Mia o Gia, dubbi sul nome del nuovo Reddito. Ma il vero braccio di ferro è sul conto per i più poveri
Valentina Conte , Valentina ConteROMA - Negano tutti di averla, la bozza di decreto che cambia il Reddito di cittadinanza. Quei 12 articoli vengono rinnegati dal ministero del Lavoro, che li derubrica a "vecchia versione, un primo draft, non è un testo di riferimento della riforma". Dal ministero dell'Economia: "Nessuna bozza è al momento all'esame degli uffici, né è mai pervenuta la relazione tecnica indispensabile per qualsiasi valutazione". Financo da Palazzo Chigi: "Qui non ci sono bozze". Anche l'Inps si chiama fuori: "Non sappiamo nulla". Il nuovo Reddito - Mia o Gia, il nome non è certo - nasce orfano di padre e madre.
Il taglio da 2-3 miliardi
Eppure qualcuno è al lavoro con tabelle e simulazioni. Il ministero del Lavoro ammette che sono almeno tre gli scenari da valutare. Perché è facile dire riforma, difficile a farsi se poi si strizzano gli importi, le durate, i requisiti e le platee si sgonfiano. …
ROMA - Negano tutti di averla, la bozza di decreto che cambia il Reddito di cittadinanza. Quei 12 articoli vengono rinnegati dal ministero del Lavoro, che li derubrica a "vecchia versione, un primo draft, non è un testo di riferimento della riforma". Dal ministero dell'Economia: "Nessuna bozza è al momento all'esame degli uffici, né è mai pervenuta la relazione tecnica indispensabile per qualsiasi valutazione". Financo da Palazzo Chigi: "Qui non ci sono bozze". Anche l'Inps si chiama fuori: "Non sappiamo nulla". Il nuovo Reddito - Mia o Gia, il nome non è certo - nasce orfano di padre e madre.
Il taglio da 2-3 miliardi
Eppure qualcuno è al lavoro con tabelle e simulazioni. Il ministero del Lavoro ammette che sono almeno tre gli scenari da valutare. Perché è facile dire riforma, difficile a farsi se poi si strizzano gli importi, le durate, i requisiti e le platee si sgonfiano. Ecco che nessuno smentisce il taglio che in effetti ci sarà, fino a 2-3 miliardi di possibile e ulteriore risparmio sulla vecchia misura da 8 miliardi all'anno già penalizzata in manovra per 1 miliardo. Impatto che agita i sindacati e il Terzo Settore a partire dall'Alleanza contro la povertà. E che sembra preoccupare lo stesso ministero del Lavoro.
La ministra Marina Calderone vorrebbe a tutti i costi far passare il messaggio che "nessun fragile sarà abbandonato". E che chi può lavorare "verrà formato e accompagnato". La settimana scorsa ha portato le slide illustrative della sua riforma alla premier Meloni. Ma le indiscrezioni sui numeri uscite ieri destano più di una perplessità. Come se il punto di caduta fosse la minore spesa e non la maggiore inclusività ed efficacia della misura.
Prime simulazioni negative
Il ministero ad esempio insiste nel dire che l'Isee per le famiglie con figli non viene tagliato di 2 mila euro a 7.200 euro, come sarà per tutti gli altri. E che la nuova "scala di equivalenza" - il multiplo che trasforma l'importo base per adeguarlo al numero di figli - sarà a favore delle famiglie numerose, "quelle che vanno tutelate di più". Un modo per smentire le prime simulazioni che cominciano a circolare. Punitive nei confronti non solo dei single occupabili che possono lavorare - assegno tagliato del 25% - ma anche dei minori che uscirebbero dal calcolo dell'Isee per prendere una cifra fissa di 50 euro più l'Assegno unico, ma così abbassando l'entità del nuovo Reddito.
Il rimpallo tra i ministeri Economia e Lavoro
L'impressione è che si sia rimessa in moto la consueta navetta di numeri e impatti tra i ministeri del Lavoro e dell'Economia, come a dicembre, ai tempi di Opzione Donna. Il primo non riesce a impostare fino in fondo la riforma, se non sa quanto il secondo vuole risparmiare. Ma ogni euro risparmiato è un euro tagliato ai poveri, come fu per le donne. Un secondo scivolone che Palazzo Chigi vorrebbe evitare. Ecco che ridurre la durata del Reddito ai "non occupabili", i più fragili, alla seconda domanda da 18 a 12 mesi viene valutato come un azzardo politico. Seppur benefico per i conti pubblici.
Il timore del governo: una stretta eccessiva sui poveri
Lo dimostra il fatto che il nuovo Reddito partirebbe in anticipo rispetto a quanto previsto in manovra: il primo settembre anziché il primo gennaio 2024. E questo per coprire i quattro mesi scoperti delle 440 mila famiglie "occupabili" a cui l'assegno viene tolto dal primo agosto solo perché non hanno figli o disabili o over 60 nel nucleo (anche un senza dimora è occupabile in base a questa definizione). Famiglie a cui il governo forse sa di non riuscire a garantire né la formazione obbligatoria di sei mesi, né l'offerta di lavoro.
Ecco dunque per loro una prima rete, molto più piccola: 375 euro anziché 500. Ma il cuore della riforma - la svolta per le politiche attive, l'incrocio salvifico tra domanda e offerta di lavoro - ancora non si vede. "Verrà", assicurano.