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"Cantieri Pnrr a rischio". Le imprese delle opere ferroviarie: "Prendiamo profughi con vitto e alloggio"

La proposta di Vito Miceli, presidente Anceferr. "Le nostre imprese si ritroveranno nel giro di un anno ad aver bisogno del 30% in più di personale. Nel mercato del lavoro è sempre più difficile trovarlo"
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ROMA - Un contratto per inserire i profughi nei cantieri. "Siamo pronti a garantire un percorso formativo adeguato, a cominciare dalla lingua italiana. L'applicazione del nostro contratto, quello degli edili di Confindustria. E anche vitto e alloggio", assicura Vito Miceli, presidente di Anceferr, associazione che raggruppa le principali imprese qualificate da RFI per l'esecuzione delle opere ferroviarie.

Perché proprio i profughi?
"Con il Pnrr le nostre imprese si ritroveranno nel giro di un anno ad aver bisogno del 30% in più di personale, e nel mercato del lavoro è sempre più difficile trovarlo".


Quante persone vi serviranno?
"Fino a 1.000…

ROMA - Un contratto per inserire i profughi nei cantieri. "Siamo pronti a garantire un percorso formativo adeguato, a cominciare dalla lingua italiana. L'applicazione del nostro contratto, quello degli edili di Confindustria. E anche vitto e alloggio", assicura Vito Miceli, presidente di Anceferr, associazione che raggruppa le principali imprese qualificate da RFI per l'esecuzione delle opere ferroviarie.

Perché proprio i profughi?
"Con il Pnrr le nostre imprese si ritroveranno nel giro di un anno ad aver bisogno del 30% in più di personale, e nel mercato del lavoro è sempre più difficile trovarlo".


Quante persone vi serviranno?
"Fino a 1.000 in più rispetto ad adesso. Potrebbero sembrare poche rispetto alle oltre 90 mila in più che serviranno per tutte le imprese edilizie, ma i nostri sono profili altamente qualificati, dal carpentiere all'autista di mezzi ferroviari nei cantieri, hanno bisogno di periodi molto lunghi di formazione, anche di un anno".

E quindi avete pensato ai migranti.
"Si, da un lato c'è il tema cruciale delle quote per gli ingressi e dell'attualizzazione del decreto flussi. Poi ci sono gli stranieri che già si trovano in Italia, e che, anche se non hanno ancora ricevuto il permesso di soggiorno, hanno i requisiti per ottenerlo. Gli immigrati regolari che in questo momento non hanno lavoro, e magari hanno già un inizio di formazione. E i rifugiati, quelli ospitati nei centri di accoglienza. La nostra proposta è aperta anche ai Neet e ai percettori del reddito di cittadinanza che tra qualche mese lo perderanno, soprattutto quelli tra i 18 e i 35 anni. Abbiamo bisogno di attingere a una banca dati, per raggiungere tutte le persone che potrebbero lavorare con noi. Altrimenti i cantieri del Pnrr sono a rischio".


Quante risorse sono state stanziate per le opere ferroviarie?
"Tra i 60 e i 70 miliardi. E il nostro fatturato, che al momento è di due miliardi e mezzo, dalla fine del 2023 fino al 2026 passerà a 4 miliardi di euro".

Per far lavorare i profughi avete bisogno dell'aiuto del governo. Avete già avuto una risposta?
"Venerdì abbiamo lanciato la nostra proposta al Cnel, alla presenza dei sindacati di settore. Il viceministro dei Trasporti Rixi ci ha assicurato che saremmo stati convocati la prossima settimana. Siamo fiduciosi: i richiedenti asilo possono in questo modo trovare un lavoro dignitoso e, in seguito, anche ottenere la cittadinanza italiana".

Ma se avete bisogno di manodopera in più solo fino al 2026, dopo che ne sarà di questi immigrati?
"Dovremo fare i conti con il personale che va in pensione: l'età media nel nostro settore è intorno ai 50 anni. Chi vorrà venire a lavorare con noi adesso potrà rimanere fino alla pensione".