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Balneari, il Consiglio di Stato boccia la proroga delle concessioni del governo Meloni.

(ansa)
La sentenza si riferisce ad un vecchio caso di un Comune pugliese. Ma nel dispositivo i magistrati scrivono che anche le nuove norme del Milleproroghe - già censurate da Mattarella - vanno "disapplicate da ogni organo dello Stato". Lega e Forza Italia: "Rivendichiamo la norma, avanti con la mappatura". Bonelli (Verdi): "Una dura sconfitta del governo di Meloni"
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ROMA - Il Consiglio di Stato interviene ancora una volta sui balneari. E boccia il governo Meloni: non si possono prevedere proroghe, le concessioni scadono il 31 dicembre di quest'anno e vanno messe a gara. La sentenza 2192 del primo marzo, depositata ieri, assesta un duro colpo alle norme inserite in Parlamento al decreto Milleproroghe, diventato legge che allungano gare e concessioni al 31 dicembre 2024, allungabile "per ragioni oggettive" a fine 2025. E si aggiungono alla dura censura inviata via lettera ai presidenti di Camera e Senato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al momento della firma di quella legge, lo scorso 24 febbraio.

Le obiezioni di Mattarella

Il presidente parlava di "…

ROMA - Il Consiglio di Stato interviene ancora una volta sui balneari. E boccia il governo Meloni: non si possono prevedere proroghe, le concessioni scadono il 31 dicembre di quest'anno e vanno messe a gara. La sentenza 2192 del primo marzo, depositata ieri, assesta un duro colpo alle norme inserite in Parlamento al decreto Milleproroghe, diventato legge che allungano gare e concessioni al 31 dicembre 2024, allungabile "per ragioni oggettive" a fine 2025. E si aggiungono alla dura censura inviata via lettera ai presidenti di Camera e Senato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al momento della firma di quella legge, lo scorso 24 febbraio.

Le obiezioni di Mattarella

Il presidente parlava di "specifiche e rilevanti perplessità" di quelle norme volute con forza soprattutto dalla Lega e da Forza Italia, ma alla fine avallate anche da FdI. Ricordava quanto affermato dalla Corte di Giustizia europea che "ha ritenuto incompatibile con il diritto europeo la proroga delle concessioni". E rivelava di essere stato sul punto di rinviare il decreto in Parlamento, senza convertirlo in legge se questo non avesse messo a rischio altre norme:  "Tutto questo potrebbe giustificare l'esercizio della facoltà attribuitami dall'articolo 74 della Costituzione". Perché quelle norme sui balneari "oltre a contrastare con le definitive sentenze del Consiglio di Stato, sono difformi dal diritto dell'Ue, anche in considerazione degli impegni in termini di apertura al mercato assunti dall'Italia" con il Pnrr.

Cosa dice ora il Consiglio di Stato

Ebbene il Consiglio di Stato - che già si era espresso con due sentenze nel 2021 - torna a ribadire che non sono possibili altre proroghe, l'Italia è in violazione della direttiva Bolkestein che è autoapplicativa e che punta a favorire la concorrenza soprattutto in quei settori economici dove i beni sono scarsi, come il bene demaniale delle spiagge italiane.

Ecco dunque che pur intervenendo in una questione locale - il Comune di Manduria che aveva prorogato al 2033 tutte le concessioni demaniali marittime dietro ricorso di alcune società balneari - il presidente della sesta sezione del Consiglio di Stato e i suoi consiglieri dicono quanto già noto: "La proroga automatica delle concessioni demaniali marittime in essere si pone in frontale contrasto con la sopra richiamata disciplina di cui all'art. 12 della direttiva n. 2006/123/CE, e va, conseguentemente, disapplicata da qualunque organo dello Stato".

In altre parole: non solo le norme della legge di bilancio per il 2019 del governo Conte che allungava le concessioni al 2033, ma anche le nuove norme del Milleproroghe del governo Meloni (legge 14 del 24 febbraio 2023) vanno disapplicate da qualunque organo dello Stato perché contrarie alla direttiva Ue, la cui inosservanza dura da anni e ha posto l'Italia sotto procedura d'infrazione già dal 2020.

La reazione della maggioranza

"La sentenza del Consiglio di Stato non ci sorprende", commenta a caldo il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio (Lega). "I giudici già nel 2021 avevano preannunciato che qualsiasi proroga successiva alle concessioni balneari sarebbe stata considerata da loro priva di efficacia. Noi però rivendichiamo la norma introdotta con la conversione in legge del 'Milleproroghè e il diritto del Parlamento a legiferare. A maggior ragione dopo questo pronunciamento, invitiamo il governo ad accelerare sulla mappatura delle coste".

"Consiglio di Stato: errare è umano, perseverare è diabolico #giulemanidaibalneari", scrive su Twitter il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Forza Italia).

La reazione di Verdi e Pd

Dice Angelo Bonelli, leader dei Alleanza Verdi e Sinistra che "la decisione del Consiglio di Stato ammonisce il governo italiano ricordando che non si gioca con le direttive europee e la Costituzione: le direttive europee non possono essere disapplicate e le proroghe non possono essere autorizzate dalle amministrazioni locali". Dice ancora Bonelli: "Si tratta di una dura sconfitta del governo Meloni che ha difeso privilegi di chi paga allo Stato, come nel caso del Twiga, solo 20 mila euro e fattura circa 4 milioni di euro anno. Lo stato incassa 107 milioni di euro anno dalle concessioni balneari mentre il fatturato complessivo è di 7 miliardi di euro. Le spiagge italiane di sono trasformate in lungomuri senza poter avere lungomari dove potere vedere il mare a causa della privatizzazione e cementificazione, come nel caso emblematico di Ostia. È dal 2010 che la Destra tenta di disapplicare la direttiva Bolkestein, ma con la decisione di oggi è una vittoria per un'Italia che non deve essere fondata sui soliti privilegiati".

"Dopo anni di demagogia l'esecutivo oggi è in panne, vittima della sua stessa propaganda ideologica e a farne le spese è il Paese, in particolare i tanti operatori del settore, gli amministratori locali e i lavoratori interessati lasciati nell'incertezza", dice Piero De Luca, vice capogruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati. "È tempo di scegliere in quale direzione andare e come procedere, per non lasciare allo sbando un comparto decisivo dell'economia italiana. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si assuma la responsabilità di decidere".