Case green, obiettivo classe D al 2033. Cosa prevede la nuova direttiva Ue, quali edifici coinvolge e quanto costa
Ridurre sostanzialmente le emissioni e il consumo energetico collegato agli edifici entro il 2030, e renderli climaticamente neutri entro il 2050. Sono gli obiettivi dichiarati della revisione della direttiva sull'efficienza energetica degli edifici, passata al Parlamento europeo con grande polemica politica e ora alla prova del trilogo. Un testo che prende le mosse dalle stime della Commissione, che ha presentato il suo pacchetto nell'ambito del Fit for 55 a dicembre 2021, secondo la quale agli edifici si deve il 40% del nostro consumo energetico e il 36% delle emissioni di gas climalteranti.
Ecco cosa prevede il testo emendato dagli europarlamentari.
I target di riduzione delle emissioni
Per i nuovi edifici è previsto lo status di "emissioni zero" a partire dal 2028, con la scadenza per i nuovi edifici occupati, gestiti o di proprietà delle autorità pubbliche nel 2026. Tutti i nuovi edifici dovrebbero essere dotati di tecnologie solari entro…
Ridurre sostanzialmente le emissioni e il consumo energetico collegato agli edifici entro il 2030, e renderli climaticamente neutri entro il 2050. Sono gli obiettivi dichiarati della revisione della direttiva sull'efficienza energetica degli edifici, passata al Parlamento europeo con grande polemica politica e ora alla prova del trilogo. Un testo che prende le mosse dalle stime della Commissione, che ha presentato il suo pacchetto nell'ambito del Fit for 55 a dicembre 2021, secondo la quale agli edifici si deve il 40% del nostro consumo energetico e il 36% delle emissioni di gas climalteranti.
Ecco cosa prevede il testo emendato dagli europarlamentari.
I target di riduzione delle emissioni
Per i nuovi edifici è previsto lo status di "emissioni zero" a partire dal 2028, con la scadenza per i nuovi edifici occupati, gestiti o di proprietà delle autorità pubbliche nel 2026. Tutti i nuovi edifici dovrebbero essere dotati di tecnologie solari entro il 2028, ove tecnicamente idoneo ed economicamente fattibile, mentre gli edifici residenziali in fase di ristrutturazione hanno tempo fino al 2032.
Le nuove classi energetiche
Il prodromo per i lavori di efficientamento è una revisione e omogeinizzazione delle scale di valutazione. Secondo questa logica: "La classe A più elevata rappresenta un edificio a emissioni zero, mentre la classe G più bassa includerà il 15% degli edifici aventi le prestazioni peggiori del parco immobiliare nazionale. Gli altri sono distribuiti proporzionalmente tra le classi comprese tra G e A". Quindi, sarà in classe G solo il 15% degli edifici che hanno le prestazioni peggiori e su questi sarà necessario intervenire per primi.
Gli obiettivi: D entro il 2033
Gli edifici residenziali dovrebbero raggiungere almeno la classe di prestazione energetica E entro il 2030 e D entro il 2033 - sulla scala da A a G, in cui quest'ultima corrispondente al 15% degli edifici con le peggiori prestazioni nel parco nazionale di uno Stato membro - Gli edifici non residenziali e pubblici dovrebbero raggiungere gli stessi rating rispettivamente entro il 2027 e il 2030.
La logica del doppio target di certificazione non è da intendersi come la richiesta di un doppio intervento sullo stesso edificio, ad esempio la richiesta di passare da G a E nel 2030 e poi da E a D nel 2033. Il sistema a due livelli ha l'obiettivo di portare gradualmente diverse classi di edifici a standard più elevati, ad esempio promuovere tutte le classi G entro il 2030, poi tutte le classi E entro il 2033.
La direttiva prevede che questo incremento di prestazioni sia ottenuto nel momento in cui un edificio viene venduto oppure sottoposto a una ristrutturazione complessiva, o - nel caso sia in affitto - al momento della sigla di un nuovo contratto. Spetta agli Stati membri delineare il percorso di miglioramento del patrimonio immobiliare in piani nazionali.
Le deroghe
Le trattative al Parlamento europeo hanno ampliato le deroghe alla tabella di marcia inizialmente previste. Queste riguardano i monumenti e gli edifici individuati dai Paesi per il loro particolare valore architettonico o storico, gli edifici tecnici, gli edifici utilizzati temporaneamente (case vacanza), le chiese e i luoghi di culto, le abitazioni indipendenti di meno di 50 metri quadrati. Una norma è ritagliata su misura per l'Italia, e cioè l'esclusione "degli edifici che richiedono una particolare conservazione" perché fanno parte di un ambiente di interesse specifico o "a causa del loro particolare valore architettonico e storico". E' data facoltà anche di esentare gli alloggi pubblici sociali, laddove i lavori di ristrutturazione porterebbero ad aumenti degli affitti che non possono essere compensati da risparmi sulle bollette energetiche. Gli eurodeputati hanno anche consentito di adeguare i nuovi obiettivi in una quota limitata di edifici a seconda della fattibilità economica e tecnica dei lavori di ristrutturazione e della disponibilità di manodopera qualificata. Le esenzioni, che possono essere invocate fino al 2037, non possono comunque riguardare più del 22% degli edifici.
Misure contro la povertà energetica
Nei piani nazionali di ristrutturazione è previsto l'inserimento di regimi di sostegno per facilitare l'accesso a sovvenzioni e finanziamenti. Gli Stati membri devono istituire punti di informazione gratuiti e programmi di ristrutturazione a costo zero. Le misure finanziarie, dice l'Europarlamento, dovrebbero fornire un premio importante per ristrutturazioni profonde, in particolare degli edifici con le prestazioni peggiori, e sovvenzioni e sussidi mirati dovrebbero essere messi a disposizione delle famiglie vulnerabili.
Gli edifici coinvolti e i costi
Commentando la direttiva a inizio febbraio, l'Ance stimava che che entro il 2030 circa 2 milioni di edifici esistenti debbano essere riqualificati energeticamente per raggiungere la classe energetica E entro il 1° gennaio 2030 e la classe D entro il 1° gennaio 2033. Si tratta di 230.000 edifici pubblici e non residenziali e 1,8 milioni di residenziali privati. "Questo significa - segnalava l'associazione dei costrittori - che ogni anno fino al 2033, dovranno essere ultimati oltre 200.000 interventi su singoli edifici, per un costo che può aggirarsi tra i 40 e i 60 miliardi di euro".
Per quel che riguarda i lavori da effettuare, una buona stima deriva dall'esperienza del Superbonus che prevedeva il salto di due classi energetiche. Si tratta di mettere mano a involucro (cappotto) degli edifici, agli impianti di riscaldamento, ai serramenti. Una stima avanzata da Fabio Tonelli, coordinatore del gruppo di lavoro sul Superbonus dell'Oice, suggerisce che "un edificio tipo costruito negli anni '80 e ubicato a circa 400 metri sul livello del mare, nell'ipotesi di 5 piani fuori terra, con appartamenti della superficie media di circa 105 metri quadri, il passaggio da una attuale classe G alla classe D porta ad un costo minimo medio di circa 40.000 euro ad appartamento con intervento sull'involucro esterno (pareti, copertura e solaio sottostante al primo piano riscaldato). Con un intervento più organico (infissi, caldaie e impianto fotovoltaico condominiale) se ne dovrebbero aggiungere altri 20.000 circa per appartamento". Significa un assegno che può arrivare a 60mila euro per appartamento.