Pnrr, Giorgetti chiede tempo. E Gentiloni rilancia sul Patto di Stabilità: "Spero in un primo accordo"
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBruxelles - La scadenza del 2026 per il Pnrr può essere scavallata. Il governo italiano, che attende 19 miliardi a maggio, si sta preparando a chiedere un ampliamento temporale del suo piano. Connesso ad un uso più elastico di tutti fondi europei. Lo ha confermato ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, secondo il quale andare oltre il 2026 non è più un «tabù» perché «le condizioni di partenza sono oggi totalmente stravolte», in particolare in relazione ai costi dei materiali.
La partita sull’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è del resto molto delicata. Come dice il Commissario europeo all'Economia Paolo Gentil…
Bruxelles - La scadenza del 2026 per il Pnrr può essere scavallata. Il governo italiano, che attende 19 miliardi a maggio, si sta preparando a chiedere un ampliamento temporale del suo piano. Connesso ad un uso più elastico di tutti fondi europei. Lo ha confermato ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, secondo il quale andare oltre il 2026 non è più un «tabù» perché «le condizioni di partenza sono oggi totalmente stravolte», in particolare in relazione ai costi dei materiali.
La partita sull’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è del resto molto delicata. Come dice il Commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni è «una sfida fondamentale». E infatti Giorgetti ci tiene a precisare che allo stato il governo è «impegnato a rispettare tutti gli obiettivi che ci siamo dati». Però, avverte ancora Gentiloni, solo con i fondi europei l’Italia avrà margini di investimento e Roma deve sapere che «più avanti si va e più sarà in salita». Un modo per sottolineare che i prossimi obiettivi non saranno semplici.
Il Commissario italiano ha fatto notare come la curva del nostro debito abbia avuto due picchi: uno negli anni ‘80 e il secondo dopo il 2008, con il terzo governo Berlusconi. «Come fa - si chiede - un paese come l’Italia, con questa fragilità, questa instabilità, con questa crisi dei partiti politici, a reggere? Detto in altri termini ci sono alcuni fondamentali che tengono ancorato questo Paese. Sono vincoli interni e internazionali, sociali, istituzionali, e che per fortuna, nonostante la debolezza, ci tengono in carreggiata». Il primo di questi vincoli è dunque l’ancoraggio alla Nato e all’Ue.
«Il secondo - aggiunge - è il dinamismo delle nostre imprese, nella loro capacità di innovazione abbiamo un serbatoio straordinario. E capita che nel ‘22 l’Italia cresce più della Cina». Il terzo è «l’equilibrio istituzionale». Tutto questo, però, è il suo avvertimento all’esecutivo Meloni, non basta: «Se non vogliamo un piccolo cabotaggio, in un paese come l’Italia che invecchia, o che torni fanalino di coda nell’Ue, dobbiamo scommettere su una politica più forte».
Nel frattempo Gentiloni parla di «auspicio fondato» in relazione alla possibilità che martedì prossimo l’Ecofin dia il primo via libera al nuovo Patto di Stabilità. Ma si tratterà di un prologo. Perché la strada per rivedere la governance europea è ancora lunga. E non si chiuderà, nel migliore dei casi, prima della prossima estate.
Basti pensare alle parole pronunciate ieri dal ministro italiano della Pubblica istruzione Giuseppe Valditara: «Dobbiamo togliere gli investimenti in istruzione e ricerca dal Patto di stabilità». La bozza di proposta che sarà discussa martedì prossimo all’Ecofin, prevede in particolare che per i Paesi indebitato come l’Italia verrà concordato un percorso di rientro “personalizzato”. Addio insomma alla regola che imponeva di ridurre il debito di un ventesimo ogni anno. Un’idea che era già stata approvata nei mesi scorsi. Ma per il via libera definitivo c’è ancora tempo. E le contromosse dei cosiddetti “frugali” non mancheranno.