaggio degli Usa.
Altri 1,9 miliardi per i chip
È di questa mattina la notizia, pero, che Pechino si è appena impegnata a investire altri 1,9 miliardi di dollari nel più grande produttore di chip del Paese, la Yangtze Memory Technologies. Investimenti che dimostrano come il governo comunista provi a rafforzare ancora la propria industria nazionale per aggirare i limiti imposti dagli Stati Uniti al settore critico dei semiconduttori: gli Usa stanno limitando sempre più il tipo di apparecchiature per la produzione di chip che le aziende americane possono esportare ai clienti cinesi, imbarcando in questo progetto anche olandesi e giapponesi.
L’autosufficienza, soprattutto tecnologica, è uno dei mantra del segretario generale comunista Xi Jinping. Lo ha sottolineato al Congresso del Pcc dello scorso ottobre che lo ha incoronato a capo del Partito per la terza volta consecutiva, è tornato a parlarne un mese fa quando nel suo discorso alla scuola centrale del Partito davanti ai neo-eletti del Comitato centrale ha messo l'accento sull’innovazione, che deve “occupare una posizione di rilievo nello sviluppo nazionale complessivo”: richiamo a quell’autosufficienza - soprattutto nelle tecnologie chiave - visti gli sforzi proprio degli Stati Uniti che invece ne stanno contenendo la crescita. E lo farà certamente anche questo weekend durante le Due Sessioni (l’annuale riunione del “parlamento” cinese) dove formalmente riceverà il terzo mandato anche da presidente della Repubblica popolare.