Volkswagen, virata verso gli Usa fanno gola i 10 miliardi di Biden
di Diego Longhin , di Diego LonghinTorino - Diventare calamita degli investimenti già programmati in Europa. Ecco in che cosa si stanno trasformando gli Usa grazie all’Inflation Reduction Act. Manovra che, in attesa delle contromosse di Bruxelles, sta già portando le multinazionali a dare precedenza agli investimenti oltreoceano. Volkswagen, come annunciato dal Financial Times, ha sospeso i piani sull’impianto di batterie in Europa dell’Est dopo aver stimato di poter ricevere 10 miliardi di euro di contributi negli Usa, dando la priorità ad una struttura in Nord America.
Un sito già previsto, ma grazie alla manovra di 369 miliardi di dollari di sussidi firmata dal presidente Usa Joe Biden passa in pole position per i…
Torino - Diventare calamita degli investimenti già programmati in Europa. Ecco in che cosa si stanno trasformando gli Usa grazie all’Inflation Reduction Act. Manovra che, in attesa delle contromosse di Bruxelles, sta già portando le multinazionali a dare precedenza agli investimenti oltreoceano. Volkswagen, come annunciato dal Financial Times, ha sospeso i piani sull’impianto di batterie in Europa dell’Est dopo aver stimato di poter ricevere 10 miliardi di euro di contributi negli Usa, dando la priorità ad una struttura in Nord America.
Un sito già previsto, ma grazie alla manovra di 369 miliardi di dollari di sussidi firmata dal presidente Usa Joe Biden passa in pole position per il costruttore tedesco. La casa automobilistica guidata da Oliver Blume, e non solo, sta aspettando di vedere cosa metterà sul piatto Bruxelles. Il 14 marzo la Commissione pubblicherà il Net Zero Industry Act. Una prima risposta all’Ira di Biden che prevede di allentare le regole sugli aiuti di Stato, cosa che non convince l’Italia, oltre a valutare la distribuzione diretta di sussidi.
La Commissione presenterà anche il Critical Raw Materials Act, che riguarda le materie prime per la transizione verso l’elettrico e le nuove tecnologie. Almeno il 30% dovrà provenire dalle miniere europee. Così come almeno il 10% delle “terre rare”. Si tratta di minerali preziosi per molte produzioni, come le batterie, e che ora sono monopolio della Cina, dove si concentrano per almeno il 90%. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, deve dimostrare che l’Europa può uscire dal fuoco incrociato di Usa e Cina, riuscendo ad attrarre investimenti e a mantenere quelli previsti. Anche Intel, sul fronte dei microchip, starebbe riflettendo sui piani di espansione in Ue, Italia compresa.
La prima bozza del piano Net Zero Industry Act è stata però ritenuta non sufficiente dai vertici del gruppo tedesco di auto: «I progressi con i piani di fabbriche di batterie sono molto più rapidi in Nord America rispetto all’Europa», ha scritto su LinkedIn Thomas Schmall, capo dell’unità componenti di Volkswagen. Altri costruttori presto potrebbero seguire la scelta del gruppo di Wolfsburg.
In Europa, causa la manovra varata da Washington, è in bilico il 68% della capacità produttiva di batterie stimata per i prossimi anni. La previsione è dell’associazione Transport & Environment rispetto ai 50 progetti annunciati nel Vecchio Continente: 1,2 TWh di produzione di batterie, in grado di equipaggiare 18 milioni di auto elettriche, è ad alto o medio rischio di interruzione o delocalizzazione. In Italia il progetto Italvolt a Scarmagno, in provincia di Torino, già partito male ora sarebbe ridimensionato a favore del suo gemello Statevolt in California. In Germania è a rischio la gigafactory di Tesla a Berlino, dopo che la società di Elon Musk ha detto che concentrerà la produzione di celle negli Usa.
In bilico pure le fabbriche di batterie di West Midlands, nel Regno Unito, dove è già fallito il progetto Britishvolt. Incerte le sorti anche dei progetti di InoBat in Serbia e in Spagna.