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Fisco, obiettivo flat tax per tutti e zero Iva su pane e latte. L'incognita delle coperture

(fotogramma)
La bozza della riforma fiscale del governo: sull’Irpef riduzione a tre aliquote, per i dipendenti tassa piatta incrementale. Cambia l'Ires, stop graduale all'Irap. Le sanzioni penali saranno ridotte
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ROMA - L’impronta della destra sul nuovo fisco ha una forma precisa. È la grande promessa identitaria che ritorna, questa volta in versione extralarge. Si chiama flat tax. Per tutti. Non subito, però. A tappe, in cinque anni. "Una transizione del sistema verso l’aliquota unica", si legge nella bozza della riforma messa a punto dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. E qui i contorni dell’impronta si fanno più incerti. Serve tempo. Perché riscrivere l’impianto dell’Irpef, seppure gradualmente, iniziando con la riduzione, da 4 a 3, delle aliquote, diluisce la questione delle risorse necessarie per finanziare l’operazione. Ma non la cancella.

ROMA - L’impronta della destra sul nuovo fisco ha una forma precisa. È la grande promessa identitaria che ritorna, questa volta in versione extralarge. Si chiama flat tax. Per tutti. Non subito, però. A tappe, in cinque anni. "Una transizione del sistema verso l’aliquota unica", si legge nella bozza della riforma messa a punto dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. E qui i contorni dell’impronta si fanno più incerti. Serve tempo. Perché riscrivere l’impianto dell’Irpef, seppure gradualmente, iniziando con la riduzione, da 4 a 3, delle aliquote, diluisce la questione delle risorse necessarie per finanziare l’operazione. Ma non la cancella.

Lo spiega bene il primo atto della delega, attesa sul tavolo del Consiglio dei ministri la settimana prossima. Le ipotesi di rimodulazione delle aliquote sono due: accorpare, al 27%, quelle centrali, oggi al 25% e al 35%; tagliare la terza, dal 35% al 33%, e allargare il perimetro dei redditi tassati al 23%, da 15 a 28 mila euro. La prima opzione costa dieci miliardi, la seconda sei.

Intanto, però, si parte. Il governo ha a disposizione il Fondo alimentato dalla lotta all’evasione, che durante il governo Draghi è arrivato a quota 3 miliardi e che oggi può contare su più risorse grazie ai risultati record conseguiti dall’Agenzia delle Entrate. Non è stato ancora deciso quando e come utilizzarlo, ufficialmente per ora si punta sul taglio delle tax expenditures, la giungla di detrazioni e deduzioni che conta più di 600 voci e che allo Stato costa 165 miliardi. Allo studio c’è un impianto a forfait, legato al reddito: più cresce l’imponibile, minore è lo sconto sulle tasse. Non saranno toccate, invece, le detrazioni legate alle spese sanitarie e scolastiche. Le risorse che si otterranno dalla revisione delle agevolazioni finanzieranno la riduzione delle aliquote e, compatibilmente con le disponibilità residue, l’estensione della flat tax incrementale ai dipendenti, passaggio intermedio prima dell’allargamento della flat a tutti.

Cambierà anche l’Iva: i beni e i servizi «similari», come gli alimentari, verranno ricondotti sotto una stessa aliquota. Per quelli di prima necessità, come il pane, la pasta e il latte, si punta all’azzeramento dell’imposta, ma anche qui servono soldi. Era una misura che una larga fetta della maggioranza voleva inserire nella legge di bilancio; è durata pochi giorni, fermata dal Tesoro proprio per i costi insostenibili. Nella bozza della delega in 22 articoli anche la riduzione dell’Iva per l’importazione delle opere d’arte.

In quella che ambisce ad essere una riforma organica trova spazio anche la revisione della tassazione sulle imprese. Stop graduale dell’Irap, mentre l’Ires, l’imposta sui redditi delle società, passa allo schema delle due aliquote, con una ridotta, rispetto al 24%, per quella quota di reddito destinata, nei due anni successivi, a investimenti qualificati o a nuove assunzioni. Il disegno del governo, però, è accolto dai malumori delle imprese. "Se si parla solo di rimodulazione di alcune aliquote non è questa la strada", avverte il presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Che critica anche la scelta di "utilizzare il fisco di impresa su strumenti come le nuove assunzioni".

Nella delega c’è anche un’altra impronta della destra: la lotta all’evasione deve cambiare registro. Nel giorno in cui le Entrate certificano il recupero record dell’evasione, sopra i 20 miliardi nel 2022, il governo scrive che vuole "rivoluzionare il procedimento accertativo" perchè le misure "repressive" utilizzate fino ad oggi si sono rivelate "poco efficaci e sostanzialmente mai incisive". Spazio all’adempimento spontaneo, indotto da un patto con lo Stato: si paga quanto concordato, in cambio si ottiene lo stop a nuovi accertamenti. La tregua fiscale passa anche dall’intervento sulle sanzioni penali tributarie: il confine con il condono è labile, ma fonti di governo precisano che "non ci sarà una depenalizzazione". Le sanzioni, in particolare quelle connesse al reato di dichiarazione infedele, saranno però più leggere. L’impronta, qui, si rifà più chiara.


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