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Banche italiane, “luna di miele” finita. Il governo: monitoriamo l’esposizione

In tre giorni perso in Borsa il 15%, ma al momento non ci sono allarmi. La premier Meloni promette in Parlamento di non abbassare la guardia sui temi bancari
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MILANO - Il caso Credit Suisse agita le banche italiane. Non c’entra molto con il crac di Silicon Valley Bank, tuttavia è molto più “vicino”. Il tracollo della banca di Zurigo, e le voci per cui la Bce stia chiedendo alle vigilate di comunicare l’esposizione su quella che da anni è una “nobile decaduta” del settore, porta nuove vendite sull’indice Ftse Italia banche, sceso del 7,7% ieri. La Bce non ha commentato l’indiscrezione del Wall Street Journal, ma traspare un grado di attenzione alto, per spegnere ogni tizzone mentre il vento si alza. Vale anche per il governo: la presidente del Consiglio ha promesso anche in Parlamento di non abbassare la guardia sui temi bancari, e di "prestare massima attenzione monitorando l’evoluzione". Palazzo Chigi segue il dossier in contatto con le authority Consob e Banca d’Italia.

La prima sensazione della premier, dopo un iniziale giro d’orizzonte…

MILANO - Il caso Credit Suisse agita le banche italiane. Non c’entra molto con il crac di Silicon Valley Bank, tuttavia è molto più “vicino”. Il tracollo della banca di Zurigo, e le voci per cui la Bce stia chiedendo alle vigilate di comunicare l’esposizione su quella che da anni è una “nobile decaduta” del settore, porta nuove vendite sull’indice Ftse Italia banche, sceso del 7,7% ieri. La Bce non ha commentato l’indiscrezione del Wall Street Journal, ma traspare un grado di attenzione alto, per spegnere ogni tizzone mentre il vento si alza. Vale anche per il governo: la presidente del Consiglio ha promesso anche in Parlamento di non abbassare la guardia sui temi bancari, e di "prestare massima attenzione monitorando l’evoluzione". Palazzo Chigi segue il dossier in contatto con le authority Consob e Banca d’Italia.

La prima sensazione della premier, dopo un iniziale giro d’orizzonte sugli istituti di credito, è che le controparti italiane non siano esposte in modo significativo rispetto agli 11,9 miliardi di franchi (12,1 miliardi di euro) iscritti come “debiti bancari” nel bilancio 2022 di Credit Suisse.

Ma i numeri contano fino a un certo punto, in momenti simili: perché gli investitori, dopo aver passato ore a scorrerli in testa, quando comprano - e più quando vendono - lo fanno con la pancia. Solo un mese fa le banche italiane parevano in mezzo alla "più dolce luna di miele degli ultimi 15 anni per prospettive di utili e solidità patrimoniale", citando l’ufficio studi di Citi, un colosso di Wall Street. Gestioni prudenti, utili e cedole crescenti, poche perdite su crediti (anche perché dopo il lockdown lo Stato le sgravò delle peggiori) e una nuova “forbice” sui tassi che si allargava sempre più, sfruttando i rialzi della Bce per rincarare le rate dei prestiti (i mutui casa sono ormai al 3,9% medio) mentre gli interessi medi sugli oltre mille miliardi dei correntisti a dicembre erano ancora dello 0,12%. Tutti in Borsa le compravano, e l’indice Ftse Italia banche da inizio ottobre era balzato del 63%.

Ora il tonfo del 15% in tre giorni (anche se il bilancio semestrale resta un lauto +37%). Non è facile dare spiegazioni univoche in mercati simili; ma alcuni elementi sono citati da diversi operatori. Intanto chi vende preferisce farlo dove guadagna: e il rialzo invernale delle banche italiane fa sì che si possano vendere senza dolore, anzi con profitto. Seconda cosa, le banche italiane sono tra le più esposte ai titoli governativi: a gennaio Bankitalia censiva 384 miliardi di euro in titoli del Tesoro più 200 miliardi di altri bond. E ogni volta che sale il tasso Bce, questi titoli rendono di più ma si deprezzano in bilancio.

Anche se il conto è virtuale: i grandi istituti coprono con derivati l’intera volatilità dei loro Btp, e il 55% dei bond governativi del settore è cristallizzato in bilancio fino alla scadenza, quando è rimborsato alla pari (salvo default sovrani: ma quello è un altro genere di film). Certo, se a causa di una fuga dei depositi le banche italiane dovessero vendere i bond per finanziarsi, le perdite si concretizzerebbero. Ma è uno scenario che Kepler martedì definiva "altamente improbabile, a fronte della liquidità in eccesso di cui dispongono", misurata dall’indice Lcr che in Europa è mediamente al 167%, e per i grandi gruppi Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Bper anche superiore (mentre Unicredit è poco sotto la media).

Lo scorso autunno l’Eba, altro corno della vigilanza europea che dalla crisi 2012 è di gran lunga la più occhiuta e la più criticata dai vigilati, simulò le perdite connesse alla vendita di tutti in bond bancari agli attuali livelli di tassi. Un’ipotetica “liquidazione totale” che brucerebbe il 5% del capitale bancario medio: ma la stessa Eba allora indicava perdite entro il 15% il limite di sicurezza. Lo ha ricordato Barclays in una nota, in cui conclude che "il settore appare forte dal punto di vista del capitale".


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