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Fallimento Silicon Valley Bank. Ecco perché è successo. Le difese dell'Europa

(reuters)
La banca americana è saltata per il mix di rialzo dei tassi e gestione sbagliata di attivi e passivi di bilancio. Ora gli Usa hanno deciso di salvaguardare tutti i depositi. Secondo gli addetti ai lavori, le regole di Basilea 3 sono state osservate in modo più stringente nel Vecchio continente
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Cosa è la Silicon Valley Bank?

Svb è una banca legata a doppio filo all'industria tecnologica e delle startup californiane. Si è specializzata come banca presso la quale le startup depositano i soldi ricevuti dagli investitori di venture capital. Il problema di questa iper-concentrazione geografica e di comparto economico è esploso, dopo quattro anni di fortissima crescita dei depositi ricevuti dalle startup. I fondi affidati a Svb sono arrivati a 220 miliardi, di dollari, +200% negli ultimi quattro anni.

 

Perché è fallita Svb?

L'8 marzo la Svb Financial Group, holding di Svb, ha annunciato la vendita di un portafoglio di titoli da 21 miliardi di dollari, incassando una perdita di 1,8 miliardi e la vendita di 2,25 miliardi di nuove azioni per raccogliere capitale e puntellare le sue finanze. Poco prima Moody's aveva avvertito della eccessiva concentrazione del portafoglio di investimenti della banca in titoli govern…

Cosa è la Silicon Valley Bank?

Svb è una banca legata a doppio filo all'industria tecnologica e delle startup californiane. Si è specializzata come banca presso la quale le startup depositano i soldi ricevuti dagli investitori di venture capital. Il problema di questa iper-concentrazione geografica e di comparto economico è esploso, dopo quattro anni di fortissima crescita dei depositi ricevuti dalle startup. I fondi affidati a Svb sono arrivati a 220 miliardi, di dollari, +200% negli ultimi quattro anni.

 

Perché è fallita Svb?

L'8 marzo la Svb Financial Group, holding di Svb, ha annunciato la vendita di un portafoglio di titoli da 21 miliardi di dollari, incassando una perdita di 1,8 miliardi e la vendita di 2,25 miliardi di nuove azioni per raccogliere capitale e puntellare le sue finanze. Poco prima Moody's aveva avvertito della eccessiva concentrazione del portafoglio di investimenti della banca in titoli governativi, svalutati dai rialzi dei tassi della Fed.

Il problema di Svb era proprio questo: il grande afflusso di denaro, ricevuto dalle aziende sue clienti, era investito in Treasury a scadenze più lunghe, per cercare di guadagnare sugli interessi nella fase dei tassi bassi. Dei 211 miliardi di asset stimati in Svb, alla fine del 2021, 117 miliardi erano proprio investiti in questo modo. Alla fine del 2022, in un portafoglio di bond da 91 miliardi che era iscritto a bilancio per esser tenuto fino alla scadenza (e quindi rimborsato alla pari) il valore reale era di 76 miliardi. E quando si è creato un disallineamento improvviso tra le alte richieste di denaro delle startup-clienti, dovuto sia all'assottigliamento della liquidità nel settore (sempre effetto dei rialzi dei tassi Fed) che ai dubbi sulla stabilità dell'istituto, e la liquidità disponibile presso Svb, la vendita di quei titoli per soddisfare le richieste dei correntisti ha fatto realizzare le perdite. E così la crisi si è avvitata ed è scattata la protezione delle autorità, che hanno chiuso Svb trasferendo tutti i depositi in una nuova entità per poi procedere ai rimborsi.

Sono fallite altre banche?

Le autorità Usa hanno chiuso una seconda banca, Signature Bank, nello Stato di New York e uno dei maggiori istituti per le società cripto. Diventa così il terzo maggior episodio di questo tipo dopo Washington Mutual nel 2008 e la stessa Silicon Valley Bank. Signature ha cercato invano un Cavaliere bianco che non è arrivato. Nata nel 2001 come alternativa alle Big, nel 2018 ha mosso i primi passi nel mondo cripto, assumendo personale specializzato così da espandere il suo raggio d'azione al di là del mercato immobiliare. Un passo importante che l'ha portata a divenire una della maggiori istituzioni finanziarie sul mercato delle critpovalute, e l'ha aiutata a raddoppiare i depositi in due anni. Agli inizi del 2022 proprio il 27% del suo totale depositi proveniva da clienti con asset digitali.

L'esposizione alle critpovalute però l'ha resa anche vulnerabile al collasso di Ftx tanto da spingerla a tagliare i rapporti con alcuni dei suoi clienti attivi sugli asset digitali, fra i quali Binance. Il passo indietro non è però riuscito a calmare i timori degli investitori e così la chiusura di Silvergate Capital prima e di Silicon Valley Bank poi l'hanno travolta. Nell'annunciare la chiusura di Signature Bank, le autorità hanno precisato che gli azionisti non saranno tutelati e il management sarò rimosso. La banca, alla fine del 2022, aveva 110 miliardi di dollari di asset e 88,6 miliardi in depositi.

Cosa hanno deciso gli Usa per evitare il contagio?

Oltre alle chiusure delle banche, è scattato un piano articolato di intervento a più livelli. Il Tesoro, la Fdic e la Fed hanno annunciato domenica sera che tutti i depositi presso Svb saranno disponibili da lunedì, quindi anche quelli sopra il 250.000 dollari: è questo il limite entro il quale sono assicurati dalla Federal Deposit Insurance Corp. Inoltre la Banca centrale ha messo a disposizione del sistema finanziario una nuova finestra di liquidità per aiutare le banche a rispondere alle richieste dei clienti, in caso di fuga.

Un'azione "forte" che ha come obiettivo quello di "proteggere l'economia americana rafforzando la fiducia nel nostro sistema bancario", si legge nella nota congiunta nella quale si precisa che "il sistema bancario resta resiliente e si basa su fondamenta solide, in larga parte grazie alle riforme effettuate dopo la crisi finanziaria". Non ci saranno però salvataggi dell'istituto: azionisti e obbligazionisti saranno coinvolti nel crack. La tutela di tutti i depositi è un segnale di distensione che punta a evitare una crisi bancaria dalle conseguenze imprevedibili anche per il presidente Joe Biden che si appresta a decidere su una sua possibile ricandidatura per il 2024. Si calcola che oltre il 90% dei depositi sia in Svb che in Signature fossero sopra i 250mila dollari e quindi esclusi dalla garanzia diretta.

L'intervento della Fed serve invece alle banche che devono fronteggiare eventuali richieste di rimborso accelerato dei depositi: consente di accedere a liquidità del sistema centrale senza dover svalutare i titoli portati come collaterale. Notano alcuni analisti che è di fatto una interruzione del Quantitative tightening della Fed, da cui si attendeva per altro una accelerazione del rialzo dei tassi nella riunione di settimana prossima. Molti si aspettano che l'innalzamento da 50 punti, ora, non ci sarà.

Una crisi del genere può scattare anche in Europa?

Davide Serra, fondatore e amministratore delegato del fondo globale Algebris, intervistato da Repubblica ha chiarito le differenze. "In Europa le banche con più di 10 miliardi di totale attivo sono sottoposte alle regole di Basilea 3 su liquidità, concentrazione dei rischi e patrimonio. Per intenderci non possono fare ciò che ha fatto Svb, cioé raccogliere quasi 200 miliardi di depositi a breve e investirli a lunga scadenza per guadagnarci di più".

Sulla stampa il dg dell'Abi, Giovanni Sabatini, richiama le regole del sistema bancario. E in particolare Basilea 3, che prevede il rispetto non solo di indici di solidità patrimoniale, ma anche sulla liquidità e sul giusto equilibrio tra attivi e passivi. Per Sabatini, la differenza fondamentale è che gli Usa hanno esentato alcuni istituti dal rispetto di questi requisiti. E infatti Svb non aveva una liquidità sufficiente ad affrontare gli imprevisti. In Italia, invece, l'indice previsto dalle regole sulla liquidità è a quota 160% (su una richiesta di 100%) e quello sulla capacità di equilibrare attività e passività al 130%.

Ricorda ancora Serra: "In Europa le banche con più di 10 miliardi di totale attivo sono sottoposte alle regole di Basilea 3 su liquidità, concentrazione dei rischi e patrimonio. Per intenderci non possono fare ciò che ha fatto Svb, cioé raccogliere quasi 200 miliardi di depositi a breve e investirli a lunga scadenza per guadagnarci di più". Invece negli Usa "nel maggio 2018 Trump alzò da 50 a 250 miliardi di attivo il tetto per le banche considerate troppo grandi per fallire, tornando indietro rispetto al Dodd Frank Act emanato dopo la grande crisi finanziaria del 2008. In questo modo la stragrande maggioranza delle banche Usa ha potuto operare senza grandi controlli da parte della Fed e il fallimento di Svb è il risultato di questa politica di eccessiva deregulation".

Chi rischia ora?

Le conseguenze più dirette del crack di Svb sono invece in Inghilterra, dove aveva la sua maggiore filiale straniera. Qui è però già scattato un piano: il braccio britannico di Svb è stato venduto a Hsbc, ha annunciato direttamente il governo. Hsbc Holdings plc è uno dei più grandi gruppi bancari del mondo. È il primo istituto di credito europeo per capitalizzazione, la sua sede si trova nella Hsbc Tower nei Docklands di Londra.

Elemento critico del sistema finanziario Usa si stanno rivelando in generale le banche regionali, che sono strettamente dipendenti dall'andamento di un territorio dove concentrano le loro attività e passività. Oppure quelle che si sono dedicate a un singolo comparto, come le startup per Svb o le cripto per Signature. Il mercato punta il dito chiaramente su First Republic, proprio una delle banche regionali che ha provato a rassicurare di "aver rafforzato e diversificato la sua posizione finanziaria attraverso l'accesso a liquidità aggiuntiva messa a disposizione dalla Fed e da da Jp Morgan", ma affonda a Wall Street.

Per quel che riguarda investitori ed economia reale, Serra indica: "Venture capital e startup perderanno tanti soldi, ma non vedo problemi per le grosse banche Usa e per quelle europee. Anzi, se queste ultime verranno bersagliate dalle vendite rappresenteranno una buona occasione d’acquisto". Ai risparmiatori italiani infine suggerisce: "Devono controllare i propri portafogli e assicurarsi che non vi siano all’interno titoli di banche regionali americane. Se hanno banche europee e italiane non c’è da preoccuparsi, i casi Popolare di Lodi, di Vicenza o di Bari sono ormai alle spalle".