Rinnovabili: ecco come Eni porta l'energia elettrica a Pantelleria con il moto delle onde
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - Tra le possibili fonti rinnovabili, è una delle più suggestive: produrre elettricità sfruttando il movimento delle onde. In giro per il globo gli esperimenti sono molteplici. Dalla Scozia al Giappone. Uno di questi è in Italia, per la precisione a Pantelleria: qui - per la prima volta in assoluto - è stato testato il primo dispositivo collocato sul fondo marino a 800 metri dalla costa è andato oltre la fase di studio, trasformando il moto ondoso in energia poi trasportata a riva con un cavo sottomarino per collegarsi con la rete dell'isola siciliana.
Protagonista di tutto ciò il gruppo Eni, che nelle sue politiche di transizione energetica ha avviato due…
ROMA - Tra le possibili fonti rinnovabili, è una delle più suggestive: produrre elettricità sfruttando il movimento delle onde. In giro per il globo gli esperimenti sono molteplici. Dalla Scozia al Giappone. Uno di questi è in Italia, per la precisione a Pantelleria: qui - per la prima volta in assoluto - è stato testato il primo dispositivo collocato sul fondo marino a 800 metri dalla costa è andato oltre la fase di studio, trasformando il moto ondoso in energia poi trasportata a riva con un cavo sottomarino per collegarsi con la rete dell'isola siciliana.
Protagonista di tutto ciò il gruppo Eni, che nelle sue politiche di transizione energetica ha avviato due anni fa il progetto incetrato sul dispositivo ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter). Dopo i primi studi al largo di Ravenna, i tecnici della società energetica hanno poi scelto Pantelleria, dove il "convertitore" in questa prima fase potrà raggiungere i 260 kilowatt di picco di produzione di energia elettrica. "La campagna sperimentale, condotta in reali condizioni di esercizio - come specifica una nota tecnica di Eni - porterà a risultati utili per lo sviluppo dei dispositivi di seconda generazione già in fase di studio".
Spin off del Politecnico di Torino
Il dispositivo è frutto di una collaborazione tra Eni e il Politecnico di Torino e Wave for Energy s.r.l. (spinoff dello stesso ateneo). Ed è stato studiato appositamente per essere impiegato in situazioni "off grid": in particolare, per isole lontane dalla terraferma che non hano dispongono di cavi sottomarini che le colleghino con la terraferma. Ma all'occorrenza anche con comunità costiere che in questo modo potrebbero risparmiare sulla bolletta o abbattere le emissioni inquinanti.
A tutto ciò va aggiunto che il design di ISWEC è in grado di adattarsi alle condizioni meteomarine tipiche del fondale dove viene installato, mediante un algoritmo che sfrutta la potenza di calcolo disponibile presso l’Eni Green Data Center, supercomputer che si trovano in provincia di Pavia, nel comune di Ferrera Erbognone.
Uno scafo sottomarino
Ma come funziona il dispositivo che trasforma il moto ondoso in energia elettrica? Come si legge nella nota di Eni che annuncia l'esperimento "la macchina consiste in uno scafo in acciaio, di dimensioni 8 metri per 15 che ospita Il sistema di conversione dell’energia, costituito da due unità giroscopiche di più di 2 metri di diametro ciascuna. Il dispositivo è mantenuto in posizione, in un fondale di 35 metri, da uno speciale ormeggio di tipo autoallineante in base alle condizioni meteo-marine, composto da tre linee di ormeggio e un giunto rotante".
Si diceva che l'idea di sfruttare il modo ondoso come fonte rinnovabile è tra le più suggestive. Perché può contare su una riserva continua di "materia prima": il 70% delle superficie terresta è coperta d'acqua (con il 97% tra mare e oceani). In liena teorica, la potenza che sviluppa normalmente il moto ondoso potrebbe coprire l'intera domanda di emergia a livello globale. Inoltre, come come ricordano le note tecniche dell'impianto Eni "l’energia delle onde del mare è più prevedibile, continua e di maggiore densità energetica rispetto a quella del sole e del vento, essendo disponibile sia di giorno che di notte".
Italia protagonista anche in Sud America
I colossi energetici italiani sono protagonisti in questo tipo di sperimentazione. Anche il gruoppo Enl ha in corso un progetto, bencé dall'altra parte del mondo. Per la precisione nell'area di Las Cruces, nella regione di Valparaiso, in Cile, sull’Oceano Pacifico. Una zona che è diventata uno spot per il surf, sede del primo convertitore di energia del moto ondoso dell’America Latina.
In questo caso, il Il dispositivo ha la forma di un’enorme boa alta circa 14 metri - ma solo tre metri emergono in superficie - e pesante quasi 10 tonnellate. È posto a oltre un chilometro dalla costa, ancorato al fondale sabbioso, e integra al suo interno un sistema di batterie da 50 kWh. Come si legge sul sito di Enel Green Power, la controllata che si occupa di rinnovabili, grazie "al movimento continuo del mare, la boya generadora si muove sul pelo dell’acqua salendo e scendendo, trasformando l’energia del moto ondoso in energia elettrica che va ad alimentare una serie di sensori oceanografici posti a monitoraggio dell’ambiente subacqueo".