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Superbonus, sui crediti incagliati no di banche e assicurazioni al governo

(ansa)
Ci sono 19 miliardi di bonus da cedere. Ma la moral suasion è stata respinta. Spunta una scappatoia per comunicare le spese 2022 fino a novembre. L’Abi contesta le cifre delle Entrate: gli istituti non hanno più capienza fiscale. I big delle polizze invece considerano l’operazione estranea al loro business
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ROMA - Banche e assicurazioni si sfilano dall'invito del governo di assorbire 19 miliardi di crediti incagliati legati ai bonus edilizi. Invito non esplicito, più una moral suasion che altro. Ma indirettamente messo nero su bianco dal direttore dell'Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini quando giovedì, in audizione alla Camera, ha rivelato che istituti di credito e compagnie hanno spazi fiscali - ovvero la possibilità di compensare i crediti con i loro debiti verso lo Stato - pari a 17 miliardi all'anno fino al 2026. E 26 miliardi all'anno dal 2027 al 2031.

Ricostruzione contestata dall'Abi (banche) perché l'Agenzia nei suoi calcoli non considera gli "impegni" di cessione, non ancora portati alla luce nel cassetto fiscale. Né tiene conto dei 77 miliardi di crediti già acquistati tra 2020 e 2022, esaurendo ogni spazio, come rivelato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche nel giugno s…

ROMA - Banche e assicurazioni si sfilano dall'invito del governo di assorbire 19 miliardi di crediti incagliati legati ai bonus edilizi. Invito non esplicito, più una moral suasion che altro. Ma indirettamente messo nero su bianco dal direttore dell'Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini quando giovedì, in audizione alla Camera, ha rivelato che istituti di credito e compagnie hanno spazi fiscali - ovvero la possibilità di compensare i crediti con i loro debiti verso lo Stato - pari a 17 miliardi all'anno fino al 2026. E 26 miliardi all'anno dal 2027 al 2031.

Ricostruzione contestata dall'Abi (banche) perché l'Agenzia nei suoi calcoli non considera gli "impegni" di cessione, non ancora portati alla luce nel cassetto fiscale. Né tiene conto dei 77 miliardi di crediti già acquistati tra 2020 e 2022, esaurendo ogni spazio, come rivelato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche nel giugno scorso. Le assicurazioni invece si chiamano fuori perché considerano l'operazione estranea al proprio business. Solo 15 compagnie su 120 hanno acquistato bonus edilizi, dice Ruffini. Di sicuro non quelle di "rilevanti dimensioni". In ogni caso, nessuna ha esaurito la sua capacità di farlo. Anzi il loro spazio fiscale è di 10 miliardi contro i 7 miliardi delle banche.

La situazione di Intesa, Unicredit e Bpm

Le tre maggiori banche italiane sembrano attualmente prive di spazi. Intesa Sanpaolo fa sapere di avere saturato la propria capienza mesi fa, dopo avere rilevato oltre 15 miliardi di crediti nel 2020, a fronte di circa 200 mila pratiche evase per oltre 70 mila clienti associati a oltre 160 mila immobili riqualificati nel Paese. Anzi da settembre, cogliendo l'opportunità del Dl Aiuti, ha avviato la ricessione di un terzo dei crediti, con contratti ad hoc per oltre 5 miliardi.

La rivale Unicredit, che a novembre scorso era ferma a quota 5 miliardi di crediti edilizi rilevati, non ha sforato la capienza fiscale, ma ha interrotto ogni nuovo acquisto dopo la nuova stretta per decreto. Mentre Banco Bpm ha finora acquistato 2,5 miliardi di crediti e assunto impegni fino a 4 miliardi, che considera il proprio plafond massimo. A meno di disdette di controparti già impegnate, ritiene quindi di non avere al momento spazi ulteriori.

La posizione di Generali, Unipol, Allianz e Zurich

Diverso il discorso per le assicurazioni che non hanno sportelli, né rapporti quotidiani con i loro clienti, in gran parte tra l'altro persone fisiche e non imprese. Come emerge dalla relazione di Ruffini, a mancare all'appello sono i grandi nomi: Generali e Unipol, le due protagoniste del mercato italiano, sono praticamente assenti dal dossier. I due gruppi lo spiegano in modo analogo con la scelta di focalizzarsi sui servizi alla persona e di avere reti di agenzie non strutturate per gestire l'attività di acquisto e compensazione crediti. Per queste ragioni, non sembrano intenzionate a ripensarci, nonostante la moral suasion del governo.

Quanto alle compagnie straniere - come Allianz e Zurich - la stessa Agenzia delle Entrate rimarca che "potrebbero avere una scarsa propensione ad acquistare bonus edilizi". Anche perché quei crediti rappresenterebbero un "rischio Stato": e tra aumento dei tassi e nuove regole sul capitale assicurativo in Europa non è questo il momento per intestarsi altri miliardi di debito pubblico italiano.

Incagli sopra i 19 miliardi

Tra l'altro, gli incagli potrebbero essere più dei 19 miliardi certificati da Ruffini. E questo perché il Milleproroghe consente di comunicare all'Agenzia i crediti ceduti, relativi alle spese del 2022, fino al 31 marzo. Sfruttando però l'istituto della "remissione in bonis", il contribuente si può spingere fino al 30 novembre, versando una piccola sanzione di 250 euro. L'incertezza incombe. E il governo non vuole tornare sui suoi passi.