✕

Pensioni, Macron scavalca le Camere. Francia in piazza e rischio sfiducia

Ascolta l'audio

Mancavano i voti per la contestata riforma, ora legge. E l’aula intona la Marsigliese
2 minuti di lettura

PARIGI - Alla fine è stato Emmanuel Macron a decidere, costretto dalla realtà dei numeri. Dopo essersi più volte consultato con i capi della maggioranza, convocati stamattina e poi ancora a mezzogiorno all'Eliseo, il capo dello Stato ha capito che non c'erano i voti necessari per fare passare la riforma delle pensioni che allunga l'età legale da 62 a 64 anni. Il governo si rassegna quindi a usare l'articolo costituzionale 49.3 che prevede l'approvazione di una legge senza voto. Un Consiglio dei ministri straordinario è stato convocato all'Eliseo per dare il via libera all'"arma costituzionale" che sancisce un passaggio in forza sul Parlamento, rischiando di incendiare la rabbia sociale per una misura impopolare e contro cui si sono schierati i principali sindacati, mai così uniti.

PARIGI - Alla fine è stato Emmanuel Macron a decidere, costretto dalla realtà dei numeri. Dopo essersi più volte consultato con i capi della maggioranza, convocati stamattina e poi ancora a mezzogiorno all'Eliseo, il capo dello Stato ha capito che non c'erano i voti necessari per fare passare la riforma delle pensioni che allunga l'età legale da 62 a 64 anni. Il governo si rassegna quindi a usare l'articolo costituzionale 49.3 che prevede l'approvazione di una legge senza voto. Un Consiglio dei ministri straordinario è stato convocato all'Eliseo per dare il via libera all'"arma costituzionale" che sancisce un passaggio in forza sul Parlamento, rischiando di incendiare la rabbia sociale per una misura impopolare e contro cui si sono schierati i principali sindacati, mai così uniti.


L'emiciclo dell'Assemblée Nationale, che avrebbe dovuto discutere la riforma, si è trasformato in campo di battaglia. Subito dopo l'annuncio, dall'opposizione hanno contestato la premier Elisabeth Borne con fischi e urla "démission", mentre una Marsigliese è stata cantata dai deputati della sinistra. "Sono rimasta scioccata - ha affermato la premier su Tf1 - alcuni gruppi parlamentari vogliono il caos ". Le risponde la presidente del Rassemblement National, Marine Le Pen, che da candidata all'Eliseo aveva proposto di abbassare l'età legale a 60 anni: "È un fallimento totale per il governo e per Macron". Intanto fuori dal Parlamento si era radunato un corteo di manifestanti per protestare contro la "brutalità" del governo che ha poi riempito place de la Concorde: migliaia di persone hanno protestato prima di essere disperse dalla polizia con idranti e cariche, tra rappresentanti dei sindacati e gilet gialli di nuovo in piazza. Prossimo appuntamento per il 23 marzo con una nuova giornata di scioperi.

"Mancavano 3-4 voti", dicono nell'entourage del presidente. I macronisti hanno sperato fino all'ultimo che i Républicains sostenessero una riforma considerata prioritaria nella scorsa campagna presidenziale. Ma il partito di destra è diviso, con i senatori che ieri mattina hanno fatto passare la legge e un terzo dei deputati invece contrari o orientati verso l'astensione per non trasformarsi in stampella di un macronismo in difficoltà. Il governo - che non dispone all'Assemblée della maggioranza assoluta - aveva già fatto concessioni ai Républicains, senza però riuscire a compattare una solida base di deputati.

Macron ha giustificato il ricorso all'articolo 49.3 adducendo "rischi finanziari ed economici troppo grandi" in caso di rigetto della legge in aula. Nell'imporre l'adozione del testo, il governo impegna la propria responsabilità. Le opposizioni hanno fino a stasera per depositare "mozioni di censura", l'equivalente della nostra sfiducia, che saranno discusse lunedì. Le Pen ha dichiarato che ne presenterà una. Julien Bayou, ecologista della coalizione Nupes, si è detto favorevole a una mozione "transpartisan". Per arrivare a 289 deputati (su 577), e far cadere il governo, servirebbero anche i voti dei Républicains. Eric Ciotti ha avvertito che il partito non ne voterà nessuna per non precipitare la Francia in una "grave crisi", ma se non si escludono dissidenze interne.

Al di là dell'esito del voto, sembra difficile che la premier Borne possa rimanere al suo posto dopo questa sconfitta politica. Sull'eventuale uso dell'articolo 49.3 aveva detto: "Significa non essere riusciti a convincere, sarebbe la prova di un fallimento". L'ipotesi di una bocciatura è però sembrata uno scenario ancora peggiore. Anche a costo di sfidare la piazza. "Ci saranno nuove mobilitazioni", ha promesso il segretario della Cfdt Laurent Berger, accusando il governo di "vizio democratico". Il segretario della Cgt, Philippe Martinez vuole ampliare gli scioperi anche se la legge è passata. Il precedente è la protesta del 2006 contro la legge per favorire l'inserimento professionale dei giovani: approvata dall'allora governo Villepin era stata ritirata dopo qualche settimana di violente contestazioni.