Economia

Visco attacca i falchi Bce sui tassi: "Non apprezzo le dichiarazioni su rialzi prolungati"

Visco attacca i falchi Bce sui tassi: "Non apprezzo le dichiarazioni su rialzi prolungati"
(ansa)
Il governatore di Banca d'Italia cita anche Montale: "In questo momento possiamo dire 'ciò che non siamo e ciò che non vogliamo'" cioè "inflazione alta e persistente"
3 minuti di lettura

MILANO - Dopo il membro deboard Bce Fabio Panetta anche il governatore di Banca d'Italia Ignazio Visco critica le posizioni dei falchi dell'Eurotower sulle prossime mosse da adottare da parte della Banca Centrale Europea.

"Non apprezzo le dichiarazioni dei miei colleghi sui rialzi prolungati dei tassi", ha detto Visco nel suo saluto alla XIV conferenza Maeci-Banca d'Italia. "Anche se la politica monetaria ha finora avuto successo nello stabilizzare le aspettative" di inflazione, "la grave situazione geopolitica rende molto difficile prevedere i futuri andamenti macroeconomici. La politica monetaria dovrà quindi continuare a muoversi con prudenza, facendosi guidare dai dati", e "senza mettere a rischio la stabilità finanziaria e minimizzando gli effetti negativi sull'ancora fragile ripresa", ha aggiunto.

Se Panetta aveva ripreso Lucio Battisti per suggerire ai colleghi della Bce di "non guidare come un pazzo a fari spenti nella notte", il governatore, nel suo intervento, ha citato Eugenio Montale per suggerire prudenza nell'azione ed evitare fughe in avanti sulle future scelte di politica monetaria. "L'incertezza è così elevata che come Consiglio direttivo della Bce abbiamo concordato di decidere su variazioni dei tassi ufficiali meeting by meeting", ovvero di riunione in riunione in base ai dati che arrivano dall'economia reale. E dunque, invitando appunto alla continenza nelle dichiarazioni ufficiali, ha aggiunto: "Non so, non sappiamo abbastanza; per questo posso solo dire", ricordando il poeta, "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo", in questo caso ciò che non vogliamo è un'inflazione alta e persistente".

Il timore di alcuni membri del board è che la medicina dei rialzi tassi, necessaria per frenare l'inflazione, sia troppo amara per l'economia nel suo complesso. E che usare una mano troppo pesante rappresenti un errore poi difficile da correggere, se non a danno già fatto.

D'altra parte il governatore americano Powell, proprio ieri, è tornato ad aprire alla possibilità di accelerare le strette monetarie, vista la tenuta forte dell'economia Usa e il percorso di discesa dei prezzi troppo lento per arrivare al +2% desiderato. Anche da questa parte dell'oceano Atlantico, il mercato si aspetta ormai un livello di tassi più elevato di quel che si poteva prevedere qualche mese fa: gli analisti di Abn Amro, ad esempio, hanno ritoccato le loro previsioni fissando l'asticella del tasso sui depositi al picco del 3,75%, con rialzi da 50 punti sia a marzo che a maggio e poi un altro +25 a giugno. L'indicazione precedente era un picco del 3% a marzo. I successivi tagli sono ormai posticipati a dicembre, mentre prima si pensava potessero scattare a ottobre.

Visco: "Non sappiamo se il calo del prezzo del gas durerà"

Visco, ricordando come le cause dell'inflazione tra Usa ed Europa siano molto diverse (eccesso di domanda di beni di consumo e mercato del lavoro da una parte; choc energetico dall'altro) ha parlato anche di energia e forniture. Il calo del prezzo del gas "non sappiamo se resterà", ha detto, perché "l'incertezza nelle forniture resta alta".

Ha comunque rilanciato un monito a evitare la rincorsa tra prezzi e salari, che alimenterebbe ulteriormente l'inflazione. "La "tassa" energetica va assorbita - ha ricordato Visco - non generando vane e dannose rincorse tra prezzi e salari ma accrescendo la capacità di sviluppo dell'economia, e con essa la dinamica dei redditi reali. Se invece le richieste retributive, più che mirare in avanti, fossero soprattutto guidate dalla volontà di recuperare nell'immediato le perdite dovute al rincaro dei prodotti energetici e se i profitti delle imprese, dopo il trasferimento sui prezzi finali degli straordinari aumenti del costo dell'energia, non ne riflettessero nei prossimi mesi il drastico recente ridimensionamento, la politica monetaria non potrebbe che continuare a contrastare gli effetti di questi comportamenti sul complesso dei prezzi al consumo".

I rischi della divisione in blocchi

Risalendo alla crisi in Ucraina, Visco ha quindi riflettuto sulle ripercussioni di questo evento tragico. Che "è il pericoloso segnale di una nuova fase di divisione del mondo in blocchi; vi è il rischio concreto che vengano messi in discussione i risultati raggiunti negli ultimi decenni grazie alla stabilità delle relazioni internazionali e alla cooperazione tra i paesi. Il progressivo abbattimento delle barriere al movimento non solo di beni e servizi, di capitali e di persone, ma anche di informazioni, di tecnologie e di idee ha permesso di coniugare pace e sviluppo economico in gran parte del pianeta. Si è significativamente ridotta la povertà estrema, anche se - all'interno di molti paesi - a seguito dell'aumento delle diseguaglianze è cresciuta la domanda di protezione, a cui spesso non si è data adeguata risposta". La conseguenza è che "oggi non possiamo più dare per scontato il proseguimento di uno sviluppo basato sull'apertura globale delle economie. Dopo decenni di integrazione dei mercati, l'acuirsi delle tensioni geopolitiche produce, insieme con i rischi di contrapposizione politica e militare fra paesi, anche pericoli di una nuova frammentazione del sistema economico e finanziario".

Se per l'Europa è centrale rafforzare la propria autonomia strategica, d'altra parte Visco mette in fila i costi della frammentazione: ingenti quelli economici, se si considera che le sole restrizioni al commercio di beni e servizi, per il Fmi, "potrebbero causare perdite fino al 7 per cento del PIL globale. Ma ci sono anche altri canali che verrebbero minati, quali la diffusione delle conoscenze, la mobilità della forza lavoro e dei capitali, le minori opportunità di diversificazione dei rischi. Soprattutto, in uno scenario di frammentazione, verrebbero a mancare le leve necessarie ad affrontare i grandi problemi globali della cui soluzione le tensioni geopolitiche che stiamo vivendo sembrano offuscare la necessità".