La riforma del fisco piace ai commercianti. Ma non a Confindustria
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - Le piccole applaudono, le grandi no. E Giorgia Meloni deve attendere per capire se la sua riforma del fisco sarà validata da tutte le imprese. Ha già dalla sua parte i commercianti e gli artigiani, un pezzo di consenso importante, identitario, trasversale alla sua maggioranza, per questa ragione anche conteso con la Lega e Forza Italia. Non può dire lo stesso di Confindustria. Che resta fredda: giudizio sospeso, con l’avviso preventivo sul rischio di incappare in scelte sbagliate.
ROMA - Le piccole applaudono, le grandi no. E Giorgia Meloni deve attendere per capire se la sua riforma del fisco sarà validata da tutte le imprese. Ha già dalla sua parte i commercianti e gli artigiani, un pezzo di consenso importante, identitario, trasversale alla sua maggioranza, per questa ragione anche conteso con la Lega e Forza Italia. Non può dire lo stesso di Confindustria. Che resta fredda: giudizio sospeso, con l’avviso preventivo sul rischio di incappare in scelte sbagliate.
Promossa anche la nuova Ires perché, è il ragionamento, comunque si semplifica il sistema, eliminando l’Irap; "il bilanciamento con la sovrimposta Ires è ben tarato, il saldo è positivo per i commercianti". Piace molto anche la tassazione al 24% (non più legata alle aliquote dell’Irpef) per i redditi lasciati in azienda per la patrimonializzazione. Anche gli artigiani promuovono il governo. "Siamo sulla strada giusta per una revisione organica del sistema", dice il presidente di Confartigianato Marco Granelli. La premier incassa il sì dei piccoli, ma i festeggiamenti restano in stand-by. Aspettando Confindustria.
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