Superbonus, conto da 80 miliardi. Resta l’emergenza dei crediti
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - L'Istat sblocca il Superbonus. Lo fa applicando le nuove regole Eurostat sui crediti ceduti, contabilizzati nell'anno in cui nascono e non negli anni in cui vengono rimborsati. Ecco quindi che d'un colpo salgono i deficit del triennio 2020-21-22, caricati di circa 80 miliardi in più. Ma scende quello di quest'anno e dei prossimi. Aprendo un prezioso "tesoretto" per il governo Meloni che sarà quantificato in aprile nel Def, il Documento di economia e finanza.
Svelato così il motivo del blitz del 17 febbraio, quando in sette ore Palazzo Chigi approva il decreto legge che blocca di lì in avanti la cessione dei crediti e lo sconto in fattura legati a tutti i bonus edilizi. E poi lo pubblica, dopo il via libera del Quirinale, in Gazzetta ufficiale. Creando all'istante 19 miliardi di crediti incagliati, quelli prossimi alla cessione, già complicata prima del decreto e poi fermata del tutto. L'intento era proprio qu…
ROMA - L'Istat sblocca il Superbonus. Lo fa applicando le nuove regole Eurostat sui crediti ceduti, contabilizzati nell'anno in cui nascono e non negli anni in cui vengono rimborsati. Ecco quindi che d'un colpo salgono i deficit del triennio 2020-21-22, caricati di circa 80 miliardi in più. Ma scende quello di quest'anno e dei prossimi. Aprendo un prezioso "tesoretto" per il governo Meloni che sarà quantificato in aprile nel Def, il Documento di economia e finanza.
Svelato così il motivo del blitz del 17 febbraio, quando in sette ore Palazzo Chigi approva il decreto legge che blocca di lì in avanti la cessione dei crediti e lo sconto in fattura legati a tutti i bonus edilizi. E poi lo pubblica, dopo il via libera del Quirinale, in Gazzetta ufficiale. Creando all'istante 19 miliardi di crediti incagliati, quelli prossimi alla cessione, già complicata prima del decreto e poi fermata del tutto. L'intento era proprio quello di ricavare un margine nei conti pubblici per impostare le politiche legate alle promesse elettorali, a partire dal fisco.
Ecco dunque che un minuto dopo la pubblicazione dei nuovi numeri Istat, la presidente dei costruttori (Ance) Federica Brancaccio chiede di sbloccare subito quei crediti, "già contabilizzati nel bilancio dello Stato: ora possono e devono essere pagati alle famiglie e imprese dell'edilizia". Mentre i sindacati di settore - FenealUil e Fillea Cgil - annunciano la mobilitazione sul territorio per i "100 mila posti di lavoro a rischio". E una giornata di mobilitazione nazionale per l'1 aprile.
Anche Confindustria, con la direttrice generale Francesca Mariotti, punta il dito contro il "metodo errato" del governo, il "blocco repentino senza periodo di transizione". Invoca "correttivi per l'emergenza" e incentivi "da circoscrivere" per il futuro, non da cancellare. "L'industria aiuta l'industria", dice poi Mariotti ribadendo la disponibilità degli imprenditori a compensare nei propri F24 - la piattaforma fiscale dove si caricano debiti e crediti verso lo Stato - parte di quei 19 miliardi di incagli.
Su questo meccanismo però il governo resta cauto. Scommette ancora sulla capienza delle banche che ritiene esistere con buoni margini, smentita però dalla loro stessa associazione, l'Abi. E apre a limitate modifiche durante l'iter parlamentare del decreto: una finestra temporale più ampia per smaltire i crediti in bilico dei lavori in corso, l'esenzione dallo stop alle cessioni per case popolari e aree terremotate, come pure il ripristino del "sismabonus acquisti" per chi aveva comprato una casa nuova con l'incentivo senza ancora aver firmato il rogito.
Per il futuro, il governo è netto: "Assicuriamo un'uscita sostenibile da misure non replicabili nelle medesime forme", si legge in una nota nel ministero dell'Economia. E quindi si lavora "per risolvere il grave problema di liquidità delle imprese ereditato da imprudenti misure di cessione del credito non adeguatamente valutate". Ma di qui in avanti basta cessioni e sconti in fattura.
L’Istat ha risolto il problema del pregresso, spostando il peso dei vecchi crediti sul passato. Il deficit del 2020 sale dal 9,5 al 9,7%. Quello del 2021 dal 7,2% al 9%. E quello del 2022 dal 5,6% all’8%. Rialzi innocui, in anni in cui le regole del Patto di Stabilità Ue (i vincoli su deficit e debito) sono sospese. Il deficit per il 2023 è previsto al 4,5%. Potrebbe persino migliorare, con un Pil che il governo pensa di alzare all’1%, rispetto all’atteso +0,6%. Istat ha ritoccato all’ingiù quello del 2022, dal +3,9 al +3,7%. Ma quest’anno, senza la zavorra del Superbonus e senza la temuta recessione, è un’altra storia.