Terna investe 21 miliardi al 2023 per recuperare sulle rinnovabili
di Luca Pagni , di Luca PagniRoma - Per passare da una economia basata sui combustibili fossili a una in cui domineranno le rinnovabili, sole e vento servono fino a a un certo punto. Hanno il vantaggio di essere disponibili in natura, ma diventano inutili senza un adeguato sistema per trasportare l’elettricità prodotta lungo la penisola.
Soprattutto se non si dispone di linee sufficienti per collegare le zone dove il sole splende per più giorni all’anno e la forza del vento è più forte, a quelle dove è maggiore la domanda di energia. In pratica, bisogna “tirare” cavi dalle regioni del Meridione ai distretti industriali del Nord, evitando strozzature e colli di bottiglia. Oltre a una digitalizzazione di tutto il sistema, per evitare sprechi e intervenire sui possibili guasti prima che accadano.
Roma - Per passare da una economia basata sui combustibili fossili a una in cui domineranno le rinnovabili, sole e vento servono fino a a un certo punto. Hanno il vantaggio di essere disponibili in natura, ma diventano inutili senza un adeguato sistema per trasportare l’elettricità prodotta lungo la penisola.
Soprattutto se non si dispone di linee sufficienti per collegare le zone dove il sole splende per più giorni all’anno e la forza del vento è più forte, a quelle dove è maggiore la domanda di energia. In pratica, bisogna “tirare” cavi dalle regioni del Meridione ai distretti industriali del Nord, evitando strozzature e colli di bottiglia. Oltre a una digitalizzazione di tutto il sistema, per evitare sprechi e intervenire sui possibili guasti prima che accadano.
Si spiega così, molto semplicemente, una delle novità presentate ieri con la revisione del piano industriale (su base decennale) del gruppo Terna, la società controllata dal ministero dell’Economia - tramite Cassa Depositi Prestiti - che gestisce la rete ad alta tensione. All’interno dei 21 miliardi complessivi che verranno investiti nell’arco di piano (più 17% rispetto al piano precedente), 11 miliardi sono destinati al progetto “Hypergrid”. Di cosa si tratta? In pratica, come ha spiegato l’amministratore delegato Stefano Donnarumma, si prevede la realizzazione di cinque nuove linee elettriche individuate come “dorsali”, destinate «all’integrazione di capacità rinnovabile che consentiranno di raddoppiare la capacità di scambio da sud verso nord».
Gli investimenti, del resto, sono necessari se l’Italia vuole fare la sua parte, in ambito europeo, per la riduzione delle emissioni. Così come aveva iniziato a fare l’esecutivo guidato da Mario Draghi, anche il governo Meloni promette di accelerare lo sviluppo delle fonti rimnnovabili. In realtà, sarebbe meglio dire che cerca di recuperare il tempo perduto. Dopo essere stata in testa alla classifiche Ue per la realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici fino al 2012 - anche grazie a politiche di incentivi “generosi” - l’Italia è stata via via superata non solo dai paesi del Nord Europa, ma anche da chi era partito in ritardo come Spagna e Grecia.
Ma gli obiettivi posti dalle politiche di Bruxelles - nonché dalle condizioni per ricevere i fondi del RepowerEu - hanno costretto l’Italia a rimettersi in corsa. Il governo Draghi ha dimezzato - in media - i tempi per le concessioni dei permessi, cosìcchè il governo Meloni ora promette di non farsi sfuggire l’occasione. Lo ha garantito il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto che ieri è intervenuto alla presentazione del piano industriale di Terna: «Si potrà arrivare ad autorizzare 13-14 gigawatt l’anno di capacità rinnovabile dall’attuale impegno ad autorizzare 7-8 gigawatt». In questo modo, ha aggiunto, si «potrà andare oltre l’obiettivo degli 85 gigawatt annunciato per il 2030-32».
Allo stesso modo, sono fondamentali anche le interconnessioni con l’estero. Ecco spiegati i 2 miliardi di investimenti destinati sia alla realizzazione del cavo sottomarino tra Italia e Tunisia, da cui sarà possibile importare energia rinnovabile dal Nord Africa e al nuovo cavo da e per la Grecia, che raddoppierà la capacità di scambio tra i due Paesi.