Daniel Gros: “L’inflazione resta il vero pericolo e sarà difficile fermarla”
di Eugenio Occorsio , di Eugenio OccorsioROMA - "Oggi l'inflazione è un pericolo maggiore della recessione. Come prova il fatto che ha rallentato la discesa, mentre la tanto temuta recessione non si è palesata almeno per ora". Daniel Gros, economista tedesco di lunga esperienza, si è insediato ieri alla direzione dell'Institute for european policy making, nuovo laboratorio di ricerca della Bocconi voluto da Mario Monti, che ne ha assunto la presidenza onoraria, e guidato da Guido Tabellini. "In America - dice Gros - la chiamano recessione Godot: slitta sempre di sei mesi in sei mesi".
Powell ha dimostrato che fra falchi e colombe i primi stanno vincendo: ma fino a dove potranno spingersi le banche centrali?
"Spazi di rialzo Fed e Bce ne hanno ancora. Persistono negli Usa le spinte inflattive sul fronte della domanda e dei salari. Il mercato del lavoro in Europa comincia a dare segni di rigidità simili. Una componente che può diventare preponderante su…
ROMA - "Oggi l'inflazione è un pericolo maggiore della recessione. Come prova il fatto che ha rallentato la discesa, mentre la tanto temuta recessione non si è palesata almeno per ora". Daniel Gros, economista tedesco di lunga esperienza, si è insediato ieri alla direzione dell'Institute for european policy making, nuovo laboratorio di ricerca della Bocconi voluto da Mario Monti, che ne ha assunto la presidenza onoraria, e guidato da Guido Tabellini. "In America - dice Gros - la chiamano recessione Godot: slitta sempre di sei mesi in sei mesi".
Powell ha dimostrato che fra falchi e colombe i primi stanno vincendo: ma fino a dove potranno spingersi le banche centrali?
"Spazi di rialzo Fed e Bce ne hanno ancora. Persistono negli Usa le spinte inflattive sul fronte della domanda e dei salari. Il mercato del lavoro in Europa comincia a dare segni di rigidità simili. Una componente che può diventare preponderante su quella energetica".
Anche il fattore-contagio è analogo?
"Sì. Qualsiasi sia stata l'origine, l'inflazione ormai si è estesa all'intera economia: beni di consumo, servizi tipo viaggi o intrattenimenti, trasporti, costo del lavoro. Ed è più difficile da eradicare, a qualsiasi latitudine. C'è poi, presso le banche centrali, un altro nodo importante da sciogliere".
Quale?
"L'ha ricordato Powell: lo smobilizzo della massa di titoli in portafoglio dopo tanti anni di acquisti a mani basse, culminati con i piani straordinari post-Covid. Qui Francoforte è in ritardo: deve decidere al più presto tempi e modi. Un altro test cruciale".
Se le banche centrali procedono più o meno in sincronia sul fronte stretta, a che punto sono le divergenze politiche sulle ricette da adottare?
"La diatriba sugli aiuti pubblici connessa con il progetto americano Ira è stata praticamente risolta con la composizione di alcuni aspetti tecnici ma soprattutto con l'ammissione che in fondo gli aiuti europei sono altrettanto decisi. L'Europa per di più sta mettendo in campo il RePowerEu, che non è un fondo propriamente detto ma una sinergia di finanziamenti strutturali espressamente concentrati sulla transizione verde".
Ma perché la recessione non è arrivata?
"Per la forza intrinseca delle economie ma soprattutto per gli aiuti pubblici. Che sono "atterrati" su un terreno favorevole visto che i tassi erano a zero da dieci anni, ma ora stanno provocando un'inflazione dura a morire. Bisogna adattarsi a lavorare in un ambiente che non somiglia più a quello degli ultimi dieci anni, semmai a quello di vent'anni fa".