NEW YORK - Una dozzina di banche americane, sotto la regia delle autorità federali, hanno depositato trenta miliardi di dollari nelle casse della First Republic Bank, per evitare un altro collasso che minaccerebbe di mettere in ginocchio l’intero sistema. Un altro intervento straordinario, dopo quello della Federal Deposit Insurance Corporation per garantire i depositi della Silicon Valley Bank, e quello della banca centrale svizzera in favore di Credit Suisse, che dimostra insieme la gravità della situazione, e la determinazione dei governi di affrontarla con la massima rapidità e decisione per impedire un crollo globale.
First Republic era considerata la banca a maggior rischio di fallimento, dopo Svb, e il suo titolo era stato massacrato sui mercati negli ultimi giorni. In mattinata aveva inziato a circolare la voce che era stata messa in vendita, ossia offerta a qualche istituto più grande in grado di assorbirla e salvarla. Poi però si è scoperto che l’operazione, mediata ancora una volta da dipartimento al Tesoro, Federal Reserve, Federal Deposit Insurance Corporation e Office of the Comptroller of the Currency, era assai più articolata.
Le quattro banche americane più grandi, JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo, hanno contribuito con cinque miliardi di dollari ciascuna; Goldman Sachs e Morgan Stanley ne hanno dati 2,5; mentre BNY Mellon, PNC Bank, State Street, Truist e US Bank hanno aggiunto un miliardo a testa. In questo modo hanno assicurato a First Republica il contante necessario a sopravvivere.