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Cambiano i contratti a termine: il governo per la deregulation

Una lavoratrice della Bertone alla manifestazione di Torino 
Nel decreto sul Rdc ci sarà una norma che allunga di altri 12 mesi l’assunzione senza causale. Spuntano 175 mila lavoratori che rischiano di perdere il sussidio con la riforma Calderone. I dati di Anpal
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ROMA - Il governo è pronto a inserire nel decreto di riforma del Reddito di cittadinanza, atteso entro marzo in Consiglio dei ministri, anche una norma sui contratti a termine per allungarne il tempo di fruizione senza indicare la causale, ovvero il motivo dell'assunzione, per altri 12 mesi dopo i primi 12 consentiti dalla legge.

L'obiettivo è di rendere strutturale la deroga pandemica introdotta dal governo Draghi con il decreto Sostegni bis del maggio 2021 e finita il 30 settembre scorso. Quella deroga ha consentito di aggiungere una quarta possibilità alle tre consentite dal decreto Dignità del governo M5S-Lega (2018).

Il secondo anno di un contratto a termine, in base a quel decreto ancora in vigore, devono sempre essere indicate le causali tranne che per esigenze temporanee, sostituzioni e picchi di lavoro. Draghi aveva consentito che fossero le parti sociali ad aggiungere anche altre "specifiche esigenze previste dai contratti collettiv…

ROMA - Il governo è pronto a inserire nel decreto di riforma del Reddito di cittadinanza, atteso entro marzo in Consiglio dei ministri, anche una norma sui contratti a termine per allungarne il tempo di fruizione senza indicare la causale, ovvero il motivo dell'assunzione, per altri 12 mesi dopo i primi 12 consentiti dalla legge.

L'obiettivo è di rendere strutturale la deroga pandemica introdotta dal governo Draghi con il decreto Sostegni bis del maggio 2021 e finita il 30 settembre scorso. Quella deroga ha consentito di aggiungere una quarta possibilità alle tre consentite dal decreto Dignità del governo M5S-Lega (2018).

Il secondo anno di un contratto a termine, in base a quel decreto ancora in vigore, devono sempre essere indicate le causali tranne che per esigenze temporanee, sostituzioni e picchi di lavoro. Draghi aveva consentito che fossero le parti sociali ad aggiungere anche altre "specifiche esigenze previste dai contratti collettivi". Compresa quella di sospendere del tutto la causale per un altro anno.

La ministra del Lavoro Marina Calderone vuole ripercorre la stessa strada e renderla definitiva. Riscrivendo dunque un altro totem dei Cinque Stelle - il decreto Dignità - dopo il Reddito. L'intenzione è di dare una scossa al mercato del Lavoro e togliere alibi alle aziende che non assumono. Ma i sindacati, dopo la reintroduzione in manovra dei voucher, lo leggono come un tentativo di tornare ai tempi del Jobs Act e del decreto Poletti, ovvero alla deregulation dei contratti, con un turn over elevatissimo e un'alta precarietà fatta di rinnovi, proroghe e contrattini.

I dati di Anpal sul Reddito di cittadinanza

I nuovi dati sul Reddito di cittadinanza - diffusi ieri da Anpal, l'Agenzia per le politiche attive del lavoro - mostrano intanto più di un'insidia sulla strada della riforma del sussidio che dal primo settembre cambia nome e requisito per gli occupabili (chi non ha figli minori, né disabili e over 60 nel nucleo) e poi per tutti dal primo gennaio 2024. Ebbene Anpal dice che al 31 dicembre 2022 su quasi un milione di beneficiari del Reddito erano 725 mila quelli tenuti a un Patto per il lavoro. Molti di più dei 404 mila occupabili contati dal governo che esclude padri e madri di famiglia se hanno figli piccoli.

Oltre a questi 725 mila - di cui la metà presi in carico dai Centri per l'impiego anche attraverso il programma del Pnrr chiamato Gol - ci sono 157 mila beneficiari di Reddito occupati: lavoratori poveri con salari molto bassi (il 65% a part-time) che integrano con il sussidio. Cosa succederà se - come pare - il governo abbasserà l'asticella dei requisiti Isee per tutti i beneficiari single, come raccontato a Repubblica dalla ministra Calderone?

Questi lavoratori poveri rischiano di essere tagliati fuori dalla nuova misura che sostituirà il Reddito. Anpal racconta anche che il 71% dei beneficiari possiede al massimo la licenza media. Appena il 4,3% è work-ready, cioè pronto al lavoro. Il 62% rischia di diventare disoccupato di lungo periodo. Il 74% degli occupabili non ha mai lavorato negli ultimi tre anni. Una sfida e un problema per il governo Meloni.