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Direttiva case green verso l'ultimo sì all'Europarlamento. Ma per il governo italiano resta "inaccettabile"

Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (ansa)
Lunedì il dibattito sul provvedimento, martedì a mezzogiorno il voto nella plenaria. Ecco cosa prevede la direttiva che riguarda almeno 3,5 milioni di edifici in classe G
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ROMA - "Neutralità climatica" entro il 2050. Per raggiungere l'obiettivo, la direttiva Ue sulle case green, che oggi pomeriggio verrà discussa e domani alle 12 votata definitivamente dal Parlamento Ue in seduta plenaria a Strasburgo, prevede che tutti gli edifici residenziali dei Paesi membri debbano essere classificati, su una scala da A a G in base alla loro prestazione energetica, almeno al livello E entro il 2030, e a quello D entro il 2033. Il livello G, quello più basso e dunque meno efficiente, dovrebbe rimanere limitato a non oltre il 15% degli edifici. Gli edifici non residenziali e quelli pubblici dovrebbero raggiungere lo stesso obiettivo (livello E e poi D) un po' prima, rispettivamente entro il 2027 e il 2030.

La direttiva, frutto di un compromesso tra i partiti che ha permesso di rendere le regole un po' più elastiche, è fortemente osteggiata dal governo italiano, nonostante inizialmente, quando era stata presenta…

ROMA - "Neutralità climatica" entro il 2050. Per raggiungere l'obiettivo, la direttiva Ue sulle case green, che oggi pomeriggio verrà discussa e domani alle 12 votata definitivamente dal Parlamento Ue in seduta plenaria a Strasburgo, prevede che tutti gli edifici residenziali dei Paesi membri debbano essere classificati, su una scala da A a G in base alla loro prestazione energetica, almeno al livello E entro il 2030, e a quello D entro il 2033. Il livello G, quello più basso e dunque meno efficiente, dovrebbe rimanere limitato a non oltre il 15% degli edifici. Gli edifici non residenziali e quelli pubblici dovrebbero raggiungere lo stesso obiettivo (livello E e poi D) un po' prima, rispettivamente entro il 2027 e il 2030.

La direttiva, frutto di un compromesso tra i partiti che ha permesso di rendere le regole un po' più elastiche, è fortemente osteggiata dal governo italiano, nonostante inizialmente, quando era stata presentata a ottobre, il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin si fosse pronunciato favorevolmente per la sua adozione. E quindi il 9 febbraio in Commissione Industria hanno votato no tutti i rappresentanti di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Sì convinto invece di Pd e di M5S.

Le eccezioni all'obbligo di adeguamento degli edifici

Il compromesso raggiunto in commissione Industria, che però non ha convinto il governo italiano, che continua a considerare la direttiva "una patrimoniale mascherata", permette di escludere diverse categorie di abitazioni dall'obbligo di adeguamento energetico. Le principali riguardano case di vacanza, palazzi storici ufficialmente protetti, chiese, abitazioni indipendenti di meno di 50 metri quadrati. In particolare, il testo di compromesso che verrà votato martedì 14 include una norma ritagliata su misura per l'Italia, e cioè l'esclusione "degli edifici che richiedono una particolare conservazione" perché fanno parte di un ambiente di interesse specifico o "a causa del loro particolare valore architettonico e storico". Definizioni un po' generiche ma che poi potrebbero trovare una dettagliata definizione su misura per i piccoli borghi italiani nella legge di recepimento della direttiva.

Esenti dagli obblighi di ristrutturazione green anche gli alloggi sociali di proprietà pubblica, qualora i lavori di ristrutturazione "non fossero neutri in termini di costi" o "portassero ad aumenti degli affitti per le persone che vivono in alloggi sociali che non possono essere limitati". Le esenzioni dovrebbero essere limitate al 22% degli edifici e possono essere invocate solo fino al 2037.

I fondi per le ristrutturazioni

Secondo uno studio della Commissione Europea gli edifici nell'UE sono responsabili del 40% del nostro consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra. Però questo non significa che i costi delle ristrutturazioni debbano essere a carico delle famiglie, soprattutto di quelle più povere. Secondo la direttiva, le strategie nazionali di ristrutturazione dovrebbero includere misure per facilitare l'accesso alle sovvenzioni e ai finanziamenti soprattutto per le famiglie economicamente più vulnerabili, che dovrebbero avere a disposizione delle sovvenzioni dedicate.

La posizione del governo italiano

Alcuni giorni fa il ministro Pichetto ha definito "inaccettabile" la proposta del Parlamento Ue perché "non solo pone come vincolo le due date 2030-2033 ma lo pone come vincolo individuale mentre almeno Commissione e il Consiglio Europeo dicono è un vincolo Stato calcolato sulla media". Pichetto ha aggiunto che "con 100 miliardi tra superbonus e bonus del 50% e del 65% abbiamo efficientato 360mila immobili. La stima degli immobili in classe G, non c'è alcun dato definitivo, parla di almeno 3,5 milioni di edifici quindi qualcuno deve dire come potremmo raggiungere quei dati: quindi è 'no' a quel modello" indicato da Consiglio e Parlamento "mentre può essere una valutazione seria se il modello è di una media e di un percorso".