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Stellantis, rinnovo del contratto per il 2023-2024: aumento da 207 euro

(ansa)
L'intesa a Torino riguarda i 70mila addetti del gruppo guidato da Tavares, Cnhi, Iveco e Ferrari. Soddisfatti i sindacati: "Difeso il potere d'acquisto dei salari".
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TORINO - Un aumento di 207 euro nel biennio. Sarà questo l'incremento del salario per i 70 mila addetti di Stellantis, Cnh Industrial, Iveco e Ferrari per il 2023-2024. Lo ha definito il nuovo contratto collettivo specifico di settore firmato stamattina a Torino all'Unione Industriali. Per il 2023 è prevista una una tantum di 400 euro in due tranche e, da maggio, 200 euro netti di Flexible Benefit spendibili nella piattaforma welfare Cnh, Iveco, Stellantis e in buoni carburanti per Ferrari. In tutto nel biennio incasseranno oltre 4.300 euro.
 
Complessivamente, i firmatari stimano un effetto del +11,3% sui minimi nel biennio interessato dal rinnovo contrattuale, pareggiando di fatto il conto con l'inflazione galoppante dell'ultimo anno. A marzo 2023 scatta il primo incremento (+6,5%, 119 euro sui minimi) e a gennaio 2024 il secondo (+4,5%, 87,8 euro). E' il primo dell'era Stellantis, il nuovo gruppo guidato da Carlos Tavares e nato dalla fu…
TORINO - Un aumento di 207 euro nel biennio. Sarà questo l'incremento del salario per i 70 mila addetti di Stellantis, Cnh Industrial, Iveco e Ferrari per il 2023-2024. Lo ha definito il nuovo contratto collettivo specifico di settore firmato stamattina a Torino all'Unione Industriali. Per il 2023 è prevista una una tantum di 400 euro in due tranche e, da maggio, 200 euro netti di Flexible Benefit spendibili nella piattaforma welfare Cnh, Iveco, Stellantis e in buoni carburanti per Ferrari. In tutto nel biennio incasseranno oltre 4.300 euro.
 
Complessivamente, i firmatari stimano un effetto del +11,3% sui minimi nel biennio interessato dal rinnovo contrattuale, pareggiando di fatto il conto con l'inflazione galoppante dell'ultimo anno. A marzo 2023 scatta il primo incremento (+6,5%, 119 euro sui minimi) e a gennaio 2024 il secondo (+4,5%, 87,8 euro). E' il primo dell'era Stellantis, il nuovo gruppo guidato da Carlos Tavares e nato dalla fusione tra Fca e Peugeot, che ha voluto rimanere fuori dal contratto nazionale dei metalmeccanici e mantenere la specificità di un contratto ad hoc: strada imboccata da Sergio Marchionne. Sono interessati più di 70.000 lavoratori, di cui circa 47.000 di Stellantis. In questo rinnovo non è entrata l'ex Magneti Marelli, che è stata nel frattempo venduta e ha deciso come gruppo Marelli di rientrare in Federmeccanica. L'accordo è stato firmato con Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Uglm e Associazione Quadri e Capi vale per quattro anni. La Fiom-Cgil, che due giorni fa ha chiesto di riaprire la trattativa con le aziende, è rinasta fuori. Negli ultimi mesi sembrava che a un certo punto dovesse rientrare, ma alla fine non si sono verificate le condizioni. La Fiom contesta soprattutto le sanzioni che l'azienda può praticare in caso di non rispetto dei meccanismi di sciopero.

Con la firma di oggi, si consolida ulteriormente il contratto che è applicato in Italia dal 2012. "Entrambe le parti hanno dimostrato un uguale impegno - commenta Giuseppe Manca, responsabile Risorse Umane per Stellantis Italia - per raggiungere l'intesa nello spirito delle relazioni sindacali basate sulla partecipazione che hanno già contraddistinto i tre precedenti quadrienni di applicazione del Ccsl. Con il contesto nazionale e internazionale che stiamo vivendo, ricco di difficoltà e di sfide, abbiamo trovato insieme le soluzioni che potranno proteggere in modo adeguato gli interessi dei lavoratori e dell'azienda sul fronte della competitività delle realtà italiane". Secondo l'azienda l'accordo ha anche l'obiettivo comune di migliorare le performance del sistema industriale delle imprese.

Sul fronte sindacale, tutti soddisfatti. "E' il primo contratto di questa portata per la difesa del potere di acquisto dei salari. Tutela i lavoratori dentro la transizione automotive e fa da apripista per i prossimi rinnovi", dicono il segretario generale della Fim, Roberto Benaglia e del segretario nazionale Ferdinando Uliano. "A soli due mesi dalla scadenza siamo riusciti il contratto garantendo una tempestiva tutela salariale ai lavoratori e la doverosa continuità ad un sistema di relazioni industriali che è nato come contratto Fiat e che in questi anni ha protetto i lavoratori dell'industria dell'auto anche nei momenti più difficili", aggiungono Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, e Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm responsabile del settore automotive. “L’impianto del Ccsl nato 13 anni fa con l’accordo di Pomigliano si avvia con questo rinnovo al raggiungimento della maggiore età. Si smentiscono palesemente tutti gli uccellacci del malaugurio che avevano pronosticato la sua morte fin dalla nascita”, sottolinea infine il segretario generale Fismic Confsal, Roberto Di Maulo. "Il confronto si è tenuto su due tavoli per volontà delle aziende, ed interrotto dalle stesse perché l'obiettivo non era quello di individuare un nuovo sistema condiviso di relazioni sindacali - dice invece Simone Marinelli, coordinatore auto della Fiom-Cgil - Riguardo al salario, nel momento in cui le aziende registrano profitti record, l’accordo firmato oggi riconosce aumenti biennali della paga base, del premio e il riconoscimento dell’una tantum, come richiesto dalla Fiom nelle piattaforme votate dai lavoratori. L'obiettivo della Fiom era la realizzazione di un nuovo contratto, con i cambiamenti richiesti dai lavoratori: aumentare il salario in paga base sulla base dell’inflazione, stabilire un nuovo sistema premiante, migliorare le condizioni di lavoro, garantire investimenti e occupazione, affermare un ruolo democratico e partecipativo dei lavoratori attraverso il voto sugli accordi e la centralità del ruolo dei delegati. È una ferita aperta quella di Stellantis, CNHI, Iveco e Ferrari nel nostro Paese perché siamo ad un momento cruciale di cambiamento del settore e invece di unire le lavoratrici e i lavoratori si continua a percorrere la strada della divisione".