Crisi delle banche in Europa: crolla anche Credit Suisse. Prestito da banca centrale fino a 54 miliardi
di Giovanni Pons , di Giovanni PonsMilano - Lo spettro di una crisi senza ritorno del Credit Suisse è esplosa ieri in Europa riaccendendo i timori di tenuta del sistema bancario mondiale emersi nello scorso week end con il fallimento della Silicon Valley Bank. Quando il peggio sembrava ormai alle spalle - grazie all'intervento della Fed che ha messo al sicuro tutti i depositi della banca californiana - a far tornare la paura sono state le parole del numero uno della Saudi National Bank (Snb), che controlla il 10% dell'istituto svizzero. Alla domanda se il gruppo arabo potrebbe fornire altro supporto finanziario se ciò si rendesse necessario, Ammar Al Khudairy ha detto: "La risposta è assolutamente no, per molte ragioni ma la più semplice è che comporterebbe delle complicazioni regolatorie".
Da quel momento il titolo Credit Suisse alla Borsa di Zurigo ha cominciato a crollare sotto una pioggia di vendite, arrivando a perdere il 31%, per poi recuperare leggerment…
Milano - Lo spettro di una crisi senza ritorno del Credit Suisse è esplosa ieri in Europa riaccendendo i timori di tenuta del sistema bancario mondiale emersi nello scorso week end con il fallimento della Silicon Valley Bank. Quando il peggio sembrava ormai alle spalle - grazie all'intervento della Fed che ha messo al sicuro tutti i depositi della banca californiana - a far tornare la paura sono state le parole del numero uno della Saudi National Bank (Snb), che controlla il 10% dell'istituto svizzero. Alla domanda se il gruppo arabo potrebbe fornire altro supporto finanziario se ciò si rendesse necessario, Ammar Al Khudairy ha detto: "La risposta è assolutamente no, per molte ragioni ma la più semplice è che comporterebbe delle complicazioni regolatorie".
Da quel momento il titolo Credit Suisse alla Borsa di Zurigo ha cominciato a crollare sotto una pioggia di vendite, arrivando a perdere il 31%, per poi recuperare leggermente e chiudere a meno 24%. Ma il fatto grave è che si è tirato con sè tutto il settore bancario europeo, che in questa settimana è già arrivato a perdere il 16% (indice Stoxx 600), nonostante il recupero di martedì. Il calo più vistoso l'ha registrato Piazza Affari con un meno 4,61% ma a Londra, Parigi e Francoforte i ribassi sono stati superiori al 3%.
Il ritorno dei riflettori sul sistema bancario ha costretto le banche centrali (Bce e Fed) a chiedere a tutte le banche di comunicare l'esposizione verso l'istituto elvetico. Quindi a metà pomeriggio i vertici del Credit Suisse hanno chiesto alla Banca Nazionale Svizzera (Bns) di esprimere pubblicamente parole di supporto, in modo da tamponare l'emorragia. Mentre la premier francese Elisabeth Borne ha sollecitato le autorità svizzere di "intervenire" direttamente.
Il maxi prestito della banca centrale svizzera fino a 54 miliardi
Ed ecco che in serata è arrivato l'atteso comunicato della banca centrale svizzera: "Credit Suisse soddisfa i requisiti patrimoniali e di liquidità previsti per le banche di rilevanza sistemica. Se necessario, la Bns metterà a disposizione di Credit Suisse liquidità". Poche ore dopo, l'annuncio del maxi sostegno per l'istituto. Credit Suisse - si legge in un comunicato - assume un'azione "decisa per rafforzare preventivamente la sua liquidità con l'intenzione di esercitare la sua opzione di prendere in prestito fino a 50 miliardi di franchi svizzeri", circa 54 miliardi di dollari "dalla banca centrale svizzera".
Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe anche una separazione della divisione svizzera della banca da far confluire nella rivale Ubs, che gode di buona salute.
Caustico il commento di Nouriel Roubini, l'economista che aveva previsto il grande crollo del 2008: "Il problema è che Credit Suisse è, in base a molti standard, "troppo grande per fallire" ma anche "troppo grande per essere salvata"". L'istituto elvetico è controllato da capitali arabi e qatarioti entrati l'anno scorso per supportare il rilancio di una banca che dal 2019 è stata a più riprese colpita da scandali e perdite di bilancio. Il nuovo piano di rilancio messo a punto da Ulrich Korner prevede una riduzione di un terzo dei prestiti e l'isolamento della divisione di "investment banking", che dovrebbe essere venduta. Sulla base di questo piano i sauditi sono entrati partecipando a un aumento di capitale da 4 miliardi di franchi che ha portato l'indice Cet1 - cioé quello che misura la solidità patrimoniale di una banca - a un confortevole 14%. Così a gennaio scorso anche la Qatar Investment Authority ha aumentato la sua quota fin quasi al 7% mentre Olayan Group possiede il 4,93%. Insieme queste tre entità formano un blocco che sfiora il 20% del capitale ma bisogna vedere se sono coordinati o se agiscono in maniera indipendente.
Il supporto degli azionisti in questa fase è fondamentale e le parole del socio arabo di ieri mattina hanno avuto il sapore di una presa di distanza. E arrivano nel momento in cui la Sec americana ha fatto emergere "debolezze materiali" nei conti 2021 e 2022 della banca svizzera. Un 2022 chiuso con 7,3 miliardi di franchi di perdita e 123 miliardi in meno tra depositi e risparmio gestito. "Le fuoriuscite nette sono diminuite ma non si sono ancora arrestate", ha detto Korner, alimentando la paura di un peggioramento della liquidità, il termometro che più spaventa i mercati. ©RIPRODUZIONE RISE