Nomine, è lite Meloni-Salvini. La premier: "Confermo i manager migliori"
di Giovanni Pons , di Giovanni PonsMilano - La partita delle nomine ai vertici delle partecipate pubbliche entra nel vivo ma è subito ma è subito fumata nera. Quasi totale. Dopo la richiesta di Matteo Salvini di un faccia a faccia con gli alleati di governo, finalmente mercoledì sera, al termine di una giornata drammatica sui mercati per il crollo del Credit Suisse, a Palazzo Chigi si sono visti Giorgia Meloni affiancata dal sottosegretario Fazzolari, Salvini accompagnato dal senatore Andrea Paganella, e per Forza Italia Antonio Tajani e Gianni Letta. Un ritorno in scena, per quest’ultimo, storico uomo di fiducia di Silvio Berlusconi (non presente alla riunione) e preferito a Licia Ronzulli, non coinvolta in questa partita.
Milano - La partita delle nomine ai vertici delle partecipate pubbliche entra nel vivo ma è subito ma è subito fumata nera. Quasi totale. Dopo la richiesta di Matteo Salvini di un faccia a faccia con gli alleati di governo, finalmente mercoledì sera, al termine di una giornata drammatica sui mercati per il crollo del Credit Suisse, a Palazzo Chigi si sono visti Giorgia Meloni affiancata dal sottosegretario Fazzolari, Salvini accompagnato dal senatore Andrea Paganella, e per Forza Italia Antonio Tajani e Gianni Letta. Un ritorno in scena, per quest’ultimo, storico uomo di fiducia di Silvio Berlusconi (non presente alla riunione) e preferito a Licia Ronzulli, non coinvolta in questa partita.
La discussione è cominciata enucleando i principi in base ai quali si dovrebbero scegliere i manager delle società, le più importanti d’Italia, Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, e importantissimi centri di potere. Secondo la premier - che ha ripetuto più volte di non voler alimentare polemiche su questo terreno e anche di non voler lottizzare - bisogna confermare i manager che hanno operato bene in questi ultimi anni.
Dunque secondo questo criterio sono da confermare Claudio Descalzi alla guida dell’Eni e Matteo Del Fante alla gestione di Poste. Meloni vuole invece cambiare all’Enel dove farebbe arrivare Stefano Donnarumma da Terna. A Leonardo vorrebbe far rientrare nel ruolo di ad Roberto Cingolani, andandosi a scontrare con il suo collega di partito, Guido Crosetto, che da diverse settimane chiede quella poltrona per Lorenzo Mariani, ad di Mbda, una joint venture nel settore difesa a cui partecipa la stessa Leonardo.
Infine, per Terna, dove si libererebbe la posizione di ad, Meloni avrebbe chiesto agli alleati di indicare tre nomi di manager donna tra cui scegliere il nuovo capoazienda.
Il ragionamento della presidente del Consiglio, però, ha alcuni punti di debolezza e Salvini non ha mancato di farglieli notare. Se bisogna confermare chi ha fatto bene perché allora spostare Donnarumma da Terna, dove ha ottenuto buoni risultati?
E tornando ai principi generali, il metodo che vorrebbe applicare Salvini per risolvere il nodo delle partecipate sarebbe invece diverso da quello di Meloni. Gli elettori ci hanno votato, sostiene il capo della Lega, in nome della discontinuità con il passato, se invece confermiamo i manager che aveva scelto il Pd rischiamo di creare delusione nel nostro elettorato.
Salvini nel corso dell’incontro ha anche ribadito più volte che questo approccio riguarda il metodo, non è fatto strumentalmente per imporre sue candidature. Mettiamo facce nuove, e scegliamole insieme, avrebbe detto alla Meloni, la quale, sentito questo irrigidimento ha di riflesso fatto un passo indietro giocando di sponda con Forza Italia.
Letta è infatti intervenuto sostenendo il nome di Del Fante alle Poste che a quel punto diventerebbe un candidato di Forza Italia e non di Fratelli d’Italia. Ma Salvini non ha avallato alcun accordo di questo tipo e, viste le frizioni, i rappresentanti della maggioranza hanno scelto di congelare il tutto e di rivedersi tra 10-15 giorni. L’unica poltrona su cui c’è stata convergenza totale è quella del Monte dei Paschi di Siena, dove Luigi Lovaglio sarà riconfermato ad a pieni voti. Nessuno vuole cambiarlo, dopo che ha tolto la banca dalle secche.
Alla prima scadenza del 25 marzo, quindi, il Mef comunicherà solo la lista dei consiglieri Mps, con in testa Lovaglio, mentre per le altre società si andrà più avanti a scalare 25 giorni prima delle rispettive assemblee. L’iniziativa, dunque, spetta al ministro Giancarlo Giorgetti, cioè all’azionista diretto di Mps, Poste e Leonardo e indiretto, attraverso la Cdp, di Eni, Enel e Terna. Ma Giorgetti ha mancato il primo faccia a faccia, evitando di farsi stringere nella morsa tra la premier e il capo del partito cui appartiene.