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La riforma del fisco piace ai commercianti. Ma non a Confindustria

(ansa)
Gli industriali contestano il taglio dell’Ires legato alle assunzioni. Per le piccole imprese con le nuove aliquote ci saranno meno tasse
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ROMA - Le piccole applaudono, le grandi no. E Giorgia Meloni deve attendere per capire se la sua riforma del fisco sarà validata da tutte le imprese. Ha già dalla sua parte i commercianti e gli artigiani, un pezzo di consenso importante, identitario, trasversale alla sua maggioranza, per questa ragione anche conteso con la Lega e Forza Italia. Non può dire lo stesso di Confindustria. Che resta fredda: giudizio sospeso, con l’avviso preventivo sul rischio di incappare in scelte sbagliate.

Basta mettere a confronto le reazioni alla bozza della delega fiscale per capire perché il fronte delle imprese è diviso. "La riforma va nella direzione giusta", dicono in…

ROMA - Le piccole applaudono, le grandi no. E Giorgia Meloni deve attendere per capire se la sua riforma del fisco sarà validata da tutte le imprese. Ha già dalla sua parte i commercianti e gli artigiani, un pezzo di consenso importante, identitario, trasversale alla sua maggioranza, per questa ragione anche conteso con la Lega e Forza Italia. Non può dire lo stesso di Confindustria. Che resta fredda: giudizio sospeso, con l’avviso preventivo sul rischio di incappare in scelte sbagliate.

Basta mettere a confronto le reazioni alla bozza della delega fiscale per capire perché il fronte delle imprese è diviso. "La riforma va nella direzione giusta", dicono in coro Confcommercio, Confartigianato e Cna, a cui si aggiungono i costruttori di Confedilizia e i commercialisti. Il presidente degli industriali Carlo Bonomi ribadisce, invece, il concetto della prima ora e cioè che la grande industria si aspetta "una riforma organica", un fisco che sia "amico delle imprese, di chi vuole fare, che premi chi investe, che premi chi capitalizza le proprie imprese". Non a caso ricorda che è stato il governo a parlare di fisco amico con le imprese. E non a caso ribadisce che vuole vedere i testi prima di esprimere un parere.

C’è margine, da qui alla riunione del Consiglio dei ministri, per correggere il tiro. Anche perché una delle misure che riguarda le imprese, la nuova Ires a due aliquote, non convince affatto. Sbagliato, per gli industriali, che il taglio, dal 24% a un probabile 15%, sia vincolato all’obbligo di investire gli utili in assunzioni, uno dei due paletti previsti dal governo (l’altro è indirizzarli a nuovi investimenti). Tra l’altro, a leggere i 22 articoli della bozza della delega, per le grandi imprese non c’è molto. Anche il superamento dell’Irap presenta criticità: sarà graduale e da subito prevede una sovrimposta a fini Ires, una sorta di addizionale che è necessaria perché il gettito incassato dallo Stato con l’imposta regionale sulle attività produttive deve continuare a finanziare la sanità. 

I piccoli, al contrario, traggono vantaggi. La stragrande maggioranza dei commercianti al dettaglio, i titolari di un bar o di un negozio, esercitano la propria attività come ditta individuale, non come società. Versano l’Irpef e per questo, spiega Vincenzo De Luca, responsabile per il fisco di Confcommercio, "intervenire, come il governo intende fare, con la riduzione delle aliquote da quattro a tre, inciderà in maniera molto positiva sugli esercenti".

Promossa anche la nuova Ires perché, è il ragionamento, comunque si semplifica il sistema, eliminando l’Irap; "il bilanciamento con la sovrimposta Ires è ben tarato, il saldo è positivo per i commercianti". Piace molto anche la tassazione al 24% (non più legata alle aliquote dell’Irpef) per i redditi lasciati in azienda per la patrimonializzazione. Anche gli artigiani promuovono il governo. "Siamo sulla strada giusta per una revisione organica del sistema", dice il presidente di Confartigianato Marco Granelli. La premier incassa il sì dei piccoli, ma i festeggiamenti restano in stand-by. Aspettando Confindustria.

 

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