Fisco, obiettivo flat tax per tutti e zero Iva su pane e latte. L'incognita delle coperture
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - L’impronta della destra sul nuovo fisco ha una forma precisa. È la grande promessa identitaria che ritorna, questa volta in versione extralarge. Si chiama flat tax. Per tutti. Non subito, però. A tappe, in cinque anni. "Una transizione del sistema verso l’aliquota unica", si legge nella bozza della riforma messa a punto dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. E qui i contorni dell’impronta si fanno più incerti. Serve tempo. Perché riscrivere l’impianto dell’Irpef, seppure gradualmente, iniziando con la riduzione, da 4 a 3, delle aliquote, diluisce la questione delle risorse necessarie per finanziare l’operazione. Ma non la cancella.
ROMA - L’impronta della destra sul nuovo fisco ha una forma precisa. È la grande promessa identitaria che ritorna, questa volta in versione extralarge. Si chiama flat tax. Per tutti. Non subito, però. A tappe, in cinque anni. "Una transizione del sistema verso l’aliquota unica", si legge nella bozza della riforma messa a punto dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. E qui i contorni dell’impronta si fanno più incerti. Serve tempo. Perché riscrivere l’impianto dell’Irpef, seppure gradualmente, iniziando con la riduzione, da 4 a 3, delle aliquote, diluisce la questione delle risorse necessarie per finanziare l’operazione. Ma non la cancella.
Intanto, però, si parte. Il governo ha a disposizione il Fondo alimentato dalla lotta all’evasione, che durante il governo Draghi è arrivato a quota 3 miliardi e che oggi può contare su più risorse grazie ai risultati record conseguiti dall’Agenzia delle Entrate. Non è stato ancora deciso quando e come utilizzarlo, ufficialmente per ora si punta sul taglio delle tax expenditures, la giungla di detrazioni e deduzioni che conta più di 600 voci e che allo Stato costa 165 miliardi. Allo studio c’è un impianto a forfait, legato al reddito: più cresce l’imponibile, minore è lo sconto sulle tasse. Non saranno toccate, invece, le detrazioni legate alle spese sanitarie e scolastiche. Le risorse che si otterranno dalla revisione delle agevolazioni finanzieranno la riduzione delle aliquote e, compatibilmente con le disponibilità residue, l’estensione della flat tax incrementale ai dipendenti, passaggio intermedio prima dell’allargamento della flat a tutti.
In quella che ambisce ad essere una riforma organica trova spazio anche la revisione della tassazione sulle imprese. Stop graduale dell’Irap, mentre l’Ires, l’imposta sui redditi delle società, passa allo schema delle due aliquote, con una ridotta, rispetto al 24%, per quella quota di reddito destinata, nei due anni successivi, a investimenti qualificati o a nuove assunzioni. Il disegno del governo, però, è accolto dai malumori delle imprese. "Se si parla solo di rimodulazione di alcune aliquote non è questa la strada", avverte il presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Che critica anche la scelta di "utilizzare il fisco di impresa su strumenti come le nuove assunzioni".
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