BRUXELLES - L'Europa lancia la sfida alla Cina. Stop alla dipendenza da Pechino su terre rare e materie prime. Ossia a quei minerali fondamentali per la produzione dei principali beni tecnologici (come le batterie) e di quelli indispensabili per la transizione ecologica (i pannelli solari). Di fatto per tutti i prodotti che hanno a che fare con l'elettrificazione dell'economia. La Commissione Ue ieri ha presentato un regolamento, il "Raw Materials Act", che fissa limiti all'importazione di queste materie e impone ai 27 di incrementarne l'estrazione nei rispettivi territori. Ma di quali "terre" si parla? In particolare di boro, cobalto, rame, gallio, litio, magnesio, nichel manganese, silicio, titanio e tungsteno. Secondo l'esecutivo europeo, allora, entro il 2030 il 10% delle materie critiche consumate nel Vecchio Continente in un anno dovrà essere estratto in Europa. Così come dovrà avvenire all'interno dei confini dei 27 il 40% della lavorazione e il 15% del riciclo. E, infine, non oltre il 65% delle materie prime critiche potrà arrivare da un singolo Paese terzo. Una misura costruita su misura per limitare la capacità di ricatto della Cina.
Del resto la richiesta a livello globale di questi "ingredienti" sta salendo di anno in anno. E al momento il "Dragone" detiene oltre il 90% delle matericritiche, mentre gli Usa finanziano con fondi pubblici - con 370 miliardi di euro dell'Ira, provvedimento contro l'inflazione - i settori green e clean tech. Altro esempio: il 63% del cobalto, utilizzato nelle batterie, viene estratto Congo e il 60%, raffinato ancora in Cina. La Commissione scommette dunque sulla creazione di catene di approvvigionamento sicure e resilienti e sulla costituzione di una sorta di "club interno" per dar vita a una economia di scala e acquisti comuni. L'idea è di implementare la collaborazione con partner extra-Ue produttori di terre rare: dal Messico alla Gran Bretagna, dalla Nuova Zelanda al Cile, dall'Australia all'Indonesia. E poi, in assenza di nuovi fondi specifici, si prevede il taglio degli oneri amministrativi, la semplificazione delle procedure di autorizzazione per i progetti di materie prime critiche nell'Ue e il sostegno all'accesso a finanziamenti per le imprese.
"Questa legge - dice la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen - ci avvicinerà alle nostre ambizioni climatiche" ed è "nel nostro reciproco interesse aumentare la produzione inmodo sostenibile e allo stesso tempo garantire il massimo livello di diversificazione delle catene di approvvigionamento per le nostre imprese europee". Il messaggio più esplicito, però, lo lancia Thierry Breton, commissario francese per il Mercato interno, che fa capire quanto il provvedimento sia rivolto limitare il ruolo della Cina: "Oggi finisce l'ingenuità e si passa all'azione. Abbiamo delle risorse in Europa, anche per le terre rare. Certo, estrarre ha un impatto sul territorio e la biodiversità ma le nuove tecnologie ci verranno in aiuto".
In connessione con queste misure l'Ue punta anche a produrre il 40% delle tecnologie strategiche a zero emissioni del suo fabbisogno annuo entro il 2030. È l'obiettivo del "Net Zero Industry Act", il Piano adottato ieri dalla Commissione per potenziare la produzione di tecnologie fondamentali volte alla neutralità climatica entro il 2050. E quindi ancora pannelli solari, batterie ed elettrolizzatori, tra gli altri, o componenti chiave di queste tecnologie, come le celle fotovoltaiche o le pale sulle turbine eoliche.