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Anche la scienza lo conferma: i soldi fanno la felicità

(reuters)
Uno studio congiunto di Matthew Killingsworth e del premio Nobel Daniel Kahneman risolve l'antica controversia: il benessere mentale aumenta con la crescita del reddito e solo per una quota minoritaria gli effetti positivi cessano a 100 mila dollari
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ROMA - I soldi fanno la felicità: ora per la scienza è pacifico. E proprio di pace è il caso di parlare, visto che su questo tema, che da secoli divide tanto i filosofi che la saggezza popolare, hanno trovato un’intesa due super esperti che la pensavano quasi all’opposto. Da una parte Matthew Killingsworth, psicologo dell’Università della Pennsylvania, che da tempo sostiene come guadagnare di più porti a un maggiore benessere emotivo. Dall’altra Daniel Kahneman di Princeton, premio Nobel nel 2002 per i suoi studi sulla finanza comportamentale, secondo cui invece sopra una certa somma - 90 mila dollari, più o meno 84 mila euro - un aumento in busta paga non porta significativi miglioramenti dell’umore. Aveva ragione Killingsworth dunque, riconoscono ora i due in uno studio congiunto appena pubblicato, nato proprio per dirimere la controversia. Il risultato di questa nuova analisi sui dati originari lascia pochi dub…

ROMA - I soldi fanno la felicità: ora per la scienza è pacifico. E proprio di pace è il caso di parlare, visto che su questo tema, che da secoli divide tanto i filosofi che la saggezza popolare, hanno trovato un’intesa due super esperti che la pensavano quasi all’opposto. Da una parte Matthew Killingsworth, psicologo dell’Università della Pennsylvania, che da tempo sostiene come guadagnare di più porti a un maggiore benessere emotivo. Dall’altra Daniel Kahneman di Princeton, premio Nobel nel 2002 per i suoi studi sulla finanza comportamentale, secondo cui invece sopra una certa somma - 90 mila dollari, più o meno 84 mila euro - un aumento in busta paga non porta significativi miglioramenti dell’umore. Aveva ragione Killingsworth dunque, riconoscono ora i due in uno studio congiunto appena pubblicato, nato proprio per dirimere la controversia. Il risultato di questa nuova analisi sui dati originari lascia pochi dubbi, la felicità aumenta in maniera costante al crescere del reddito. Con una piccola precisazione però, che rende l’onore delle armi a Kahneman: per il 20% di esseri umani più infelici, ma solo per loro, gli effetti positivi cessano a 100 mila dollari. Sopra quella somma le cause del malessere psicologico sono così profonde che anche diventare dei Paperoni rende più felici.

E così l’eterna controversia sui benefici o i danni della ricchezza passa fino a prova contraria in giudicato. Con buona pace degli stoici, che nel possesso vedevano solo impicci, o dei fautori della decrescita felice. Uno studio pubblicato nel 2010 da Kahneman, basato su sondaggi condotti per due anni su mille lavoratori americani, sembrava aver dato supporto scientifico alla tribù degli anti-materialisti. Secondo il professore israeliano infatti i benefici emozionali dell’aumento di reddito andavano ad appiattirsi, diventando nulli, oltre i famosi 90 mila dollari di reddito. Come a dire: se è vero che la ricchezza serve per essere felici, ne serve quanto basta, fino a un certo punto. Peccato che nel 2021 Killingsworth, guru mondiale degli studi sulla felicità, abbia pubblicato uno studio di senso diverso. Chiedendo a 34 mila americani di esprimere il loro grado di felicità da 1 a 10, tre volte al giorno per diverse settimane, scoprì che il buonumore continuava a cresceva in modo proporzionale al reddito. Senza nessun tetto, anche a cifre molto alte.

L'unione delle forze

Insomma, sul tema pure la scienza si è trovata divisa: i soldi fanno o non fanno la felicità? Divisione che è continuata finché Killingsworth e Kahneman non hanno deciso di cimentarsi nella pratica che in accademia si chiama “adversarial collaboration”, cioè una collaborazione tra scienziati che testano ipotesi contrastanti. L’articolo che ne è derivato, appena pubblicato sulla rivista The Proceedings of the National Academy of Sciences, identifica i limiti di metodo alla base dell’errore di Kahneman, dando ragione al collega. Ma gli riconosce la sua parte di ragione per i più infelici tra gli infelici, spiegando perché Killingsworth non era riuscito a identificare il loro malessere incurabile, neanche con la medicina dei soldi.

Per i più "infelici" il beneficio si ferma a 100 mila dollari

Lo studio disegna quindi una serie di curve che rappresentano il legame tra ricchezza e benessere psicologico, per vari gradi di felicità (o infelicità), con esiti per certi aspetti stupefacenti. Prendiamo il 15% più infelice della popolazione: per questo gruppo, salendo da zero fino a 100 mila dollari di reddito, il benessere aumenta più velocemente della media, salvo poi inchiodarsi all’improvviso – come detto – oltre i 100 mila. Diverso il caso del 15% più felice della popolazione: in questo gruppo, superati i 100 mila dollari, l’aumento di benessere non solo prosegue, ma addirittura accelera. In tutto questo però, avvertono Killingsworth e Kahneman, in totale sintonia, è bene tenere presente che la correlazione tra soldi e felicità, per quanto confermata dalle statistiche, è piuttosto debole. Una differenza di reddito di quattro volte, all’insù o all’ingiù, ha un effetto sull’umore, positivo o negativo, doppio rispetto al fatto di essere sposati, ma paragonabile a quello di un fine settimana di riposo. E molto inferiore a quello di un mal di testa.