✕

Credit Suisse, nuova tempesta: il titolo crolla ai minimi storici dopo il no saudita a nuova liquidità

(afp)
A innescare le vendite l'annuncio del presidente di Saudi National Bank, maggiore azionista dell'istituto, che ha spiegato che in caso di ulteriori necessità non inietterà nuovi capitali. Il presidente Lehman rassicura sulla solidità della banca
2 minuti di lettura

Già infragilita da una serie di scandali, costati in 3 anni la testa di due Ceo e di un Presidente del Cda, per non parlare dei miliardi persi con i fondi speculativi Archegos e Greensill, la banca svizzera Credit Suisse si trova tra le più esposte alla tempesta finanziaria, provocata sui mercati dal fallimento della SVB, la Silicon Valley Bank. Oggi, mercoledì 15 marzo, il secondo istituto elvetico per importanza ha visto, per la prima volta, la sua azione scendere sotto i 2 franchi. Un tonfo di circa il 70%, rispetto a un anno fa e una perdita del 24% a fne seduta rispetto alla chiusura di ieri alla borsa di Zurigo, toccando così il minimo storico. Ciò che ha comportato, pure, la temporanea sospensione della quotazione del titolo. “La discesa agli inferni di Credit Suisse”, l’eloquente titolo dell’edizione online del quotidiano Le Temps di Ginevra.

A provocare l’odierno terremoto borsistico per Credit Suisse &eg…

Già infragilita da una serie di scandali, costati in 3 anni la testa di due Ceo e di un Presidente del Cda, per non parlare dei miliardi persi con i fondi speculativi Archegos e Greensill, la banca svizzera Credit Suisse si trova tra le più esposte alla tempesta finanziaria, provocata sui mercati dal fallimento della SVB, la Silicon Valley Bank. Oggi, mercoledì 15 marzo, il secondo istituto elvetico per importanza ha visto, per la prima volta, la sua azione scendere sotto i 2 franchi. Un tonfo di circa il 70%, rispetto a un anno fa e una perdita del 24% a fne seduta rispetto alla chiusura di ieri alla borsa di Zurigo, toccando così il minimo storico. Ciò che ha comportato, pure, la temporanea sospensione della quotazione del titolo. “La discesa agli inferni di Credit Suisse”, l’eloquente titolo dell’edizione online del quotidiano Le Temps di Ginevra.

A provocare l’odierno terremoto borsistico per Credit Suisse è intervenuto l’annuncio, da parte del presidente di Saudi National Bank, Ammar Al Khudairi, che l’istituto arabo, maggiore azionista della banca svizzera dall’autunno scorso, non intende più iniettare nuovi capitali in caso di ulteriori necessità. Per questioni di carattere normativo e non per sfiducia, è stato precisato. Ma tanto è bastato perché il titolo della banca di Paradeplatz crollasse.

 

Forse sarebbe stato meglio che il banchiere arabo, visto che Saudi National Bank ha investito 1,5 miliardi di franchi in Credit Suisse, si fosse mosso con un po' più di prudenza. Fatto sta che a poco sono servite le rassicurazioni di Axel Lehman, presidente dell’istituto elvetico, sulla solidità della banca svizzera. “Abbiamo una ristrutturazione in corso approvata e il nostro tasso di liquidità è attualmente superiore al 150%”, ha garantito Lehman. Il quale, come gesto di buona volontà, ha pure rinunciato allo stipendio di 2,5 milioni di franchi e ha bloccato i bonus del resto della direzione.

Ma, intanto, da ottobre a oggi, 114 miliardi di capitali in gestione hanno lasciato Credit Suisse. Lehman, che a dicembre aveva minimizzato, ha rischiato per questo un’indagine della Finma, la Consob elvetica, che pochi giorni fa ha chiuso il caso rinunciando a procedere. La valanga che ha travolto Credit Suisse, già sofferente di suo, porta a chiedersi se il fallimento di una banca californiana di medie dimensioni possa comportare un rischio sistemico, come avvenne nel 2008, con il fallimento di Lehman Brothers. “Il fallimento di SVB comporta un rischio sistemico nei mercati finanziari per almeno due motivi”, spiega a Repubblica Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo.

“Da un lato- la sua tesi -questo fallimento aumenta la fragilità finanziaria delle banche creditrici di SVB, che a loro volta potrebbero essere costrette a vendere una parte delle loro attività su questi mercati, creando così un effetto domino devastante per la finanza globale. Dall’altro lato, le banche come Credit Suisse, che già avevano subìto una fuga notevole di depositanti, potrebbero trovarsi al centro di una repentina corsa agli sportelli assai problematica per la loro sopravvivenza, durante le attuali turbolenze finanziarie.” E siamo solo a metà settimana vien da dire e, di conseguenza, ci aspettano ancora due giorni di calvario, prima di poter tirare il fiato durante il prossimo fine settimana, quando le borse saranno chiuse.