Riforma del fisco, il governo al tavolo con le parti sociali. Chi è d'accordo e chi si oppone
di Rosaria Amato , Giuseppe Colombo , di Rosaria Amato, Giuseppe ColomboROMA - Da un lato le forti perplessità espresse dai sindacati, che contestano sia il metodo che i contenuti della delega fiscale. Dall’altro le organizzazioni imprenditoriali e professionali, che hanno espresso un convinto apprezzamento, compresa Confindustria, che la settimana scorsa aveva sollevato dubbi sulla riforma. Il governo sentirà per primi i più scettici: oggi, dalle 14, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con il viceministro Maurizio Leo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, incontreranno Cgil, Cisl, Uil e Ugl; subito dopo Cofsal Unsa, Confintesa, Usb e Cisal. Domani sarà la volta invece delle associazioni imprenditoriali e delle banche, da Confindustria e Abi, fino a Confcommercio e Confagricoltura.
ROMA - Da un lato le forti perplessità espresse dai sindacati, che contestano sia il metodo che i contenuti della delega fiscale. Dall’altro le organizzazioni imprenditoriali e professionali, che hanno espresso un convinto apprezzamento, compresa Confindustria, che la settimana scorsa aveva sollevato dubbi sulla riforma. Il governo sentirà per primi i più scettici: oggi, dalle 14, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con il viceministro Maurizio Leo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, incontreranno Cgil, Cisl, Uil e Ugl; subito dopo Cofsal Unsa, Confintesa, Usb e Cisal. Domani sarà la volta invece delle associazioni imprenditoriali e delle banche, da Confindustria e Abi, fino a Confcommercio e Confagricoltura.
I sindacati sono contrariati innanzitutto dal fatto che la convocazione arrivi quando la riforma è già stata messa a punto. «Noi chiediamo che il governo si confronti con noi prima di prendere decisioni», ha detto qualche giorno fa il leader della Cgil Maurizio Landini, che oggi forse non parteciperà all’incontro a Palazzo Chigi perché impegnato nell’organizzazione del Congresso, dal 15 al 18 a Rimini (al suo posto Gianna Fracassi). Non ci sarà neanche Pierpaolo Bombardieri, impegnato in una mobilitazione delle Poste: la Uil sarà rappresentata da Domenico Proietti. La posizione della Cgil è molto simile a quella di Cisl e Uil: la delega andava discussa prima. Ma i rilievi sono anche sui contenuti: la Cisl chiede di attenersi rigorosamente al dettato costituzionale che vuole una progressività delle imposte e guarda con una certa perplessità a un meccanismo che da un lato riduce le aliquote, ma dall’altro taglia le detrazioni. Anche la Uil chiede un taglio netto delle imposte per i pensionati e i lavoratori, che venga finanziato con i proventi della lotta all’evasione fiscale, che quest’anno hanno toccato una cifra record, 20 miliardi di euro.
Più in discesa, invece, il confronto con le imprese. Confindustria mette da parte le perplessità della prima ora sul riordino delle aliquote Irpef e il taglio dell’Ires vincolato a nuove assunzioni. «Ho sempre dichiarato che avrei auspicato una riforma organica, alle prime bozze sembrerebbe che si vada in questa direzione», dice il presidente Carlo Bonomi. Tra i punti della riforma che piacciono agli industriali c’è la revisione dei regimi d’interessi passivi. I rappresentanti delle associazioni delle piccole imprese si siederanno al tavolo per dire che la delega fiscale va incontro ai propri associati. Ma senza per questo rinunciare ad alcune note critiche. Per Confcommercio, gli esercenti al dettaglio potranno beneficiare del riordino dell’Irpef. Ma al governo viene chiesto di fare attenzione sulla revisione dell’Iva: «Non si traduca in un complessivo incremento della tassazione indiretta su beni e servizi». Plaudono i commercialisti. Non tutti, però. L’Unione dei giovani dottori commercialisti accusa l’esecutivo: «Rendere l’interpello una consulenza a pagamento è un grave errore». Ma la norma non cambierà.