✕

Auto elettrica, vertice dei governi contrari all'obbligo dal 2035

Italia e Germania tra i 12 'scettici'. Spunta anche il ribaltone su Euro 7
2 minuti di lettura

TORINO - L'appuntamento è per lunedì a Strasburgo, in parallelo alla riunione plenaria dell'Europarlamento, e gli inviti sono stati fatti dal ministro ai Trasporti della Repubblica Ceca, Martin Kupka. L'obiettivo? Allargare il fronte degli scettici rispetto alle regole dell'Unione sull'auto, che sia lo standard Euro7 o lo stop al motore termico nel 2035. Dopo le pressioni del ministro ai Trasporti italiano, Matteo Salvini, la Cechia ha già aderito al fronte che punta a rimettere in discussione le norme. Kupka ha chiamato a raccolta i colleghi ministri di 12 Paesi per discutere non solo dello stop alla vendita delle auto a benzina e diesel nel 2035 in Europa, ma dei livelli di emissioni previsti con lo standard Euro7.

TORINO - L'appuntamento è per lunedì a Strasburgo, in parallelo alla riunione plenaria dell'Europarlamento, e gli inviti sono stati fatti dal ministro ai Trasporti della Repubblica Ceca, Martin Kupka. L'obiettivo? Allargare il fronte degli scettici rispetto alle regole dell'Unione sull'auto, che sia lo standard Euro7 o lo stop al motore termico nel 2035. Dopo le pressioni del ministro ai Trasporti italiano, Matteo Salvini, la Cechia ha già aderito al fronte che punta a rimettere in discussione le norme. Kupka ha chiamato a raccolta i colleghi ministri di 12 Paesi per discutere non solo dello stop alla vendita delle auto a benzina e diesel nel 2035 in Europa, ma dei livelli di emissioni previsti con lo standard Euro7.

È proprio l'ultimo pacchetto di norme legato alle emissioni di inquinanti e al particolato del motore a scoppio, ancora in discussione, il motivo originario della convocazione. Poi si parlerà anche della scadenza 2035. Il ministro dei Trasporti italiano, Salvini, ci sarà. Ha già definito la fine alla vendita di auto a benzina e diesel "una follia". E durante la campagna elettorale era arrivato a proporre un referendum abrogativo sulla questione.

Il governo Meloni ha già detto "no" alla ratifica di quello che è stato votato in ultima battuta a metà febbraio dall'europarlamento, così come la Polonia, mentre la Bulgaria è pronta ad astenersi. Sulla stessa linea la Germania che chiede, per trasformare il suo voto in un sì, l'introduzione degli e-fuel come alternativa all'elettrico per mantenere in vita il motore a scoppio. Strada che convince anche la Repubblica Ceca. Paesi che domani saranno presenti al meeting degli scettici. Quali gli altri? Kupka ha invitato Finlandia, Portogallo, Francia e Spagna, (Stati che sono interessati viste ricadute industriali dirette dei provvedimenti ma non hanno mai messo in discussione i provvedimenti) Ungheria, che potrebbe entrare a far parte del fronte del no anche se gli investimenti sugli impianti di batterie fanno gola al governo Orbán. Slovenia e Slovacchia potrebbe seguire la Repubblica Ceca, cosi come la Romania.

Con il vertice di domani, tra mezzogiorno e le tre, si capirà se il fronte anti-2035 sarà più numeroso e avrà un peso anche maggiore. Per ora la ratifica del provvedimento è stata rinviata dalla presidenza svedese del Consiglio per evitare che potesse saltare tutto. Le diplomazie sono al lavoro, soprattutto per far rientrare l'astensione tedesca. A Bruxelles si parla di una nuova convocazione della riunione degli ambasciatori, propedeutica al Consiglio, per giovedì 16 marzo, ma in agenda per ora non compare. E sarebbe in corso anche una discussione tra Germania e Francia per trovare una mediazione.

Il governo gialloverde di Scholz è spaccato sul punto tra i Liberali, che vogliono gli e-fuel, e i Verdi, che sono per l'elettrico. L'ala liberale. incarnata dal ministro tedesco ai Trasporti Volker Wissing, che domani sarà a Strasburgo, tiene duro. Vuole portare a casa il risultato anche nei confronti dell'industria, soprattutto la componentistica. Alla filiera auto interessa salvare il motore a scoppio: e-fuel e biocarburanti sono il mezzo per farlo. La battaglia sugli Euro7 è meno importante perché i costi ricadono più sui costruttori, già impegnati nella transizione.